Cucù, la retorica non c’è più

27/10/2016 di Francesca R. Cicetti

Siamo di fronte a un abisso comunicativo. Comunicare in maniera diretta e non mediocre non sembra possibile.

Renzi, Roma

Diventa sempre più difficile convincere chi non guarda i talk-show politici a riaccendere il televisore. Non fosse che per istinto di autoconservazione del proprio fegato, messo a repentaglio dalle strabilianti performance a cui ci capita di assistere. Ma anche dalla straordinaria incapacità dei politici di risultare chiari senza scadere nella banalità. Di sfoggiare una comunicazione efficace senza sciorinare slogan adatti più a una classe di scuola materna che alla televisione nazionale.

Siamo di fronte a un abisso comunicativo. Comunicare in maniera diretta e non mediocre non sembra possibile. Da una parte, sentiamo parlare di “contractors che operano nei compoud offshore” (ma cosa significa?), dall’altra declamare filastrocche alla “cucù, Equitalia non c’è più”. Nel primo caso, la comprensione è messa seriamente a repentaglio. Non solo per chi non mastica il lessico anglofono. Dall’altra, la banalità è così disarmante da provocare un istintivo rifiuto. Meglio le mani sopra le orecchie di una rima tutt’altro che leopardiana.

Ma se i contenuti ci sono, resta inspiegabile l’ostinazione con la quale si sceglie di comunicarli male. Non benino, non maluccio. Ma quasi da suicidio. Non ultimo lo scivolone di Renzi, ospite di Lucia Annunziata. Dopo l’exploit in versi si è fatto rispondere dalla giornalista: “Non mi faccia passare per deficiente”. Ma non si tratta solo di questo. Perché in fondo, bisogna rendergliene merito, il premier sta facendo uno sforzo comunicativo non da poco. Nuovo nel panorama della sinistra, dove comunicare sembra quasi un tradimento della patria. E se l’è sempre cavata in maniera eccellente, pur con le sue esagerazioni macchiettistiche. Tanto che durante il dibattito, a tratti è sembrata l’Annunziata ad aver fatto una brutta figura, e non lui. Si sono divisi la scena, a colpi di monologhi e interruzioni.

Insomma, volenti o nolenti, dobbiamo ammettere che è Renzi l’avanguardia della comunicazione politica televisiva. E dunque, questo vuol dire che è lo stile semplicistico a farsi strada. Addio definitivo non solo al vecchio politichese, ma anche a quello nuovo, fatto di tecnicismi astrusi e incomprensibili ai non addetti ai lavoro. Ma vuol dire anche che dovremo abituarci a sentire più rime e più filastrocche in prima serata. Più metafore, più slogan. L’alternativa a un meccanismo di retorica complicato e macchinoso, che rende tutto indecifrabile. E visto che una mediazione tra l’astrusità anglofona e le filastrocche non sembra ancora esistere, per il momento preferiamo le seconde.

Ad ogni modo, dietro al cucù del premier si nasconde un decreto legge in materia fiscale. Dalla Annunziata ha affermato: la norma per l’emersione del contante in nero resta, cambia solo l’aliquota. Quella precedente, dice Renzi, non poteva funzionare. Come non possono funzionare gli interessi spropositati per chi non paga le multe, anche quelli da eliminare. Da mandare in pensione, proprio come Equitalia. Non si tratta di un condono: la multa c’è, resta e va pagata. Ma senza divorare tutto con interessi stratosferici. Non risponde alla Annunziata quando lei chiede: “Ma gli altri che hanno pagato anche gli interessi?”.

Le ultime scintille sul tema del consenso. Lucia Annunziata candidamente punzecchia: “Una base elettorale sarà molto felice di questo decreto”. E allora Renzi non ci sta più: “Dottoressa, ogni volta che sono venuto ad illustrare una manovra lei mi ha detto che lo facevo solo per il consenso. Gli ottanta euro: consenso. L’IMU: consenso. L’IRAP: consenso. Equitalia: consenso. Ma uno che gli venga il dubbio che forse stiamo cercando di abbassare le tasse in questo paese ci sarà?”.

 

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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