Crociata alla provocazione: ma è l’arte moderna la vera nemica?

19/10/2014 di Ginevra Montanari

Il caso dell'albero di Place Vendôme riporta alla luce l'eterno conflitto tra la provocazione intellettuale degli artisti contemporanei e la società moderna

Quest’anno il Natale è finito sotto i riflettori prima del tempo, scandalizzando e dividendo l’audience parigina: uno stilizzato albero gonfiabile, opera d’arte di quasi 25 metri domina – o meglio, dominava – una delle più importanti piazze del centro di Parigi, Place Vendôme. Innalzato giovedì scorso, ha visto la luce solo per un paio di giorni, ed il suo momento di gloria è stato stroncato sul nascere: durante la notte un atto vandalico di sabotaggio ha ridotto il “simbolo natalizio” ad un enorme pallone bucato.

Il motivo di tutta questa ostilità deriva dalla vaga somiglianza dell’opera moderna “Tree” con un giocattolo sessuale e, nonostante lo stesso artista sessantanovenne sia rimasto sorpreso da una tale tempesta di derisione e indignazione sui social network e non (un passante l’ha perfino preso a schiaffi mentre finiva di sistemare l’opera, per poi scappare), non può certo dirsi nuovo a reazioni controverse.

Paul McCarthy è un artista americano tra i più influenti e rivoluzionari, decisamente abituato alle critiche mosse per l’ambiguità delle sue opere. O lo si ama o lo si odia. Ha progettato l’enorme albero in plastica per il festival Fiac, la Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea che si tiene a Parigi dal 23 al 26 ottobre; una settimana più tardi terrà anche una mostra, Chocolate Factory, alla Monnaie de Paris. Printemps Francais, un gruppo di estrema destra, ha protestato su Twitter, scrivendo di come la piazza sia stata sfigurata e la città umiliata. L’assessore alla cultura Bruno Julliard risponde “Viva la libertà degli artisti!”

I suoi precedenti lavori sono per lo più rappresentazioni di satira politica dal forte impatto visivo, provocatorie per antonomasia, ricche di rimandi al sesso e alla società americana. In Train, Pig Island, mostra del 2007,  tra i tanti McCarthy presenta dei personaggi con il volto dell’ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush, colti nel bel mezzo di un’orgia; la durissima critica dell’artista all’imbarazzante politica interna di quel decennio non esprime solo la sua indignazione per la perversione culturale odierna, ma l’inevitabile tramonto di un’era: la festa dei porci è giunta al termine.

L’arte non è una forma di propaganda, ma una forma di verità.” diceva John Fitzgerald Kennedy; condivisibile o meno, questa citazione ben si adatta alle polemiche scatenate da “Tree” ma anche da molte altre opere “trasgressive” che hanno diviso la critica contemporanea. Basti pensare al celebre dito medio di Cattelan in Piazza Affari di Milano, davanti alla sede della Borsa, che manda figurativamente a quel paese il dio denaro. A prescindere dall’intenzionalità ambigua dell’autore, che non ha ancora né ammesso né smentito, senz’altro molti osservatori vi hanno trovato malizia… e alla fine ciò che conta è che l’opera sia sulla bocca di tutti.

Mentre lo scopo dell’arte antica era la bellezza, quello dell’arte contemporanea è la provocazione intellettuale. La prima coinvolge lo spirito, la sensibilità di chi guarda, la seconda si affida completamente alle capacità critiche dello spettatore, tralasciando armonia e perfezione. In quest’ottica anche le opere più sconvolgenti rappresentano il nostro tempo e fanno il loro lavoro.

E’ il nostro tempo a non fare propriamente una bella figura.

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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