Croazia e Unione Europea, molto più che un semplice ingresso

02/07/2013 di Giovanni Caccavello

Il piccolo paese dei Balcani porta con se numerose incognite: dall'infrazione del deficit al rilancio di una politica Europea aperta a nuove frontiere.

Croazia Unione Europea

Welcome – Da ieri, lunedì 1° Luglio 2013, la Commissione Europea ha allargato i suoi confini. La Croazia è divenuta a tutti gli effetti il 28esimo stato membro dell’Unione Europea. Nel corso della notte, in tutte le principali città del vecchio continente, si sono tenuti concerti e manifestazioni a sancire l’ingresso del piccolo paese balcanico nel Mercato Comunitario Europeo. Zagabria era in festa e l’intera Europa si preparava ad accogliere i suoi nuovi fratelli e le sue nuove sorelle.

Negoziati di adesione – La vicenda dell’adesione croata risale al 2003, anno in cui il Paese decise di “fare richiesta” di adesione presso la Commissione. La procedura, poi, è stata sempre ritardata nel tempo a causa dei deboli fondamentali economici, giudiziari e sociali dello stato balcanico. Lo scorso 26 Marzo, dieci anni dopo la richiesta da parte del governo Croato di entrare in Europa, la Commissione ha “finalmente” decretato rispettati tutti i vincoli che impedivano allo stato balcanico di accedere al Libero Mercato Europeo. Tale decisione ha però suscitato molti dubbi.

I dubbi e i dati- Nonostante i festeggiamenti avvenuti in lungo ed in largo nelle piazze di Zagabria – più di 30 mila persone e 170 ospiti stranieri, tra cui Giorgio Napolitano ed Emma Bonino, hanno assistito alle manifestazioni per la città – e nonostante le incredibili riforme di democratizzazione del paese e di liberalizzazione del mercato interno, la Croazia rimane un paese con dei fondamentali macro-economici poco solidi che, in alcuni casi, contrastano con i criteri di ammissione dell’Unione Europea stabiliti nel corso del Consiglio Europeo di Copenhagen del 1993.

Secondo i dati della World Bank, divulgati ad inizio 2013, il Paese ha un livello di disoccupazione generale di poco superiore al 14% (circa due punti percentuali in più rispetto alla media europea EU-27 che proprio ieri ha registrato un livello di disoccupazione generale al 12,1%), un’economia in recessione da ormai quasi quattro anni e un rapporto Deficit/Prodotto Interno Lordo superiore al 5%, (anche in questo caso due punti percentuali sopra l’attuale 3% richiesto dall’Unione Europea a tutti i suoi membri).

Da non dimenticare, inoltre, il giudizio (purtroppo al giorno d’oggi molto importante) delle Agenzie di Rating. Moody’s ha infatti declassato, a Febbraio, i buoni del tesoro Croati da Ba1 a Baa3 con prospettiva futura “negativa”. Tale “downgrading” è stato spiegato considerando la debolissima crescita economica del paese, l’insufficiente consolidazione fiscale e la posizione poco rassicurante del sistema bancario croato, iper-esposto alle economie deboli dell’Unione Europea. Proprio a causa di tutti questi problemi strutturali è molto probabile la Commissione avvii subito una procedura d’infrazione nei confronti del nuovo stato membro, andando a creare inevitabilmente i primi attriti sia con i cittadini che con il governo croato.

Ulteriore allargamento dell’UE? – Oltre a queste incognite prettamente di carattere economico, l’ingresso della Croazia ha rilanciato un argomento ai margini del dibattito economico-politico europeo: l’ingresso di futuri nuovi membri nell’Unione. Secondo molti, infatti, l’apertura della Commissione a Zagabria potrebbe essere l’inizio di un nuovo processo di “modernizzazione” e di apertura. I prossimi paesi in procinto di ottenere l’ammissione nel club dei 28 sono il Montenegro (paese con il quale i negoziati sono già a buon punto e continueranno ad proseguire) e la Serbia (nazione che avvierà i primi contatti di pre-ammissione l’anno prossimo).

Nuovi orizzonti e nuova strategia – Inoltre, dopo l’apertura alla Croazia, è fondamentale la Commissione Europea attivi, più o meno velocemente, una strategia di adesione verso paesi considerati, per motivi diversi tra loro, extra europei (Turchia, Ucraina, Moldova e paesi Caucasici – Azerbaigian, Armenia e Georgia) ma che in futuro potrebbero rivelarsi forti e attivi “alleati”, sia per la loro posizione strategica, che per il loro peso politico ed economico. Se da un lato le perplessità sono parecchie (soprattutto per quanto riguarda la Turchia, considerando le vicissitudini del governo Erdogan), è comunque necessario e sperabile che un tale dibattito si riaccenda, vista la decisione da parte della Russia di promuovere in un prossimo futuro una “sua” Unione Doganale Euro-Asiatica. Se l’Unione non farà alcun passo nella loro direzione, Paesi come quelli sopra citati potrebbero essere molto interessati a muoversi verso est. Indipendentemente, dunque, dalle diversità di carattere religioso (Turchia), demografico (Ucraina) e di povertà (Moldova e paesi caucasici) che non sono mai stati un vero reale problema all’allargamento e al rafforzamento dell’Unione Europea, è sicuramente necessario tale questione venga affrontata il prima possibile.

Al tempo stesso è auspicabile le regole di adesione e di ammissione all’Unione rimangano rigide e soprattutto, visto la già fragile situazione economica, non vengano scavalcate come già avvenuto, in parte, con l’ingresso della Croazia nell’Unione Europea.

Valutazioni – La mancanza di una strategia e di una visione comune rispetto a un nuovo allargamento dei confini “Europei” rischia, infatti, di indebolire ulteriormente un’Unione già molto provata dalla grave crisi economica. che ha colpito i paesi più deboli dell’Unione stesso (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Irlanda), rischiano di creare nuovi attriti tra i governi nazionali e le istituzioni Europee e di far perdere la grandissima opportunità di avere un vero e proprio libero mercato comune che sconfini da Lisbona a Kiev, da Helsinki a Instanbul, da Londra a Tbilisi, passando per Parigi, Roma, Berlino e Madrid.

 

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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