Cristoforo Colombo, storia di un navigatore medievale

10/05/2015 di Davide Del Gusto

Ultimo esponente di un Medioevo ormai quasi del tutto tramontato, Cristoforo Colombo fece dell'esplorazione geografica la propria ragione di vita, perfettamente in continuità con le idee e le conoscenze degli antichi.

Cristoforo Colombo

 

Nonostante la vulgata continui ad immaginare un Medioevo immobile, popolato in buona parte da persone ignoranti che non si sarebbero mai allontanate troppo dal proprio luogo di nascita, bisogna riconoscere che, per tutti i dieci secoli che compongono l’Età di Mezzo, il sistema euromediterraneo alimentò l’idea e la pratica del viaggio sulle vie di commercio e di pellegrinaggio verso i luoghi santi. Sin dall’antichità, peraltro, ci si era interrogati sull’effettiva forma e sulle reali dimensioni del globo terracqueo, cercando di fornire una rappresentazione il più possibile vicina alla realtà sia degli spazi noti che di quelli ancora inesplorati; una tradizione culturale che, durante il Medioevo, si arricchì dell’interpretazione cristiana. Non solo: a partire dal XII e, soprattutto, dal XIII secolo, i mercanti occidentali ripresero ad affollare le rotte, gli empori, i porti e le fiere formando le basi economiche e concettuali delle future esplorazioni che avrebbero dato avvio all’Età Moderna. L’Europa, del resto, nei secoli precedenti aveva subito il fascino delle misteriose regioni dell’Asia: con i racconti totalmente inventati dei viaggi meravigliosi di Alessandro Magno o del cavaliere Jehan de Mandeville e con le memorie del veneziano Marco Polo, i popoli europei desiderarono contatti sempre più stabili con l’Oriente. A ciò si aggiungeva una spinta missionaria che, dai tempi del viaggio in Egitto di Francesco d’Assisi, era sempre più forte e sentita dai latini. Infine, il consolidamento degli interessi mercantili delle principali potenze marinare e delle sempre più stabili monarchie nazionali avrebbe dato lo slancio definitivo per superare le Colonne d’Ercole e trovare rotte alternative per l’Oriente, scavalcando in qualche modo i territori turchi. Da un lato i portoghesi fecero da apripista per le rotte atlantiche, circumnavigando l’Africa per giungere nelle Indie, già dalla metà del Duecento; gli altri regni iberici avrebbero invece dovuto attendere la fine della Reconquista contro gli infedeli per poter iniziare a inserirsi nei commerci extramediterranei.

Isabella di Castiglia
Isabella di Castiglia

Perfetto trait d’union tra tutte queste correnti di pensiero fu uno degli italiani più noti di sempre. Nato a Genova nel 1451, Cristoforo Colombo avrebbe infatti incarnato, nei secoli successivi, l’immagine paradigmatica dell’esploratore occidentale, il primo grande uomo moderno della Storia. In realtà, egli fu pienamente figlio del suo tempo, cresciuto con i racconti dei viaggiatori occidentali in Catai, nelle Indie e nei mondi immaginari ritenuti realmente esistenti. Suo padre Domenico, cardatore di lana e tessitore, lo prese sin da piccolo a bottega con il fratello Bartolomeo; tuttavia Cristoforo trovò il tempo per applicarsi da autodidatta allo studio della calligrafia e del latino, utili entrambi per la sua attività di disegnatore di carte geografiche. La passione per il mare lo spinse ben presto ad imbarcarsi, appena quattordicenne, per ripercorrere una tradizione di famiglia. Cristoforo si mise così al servizio di Renato d’Angiò nel 1472, ma fece presto ritorno nella sua Genova per lavorare con le maggiori compagnie commerciali della Repubblica. Nel 1476, imbarcatosi su una nave diretta in Inghilterra, fu coinvolto in un assalto francese al largo di Cadice: il veliero fu incendiato, ma il ragazzo riuscì a salvarsi nuotando fino alla costa, da cui avrebbe raggiunto Lisbona. Finalmente, Colombo poté salpare sull’Oceano Atlantico, ripartendo con due navi alla volta di Bristol. Da qui, probabilmente, proseguì per l’Islanda, da lui chiamata Thule, e forse arrivò anche in Groenlandia, approfittando della momentanea mitezza del clima.

Dopo questo primo viaggio, decise di fermarsi stabilmente in Portogallo: si mise al servizio di compagnie genovesi e locali e sposò la nobile Felipa Moniz Perestrello, da cui ebbe un figlio, Diego. A Lisbona ritrovò Bartolomeo, titolare di una bottega cartografica: Cristoforo tornò così all’amore spassionato per la letteratura di viaggio e riprese a studiare il latino, postillando alacremente i testi che gli passavano tra le mani, dal Milione di Marco Polo alla Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, dalla Geographia di Tolomeo alla Historia rerum di Enea Silvio Piccolomini, dai racconti inventati di Mandeville all’Imago Mundi di Pierre d’Ailly. In particolare, in quest’ultima opera erano riconfermate le teorie aristoteliche sulla sfericità del globo, sulle sue piccole dimensioni e sul fatto che il medesimo mare bagnasse l’India e le Colonne d’Ercole. Colombo iniziò quindi a fare i suoi calcoli, convincendosi che il mondo abitato fosse più piccolo di un decimo di quanto stimato dai geografi antichi. Inoltre, egli venne a conoscenza delle idee del fiorentino Paolo dal Pozzo Toscanelli che aveva manifestato la possibilità di attraversare l’Oceano raggiungendo, col minimo sforzo, Antilia, il Cipango e il Catai.

Nella sua mente iniziò così a configurarsi in modo chiaro il progetto di buscar el levante por el poniente. Nel 1484 provò a convincere Giovanni II di Portogallo a finanziare un viaggio verso Occidente per raggiungere il Cipango, ma il sovrano, molto più interessato ad approfondire il periplo africano verso l’India, non ripose fiducia nel piano visionario del genovese. Decise allora di dirigersi col figlio Diego verso l’Andalusia, speranzoso di trovare finanziatori per la sua impresa; dopo aver creato una salda rete di conoscenze, nel 1486 riuscì ad ottenere udienza ad Alcalá de Henares da Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia: Colombo cercò di convincerli parlando loro dell’interesse del Khan del Catai verso i cristiani d’Europa come eventuali interlocutori, suscitando le simpatie della regina. Purtroppo, questo primo tentativo andò a vuoto, poiché una commissione di dotti ritenne il progetto irrealizzabile.

Cristoforo Colombo
L’imponente colonna dedicata a Cristoforo Colombo nel porto di Barcellona.

Tra il 1488 e il 1490 il navigatore non si perse d’animo, cercando instancabilmente, ma invano, l’appoggio dei re di Francia e d’Inghilterra. Quasi sull’orlo della miseria, venne ricontattato da Isabella: Colombo fu convocato dalla regina nel campo di Santa Fé, presso Granada, alla vigilia della sconfitta dei musulmani. Qui, nell’aprile 1492 vennero firmate delle Capitolazioni con cui la sovrana concesse l’ingente finanziamento di un milione e mezzo di maravedís, cui si aggiunsero presto altri prestiti. Inoltre, la corona di Spagna conferì a Colombo e ai suoi eredi il titolo di Ammiraglio del Mare Oceano, governatore e viceré di tutte le nuove terre scoperte, da cui avrebbe potuto trarre un decimo dei profitti; da parte loro, i sovrani diedero al navigatore delle lettere per il Gran Khan, qualora fosse stato raggiunto.

Si stava scrivendo una delle pagine più importanti e celebrate della Storia: dopo alcuni mesi di preparazione, Colombo salpò con tre navi messe a disposizione dalla città di Palos de la Frontera, la Niña, la Pinta e l’ammiraglia Santa María, il 3 agosto 1492. Il viaggio transoceanico fu lungo e difficoltoso, ma la sera dell’11 ottobre la vedetta Rodrigo de Triana avvistò la costa di Guanahaní, isola delle Bahamas su cui Colombo, i funzionari reali e i suoi marinai sbarcarono il giorno dopo: essa fu ribattezzata San Salvador e ne fu rivendicato il possesso in nome dei re di Spagna. Nel corso di questo primo viaggio, durato fino al 14 marzo 1493, Colombo esplorò le Piccole e le Grandi Antille, creando un primo insediamento sull’isola di Hispaniola. Tornato in Spagna, con al seguito alcuni indigeni, pappagalli e molti monili d’oro, venne accolto trionfalmente dai sovrani a Barcellona: cogliendo l’attimo, essi sollecitarono Papa Alessandro VI a stabilire un meridiano di divisione tra le aree di esplorazione spagnola e quelle portoghesi, prontamente indicato nella bolla Inter Caetera del maggio 1493. Colombo venne subito spinto a organizzare una seconda spedizione, considerati l’indubbio interesse commerciale e la volontà dei Reyes Católicos di farsi araldi dell’evangelizzazione dei selvaggi. Una imponente flotta partì il 25 settembre 1493 e tornò l’11 giugno 1496. Seguirono altri due viaggi (30 maggio 1498-30 ottobre 1500; 3 aprile 1502-7 novembre 1504), durante i quali l’Ammiraglio esplorò la foce dell’Orinoco e la costa tra l’Honduras e Panama, stabilendo anzitutto dei contatti con le popolazioni locali.

Dopo dodici anni dal primo viaggio verso Occidente, Colombo si ritrovò a dover fronteggiare continui problemi con i suoi uomini e con gli indigeni, provato notevolmente nella salute e nelle energie anche dalla dura vita di mare. Tornato in Spagna nel novembre 1504 avrebbe ben presto perduto i favori della sua benefattrice: Isabella morì il 26 dello stesso mese. Il figlio Diego, ben inserito nella corte spagnola, riuscì comunque a ottenere per il padre un’udienza con Ferdinando, da cui l’Ammiraglio si aspettava il giusto compenso in qualità di viceré delle Indie. Tale concessione non sarebbe mai arrivata; Colombo decise allora di spostarsi a Valladolid, ove morì il 20 maggio 1506, stroncato da un infarto.

L’eredità dell’Ammiraglio fu l’inizio di una nuova epoca. Ma, mentre il genovese aveva subito per tutta la vita il fascino del viaggio e dell’esplorazione, in perfetta linearità con il pensiero classico medievale, un suo contemporaneo colse l’effettiva importanza delle nuove scoperte geografiche: il fiorentino Amerigo Vespucci avrebbe dato definitivamente il via alla modernità, riconoscendo nelle Indie un Nuovo Mondo.

 

 

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Davide Del Gusto

È nato ad Avezzano il 31 ottobre 1991. Nel luglio 2013 si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma ed ha conseguito una Laurea Magistrale in Storia della Civiltà Cristiana presso il medesimo ateneo. I suoi interessi di studio riguardano la storia tardoantica, medievale e della prima modernità, nonché il contesto geopolitico mediterraneo e i processi di territorializzazione. Nel 2014, in occasione delle celebrazioni per il centenario del terremoto della Marsica, ha curato le ricerche storiche per la pubblicazione del libro di Giampiero Nicoli “Le radici ritrovate”.
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