Cultura Democratica: giovani, start-up e crowfunding per il patrimonio artistico

14/10/2015 di Ludovico Martocchia

Nuove generazioni che entrano nelle istituzioni, con obiettivi concreti. Oggi è stata presentata la proposta di legge redatta da Cultura Democratica sulle start-up culturali: più facilitazioni fiscali, burocratiche e logistiche per chi vuole valorizzare il patrimonio italiano.

cultura democratica

Un semplice click per valorizzare il patrimonio artistico e culturale italiano. È il concetto principale della proposta di legge realizzata dal think tank giovanile Cultura Democratica. Gli obiettivi, posti dagli studenti di questa associazione, sono l’innovazione e la semplificazione della normativa sulle donazioni e il crowdfunding per le imprese che nascono nell’ambito della cultura, le cosiddette start-up culturali, soprattutto se composte da giovani.

Su questi ultimi si è soffermata la conferenza stampa di oggi tenutasi alla Camera dei Deputati. I giovani sono il centro del progetto di Cultura Democratica, che ha come prima firmataria la deputata del Partito democratico Anna Ascani, anche lei coetanea degli studenti universitari che si sono occupati dell’elaborazione del testo. Una grande novità, infatti, si trova proprio in questo: la proposta di legge è stata scritta ed esaminata da venticinque giovani di ventuno università diverse. È un punto toccato nel discorso di introduzione del presidente del think tank Federico Castorina. Lo stesso entusiasmo è stato mostrato dal direttore dell’associazione Tommaso Giacchetti: si è cercato di dare la possibilità ai giovani di «incidere realmente nella produzione legislativa». Alla conferenza ha partecipato anche la presidente della Commissione Cultura della Camera Flavia Piccoli Nardelli, soddisfatta del lavoro svolto e allo stesso tempo attenta alle sovrapposizioni che potrebbero nascere con l’attività del governo.

La proposta è abbastanza semplice, si basa su due pilastri: l’introduzione e la definizione giuridica di “start-up culturale” e una migliore gestione del crowdfunding per l’organizzazione e la tutela dei beni culturali. Crowdfunding, un termine ormai di moda nel lessico imprenditoriale, significa, in poche parole, “microdonazioni”. Da parte di chi? Chiunque voglia, soprattutto chiunque abbia uno smartphone o un tablet a portata di mano. Cultura Democratica ha puntato su questo, ovvero sulla semplificazione burocratica, tecnologica e fiscale per chi vuole sviluppare progetti a favore del patrimonio artistico e culturale italiano, che purtroppo al momento non è certo valorizzato al massimo. L’articolo 2 della legge, dunque, riporta alcune “misure incentivanti” per quelle start-up culturali costituite da persone di età inferiore a 35 anni: come un credito di imposta pari al 65 per cento per l’acquisto di mezzi tecnologici e digitali, o l’esenzione del pagamento delle tasse di registro, sui diritti erariale e sulla concessione governativa.

«Più collaborazione tra i giovani e il mondo della cultura». È l’altra frase simbolo della conferenza. Tutti i partecipanti hanno concordato sul definire positiva l’introduzione dell’art bonus, che ha correlato il finanziamento pubblico e privato alla cultura. Ma non basta. Non bastano solo i grandi mecenati per salvare l’arte italiana, serve quello che è stato denominato il “micromecenatismo”, ovvero l’opportunità per tutti di donare tramite il proprio cellulare piccoli importi da destinare a quelle che sono le nostre ricchezze. Per la deputata Nardelli, solo così è possibile «creare un senso di appartenenza ad un patrimonio comune».

Le uniche problematiche, sottolineate anche durante l’esposizione, sono le risorse da trovare per gli incentivi fiscali designati nella legge e il coordinamento con il ministero dei beni culturali, guidato da Dario Franceschini. La prima incognita non ha ovviamente una soluzione rapida. La seconda è stata affrontata dall’onorevole Nardelli. La proposta di Cultura Democratica e Ascani non è alternativa all’attività governativa, semmai aggiuntiva. Effettivamente le microdonazioni con l’art bonus trovano maggiori criticità poiché devono «trovare delle formule dove confluire», cioè dei progetti specifici, su cui dovrà decidere poi il Comune responsabile.

Non si può sapere se la proposta avrà successo o no. È importante evidenziare uno sottofondo essenziale che riguarda il patrimonio culturale italiano. Deve essere sfruttato, molto di più di ciò che si fa oggi. Ed i giovani possono aiutare, portando innovazione, interesse e professionalità. Non spetta solamente alla classe politica, parlamentare e non, interrogarsi su come rivalutare le nostre immense ricchezze, ma a tutti noi.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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