Cronache di una decadenza: il leone, la strega e l’armadio

27/11/2013 di Giacomo Bandini

Decaduto Silvio Berlusconi

Decadance – Il ballo si è concluso, il momento è storico. L’eterno nemico di mezzo Paese – e amico dell’altra metà – non sarà più nelle aule parlamentari per un bel po’. Dopo vent’anni in cui si è dimostrato il politico e l’imprenditore più influente d’Italia, Silvio Berlusconi lascia il suo seggio in Senato per proseguire le sue battaglie contro la giustizia e il comunismo al di fuori delle mura del potere. Cosa lo aspetta dunque, e cosa ci aspetta?

Precisazioni – Non si entrerà in questo articolo nei dettagli di merito della decisione presa di non rivolgersi alla Corte Costituzionale da parte della Giunta del Senato. Da un lato però va considerato che quest’ultima avrebbe potuto sfruttare la propria facoltà di consultare il massimo organo della giustizia italiana, favorendo la massima chiarezza riguardo un aspetto, alquanto intricato, quale la retroattività della Legge Severino, tutt’ora in discussione. L’imperativo della giornata dunque appare chiaro. A dire il vero era limpido da mesi: fare fuori Berlusconi ad ogni costo. E questo costo prevede giocare una rischiosa partita politica, senza badare ai cavilli ed alle regole.

Silvio Berlusconi decadenzaIl leone – Se si dovesse fare un paragone col regno animale Silvio Berlusconi rappresenterebbe sicuramente un Leone. L’interdizione di due anni gli toglie il titolo onorifico di “Cavaliere”, come previsto dalla legge, rafforza ancora di più la necessità di un nuovo soprannome. Da domani il presidente di Forza Italia rischia nuovamente gli arresti domiciliari, poiché non gode più di immunità parlamentare. Un anno per il caso Mediaset, in quanto tre dei quattro inflitti sono esclusi dall’indulto, in sentenza definitiva. Sette anni per il caso Ruby, sul quale pende ancora il ricorso da parte della difesa e i le nuove testimonianze. Di fronte a tutto ciò un uomo normale sarebbe preso dalla disperazione totale. Lui no. Ha scisso il suo partito, è passato all’opposizione e invece di presentarsi di fronte al patibolo ha organizzato una manifestazione con tanto di comizio fuori da casa sua. Utilizzando frasi dal funzionamento assicurato ( “Lutto per la democrazia” e “Giudici al servizio della sinistra”) sta già imboccando la strada del consenso. Il passaggio all’opposizione ha poi segnato, con la complicità degli amici Grillo e Renzi, il futuro del governo Letta. Presto la spina verrà staccata e Berlusconi, agendo da fuori e dunque senza vincoli di facciata, potrà agire efficacemente. La separazione in house con Alfano e co. è solamente un gesto simbolico. Nei fatti si presenteranno compatti alle elezioni e, magari, il Nuovo Centro Destra avrà anche vita breve.

La strega – La parte peggiore in questa vicenda è ricoperta dal PD che si merita l’appellativo di Strega. Incapace in vent’anni di sconfiggere il nemico giurato Silvio, il Partito Democratico è dovuto ricorrere, insieme ai nuovi cittadini del M5S – questa volta ben poco puliti – a un sotterfugio per nulla mascherato. E sono riusciti malissimo nell’intento, alimentando il mito antistatalista e antitoghe rosse del Leone. Lasciandolo fuori dalle Aule, alle quali può comunque accedere fino a un certo punto (Transatlantico e Buvette) in quanto ex-senatore, hanno sancito il suo diritto di usare ogni mezzo possibile per rivalersi sugli avversari. I dissidi per le primarie, poi, oltre ai vari e velati ultimatum indirizzati a Letta hanno  contribuito fortemente a rendere questo governo ancora  più instabile. Mostrando per l’ennesima volta la natura del Partito Democratico: debole, diviso e inconsistente.

L’armadio – A tale appellativo corrisponde la politica italiana. Un grande armadio, con gli stessi vestiti da troppo tempo e senza ricambio stagionale. La decadenza di Berlusconi ha sancito il ritorno definitivo al 1994: un imprenditore al di fuori del parlamento libero di agire e, ora, ancor di più, forte di una sorta di persecuzione giudiziaria. Una porzione di Paese lo detesta, il centrosinistra è rimasto sostanzialmete indietro dieci anni ed una forza antisistema – capitanata da un leader (non parlamentare) che urla contro tutti, riportano alla memoria degli italiani una situazione già vissuta. Senza considerare, nello specifico, i candidati alla segreteria del centrosinistra: ricordano molto la Prima Repubblica e la falsa Seconda dei vari fallimenti Occhetto, Prodi, Rutelli e Veltroni. Il ricambio generazionale ha forse definitivamente fallito e con lui tutti noi elettori.

La notizia del giorno allora va cambiata e porta con sé cattive notizie per chi vede il 27 novembre 2013 come una giornata da ricordare con gioia: Silvio è più forte di prima, se possibile, e lo sa. D’altronde parafrasando l’avvocato Buffa, famoso commentatore NBA di Sky: “si può sparire dal mondo con un puff o con un bang!”, e si può star certi che Berlusconi sceglierà la seconda strada, magari con un ruggito.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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