Crozza e Sanremo, specchio di un Paese diviso

13/02/2013 di Giacomo Bandini

Sanremo è lo specchio del paese, quasi un grande termometro culturale. E’ il periodo dell’anno in cui la società italiana si ferma per un attimo, si siede di fronte ad un televisore (non tutti per fortuna) e prova a dimenticare i problemi del presente osservando, commentando quello che succede al festival, i presentatori, le vallette, chi è seduto in prima fila, il teatro, gli allestimenti. Il tutto condito dalla musica, sempre in secondo piano a dire il vero. Prova infatti a dimenticare il resto, ma non ce la fa. Quest’anno però già dal pre-Festival aveva dominato il presentimento che fosse impossibile escludere la politica. Le elezioni si tengono fra appena una decina di giorni e la situazione è critica. Al Festival ci si è arrivati con un Paese diviso, stanco e preso in giro dai suoi rappresentanti. Nelle menti e nei cuori la politica è ben presente e li ha riempiti di rancore.

Dopo un avvio lento infatti il Festival si scalda e di certo non con l’arrivo di Felix Baumgartner o di Ilaria D’Amico, ma con il grande ospite della serata, colui che deve sostituire il ricordo di quel Benigni del 2011, quello che entra a cavallo, col tricolore e che prima di andarsene intona Fratelli d’Italia. Un’eredità pesante, forse troppo anche per uno dei comici più in voga del momento: Maurizio Crozza. Ed egli ci mette del suo, come ci ha abituati. Anzi, forse ci mette solo del suo e questo si rivela una mossa azzardata. Dovrebbe parlare ai cuori e alle pance, dovrebbe forse fare una satira più sottile, Sanremo è una platea difficile mediaticamente e le elezioni sono troppo vicine.

Il suo show inizia infatti con un plateale ingresso vestito da Berlusconi che distribuisce soldi e con frasi forti come “Prendete questi soldi tanto non sono miei, sono i vostri: quelli avanzati dalla ricostruzione dell’Aquila” oppure “Adesso che cosa volete che faccia? Toto’ o tagliare i fondi alla scuola pubblica? Per me e’ la stessa cosa. Son dieci anni che lo faccio”. Nessuno ride. Paradossalmente la realtà supera la finzione, le sparate di Berlusconi sono ben peggiori dell’imitazione di Crozza e il pubblico lo sa, ma si scatena lo stesso una piccola bufera. Alcuni iniziano a contestare il personaggio. Dalla platea partono i primi fischi e qualche insulto al comico, l’Ariston rimane per qualche attimo attonito, poi qualcuno applaude. Lo stesso Crozza è visibilmente provato dalla scena da bar. Interviene Fazio e tutto continua a filare liscio. Bersani, Ingroia e Montezemolo, la par condicio viene fondamentalmente rispettata e il tutto si conclude con uno scroscio di applausi notevole. Il peggio è comunque passato.crozza-sanremo

Una scelta rischiosa, forse da non prendere così alla leggera o forse voluta dagli autori e da Fazio? Difficile rispondere e soprattutto interpretare tali scelte. D’altronde i giornalisti nei giorni precedenti avevano già fatto scaldare gli animi parlando di Festival politico, di ospiti scomodi e accusando Fazio di essere di parte. Lo scenario era già preparato, la contestazione a Crozza prevedibile. Ancora una volta l’effetto mediatico ha vinto sulla realtà dei fatti mistificando il contesto e le parole.

Sanremo infatti deve essere anche quello che si è visto ieri sera. E’ la gente a pretenderlo ed è la gente a spingerlo. Non a caso il picco di audience della serata è avvenuto durante lo show del super ospite e durante e dopo la sua performance si sono scatenate le opinioni, i commenti e le critiche su tutti i mezzi a disposizione. C’era chi lo contestava duramente, chi lo difendeva a spada tratta e chi non si capacitava di come di musica al festival si parli sempre meno. Tutti pronti a dire la propria, tutti pronti a vivere il momento che aspettavano. Chi non ha pensato almeno per un secondo a quanto successo, se approvava o disapprovava?

Qui allora  è possibile ritrovare il punto centrale di cosa rappresenti davvero Sanremo per l’Italia. Una grande piazza o un grande circo dove chiunque si può rispecchiare e dove la società si ritrova a vedere rappresentata la realtà che vive. E il risultato ha confermato che siamo un Paese fondamentalmente vecchio, ma che sta tentando di rinnovarsi. Vecchio perché le reazioni all’intervento di Crozza si sono concentrate sul fatto che ha reso il Festival politico facendo imitazioni (le solite peraltro) che andavano oltre il convenzionale, invece di concentrarsi sul discorso relativo all’unità del Paese che invece era più che mai attuale e condivisibile. Un Paese che però ha voglia di rinnovamento innanzitutto perché lo stesso Festival ha proposto elementi innovativi come la democraticità della scelta di più canzoni e per la scelta di rappresentare all’Italia le istanze del nuovo che avanza, come la coppia gay che ha parlato del proprio travaglio.

La società quindi cerca di uscire dal continuum giornaliero, ma in realtà vi rientra di fronte a situazioni come quelle di ieri sera, dove si dà più spazio al plateale che al concreto e dove si intuisce come la politica sia incorporata inevitabilmente in ogni zona del nostro sistema. Il problema allora non è Crozza contestato o Sanremo politicizzato, bensì se riusciremo un giorno a dimostrarci un Paese maturo e pronto ad affrontare i limiti che da sempre ci caratterizzano.

The following two tabs change content below.

Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus