Cuba e USA, disgelo con riserva: la fine dell’embargo passa dal Congresso

18/12/2014 di Andrea Viscardi

Dopo cinquant’anni, il Presidente Barack Obama annuncia il ristabilirsi dei rapporti diplomatici tra Stati Uniti e Avana. Ma l’ostacolo più grande è la fine dell’embargo, la cui revoca passa dal Congresso, in maggioranza repubblicano

Stati Uniti e Cuba, Embargo e Disgelo

Una svolta storica, quella tra Stati Uniti e Cuba, annunciata in contemporanea dal Presidente Barack Obama e il leader cubano, Raul Castro. Dopo 53 anni, le relazioni diplomatiche tra i due stati tornano ad esistere: “Cominceremo a normalizzare le nostre relazioni, adesso inizia un nuovo capitolo”, ha affermato la Casa Bianca, ma la situazione è ben diversa da come viene riportata, con superficialità, dai media nostrani.

Si tratta, sicuramente, di un passo importante, simbolicamente e politicamente molto forte. Ma la vera partita, quella sull’embargo, è ben lontana dall’essere risolta. Nelle intenzioni di Obama, infatti, l’obiettivo è di porvi fine entro la chiusura del suo mandato. Un traguardo più facile da annunciare che da raggiungere. Il Presidente degli Stati Uniti, infatti, non ha potere assoluto in materia, e la chiusura delle sanzioni commerciali deve essere approvata dal Congresso. Un Congresso che, dopo le disastrose elezioni di novembre, è a maggioranza repubblicana.

Il ramo esecutivo, infatti, ha delle discrezionalitĂ  evidenti rispetto a Cuba, ma l’embargo è stato translato nella legislazione e ha assunto una definizione normativa ben precisa. Solo il Congresso può sancire, quindi, la fine delle piĂą importanti misure economiche riferite al regime cubano. Almeno questa è la visione della maggioranza degli analisti: esistono, infatti, anche alcuni voci contrastanti, che vedrebbero il Presidente Barack Obama in grado, per i poteri conferiti dal Trade With Enemy Act del 1917, di abolire le sanzioni bypassando il Congresso – pur con una dimostrazione di forza che sarebbe difficilmente accettata.  Il testo assegna direttamente al Presidente la possibilitĂ  di imporre un embargo senza l’appoggio Parlamentare, ed è sulla base di questo che, Kennedy, inaugurò l’embargo. Per la maggior parte degli esperti, come scritto, l’approvazione del Congresso è però imprescindibile, così come la revoca dello status di stato terroristico vigente tutt’ora su L’Avana. Il processo, insomma, appare lungo e complicato.

Stati Uniti e Cuba, disgelo
Gramma, il giornale del Partito Comunista Cubano

Il Partito Repubblicano, dunque, annuncia battaglia sin da gennaio, quando la nuova maggioranza controllerà il Congresso. Marco Antonio Rubio, Senatore dello Stato della Florida, è stato chiaro “Questo Congresso non abolirà l’embargo”. Quella di Obama, per il Senatore, è una concessione a senso unico “La Casa Bianca non ha guadagnato nessun impegno da parte cubana riguardo la libertà di stampa, di parola o rispetto ad un sistema di elezioni più democratico”. Gli Stati Uniti non solo non otterranno niente in cambio ma, anzi, fornirebbero in questo modo un pretesto alla dinastia Castro per guadagnare ancora più potere e controllo su Cuba. Ed anche alcuni senatori democratici criticano la scelta di Obama, come Bob Mendez, secondo cui quanto deciso ha discolpato il regime da tutte le brutalità commesse nel corso di cinquant’anni.

Proprio per la Florida e le dinamiche nella corsa presidenziale, l’annuncio ha ripercussioni importanti. I repubblicani sono sempre stati, nel territorio dello Stato, un punto di riferimento per l’importante comunitĂ  cubano-americana, che vedeva nei conservatori un paladino contro il regime castrista. Il problema è che, tra i giovani, tale visione è andata via via scemando, ed il consenso verso un’apertura è divenuto sempre maggiore. Basti considerare come, il monopolio repubblicano, durato quasi ininterrottamente dal 1887 al 1987, sia andato scemando negli ultimi due decenni. Un sondaggio della Florida International University ha sancito che ben l’88 per cento della comunitĂ  latino americana è favorevole ad una distensione dei rapporti con Cuba. Insomma, proprio mentre il republicano Jeb Bush – per due volte governatore dello stato – annuncia la sua corsa per le presidenziali, in Florida la decisione potrĂ  avere ripercussioni decisive sulle dinamiche di voto, e la comunitĂ  hispanica diviene, un’altra volta, decisiva per il futuro dei democratici.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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