Crisi di governo, tra legge elettorale, iva e spread

29/09/2013 di Iris De Stefano

Le voci che si rincorrevano da una decina di giorni sono diventate realtà: ieri, sabato 28 settembre, Silvio Berlusconi ha invitato i ministri del suo partito a dimettersi, segnando così l’apertura di una crisi di governo che verrà probabilmente ufficializzata in Parlamento la settimana prossima

Crisi del Governo Letta

Crisi di governo – Benché sui giornali si inseguissero da giorni indiscrezioni sulla possibilità delle dimissioni dei parlamentari del Popolo della Libertà, la mossa del Cavaliere ha spiazzato tutti, a destra come a sinistra. Le reazioni sono state le più varie, sia dal Partito Democratico che dal Popolo delle Libertà. È stato il premier Enrico Letta ad usare le parole più dure, accusando Berlusconi di un gesto folle, utilizzando l’IVA come giustificazione per coprire le sue vicende personali e stabilendo un colloquio con il Presidente della Repubblica per domani pomeriggio. Ma se da sinistra si è abbattuta una pioggia di commenti negativi e dal Movimento 5 Stelle non nascondono un sorriso, le sorprese sono arrivate dallo schieramento del Cavaliere e dall’area afferente.

Crisi di governoScontro interno – Luca Montezemolo ad esempio ha diffuso una durissima nota invitando “persone come Lupi, Quagliariello, Sacconi, Gelmini, Lorenzin e Alfano, a riflettere bene, prima di decidere di assecondare, fino alla fine, una deriva populista e irresponsabile che riporta il paese sul ciglio del baratro e che non corrisponde al sentire di milioni di elettori moderati.” Anche all’interno dello stesso Popolo della Libertà si sono sentite forti voci discordanti; il motivo è da ricercarsi nella totale unilateralità della decisione del leader che, per la prima volta, non ha consultato nessuno dei suoi a Roma. Un esponente particolarmente in rilievo del partito, Fabrizio Cicchitto, ha ad esempio ricordato che sarebbe servita sull’argomento una “discussione approfondita” e che la decisione sarebbe dovuta esser presa con l’ufficio di presidenza e i gruppi parlamentari mai interpellati. I ministri Quagliariello e Lorenzin, d’altro canto, si dissociano completamente dal gesto deciso dal Premier Silvio Berlusconi.

Gli scenari – Il Quirinale deciderà la linea da seguire con il Premier Letta nell’incontro di questa sera; è probabile, comunque, un voto di fiducia in Parlamento, forse già martedì, per pubblicizzare al massimo la crisi e obbligare i parlamentari PdL ad assumersi le proprie responsabilità, coerenti al messaggio dell’aprile di questo anno, quando Napolitano alle Camere riunite disse chiaramente che “se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne conseguenze dinanzi al paese”. Oggi lo scenario che appare più probabile è la formazione di un nuovo governo, con – se possibile – delle componenti moderate del PdL, vincolato ad una nuova legge elettorale e alla legge di stabilità, poi nuove elezioni. Un’altra possibilità è la creazione di una maggioranza completamente nuova, ottenuta con l’appoggio dei fuoriusciti dal M5S, di parte del gruppo misto e di qualche franco tiratore del Pdl, magari proprio come Quagliariello o Lorenzin.

Spread e mercati – La caduta del governo, in ogni caso, difficilmente dovrebbe avere grosse conseguenze sui rendimenti dei titoli del debito pubblico, per tre motivi complementari. Da una parte, i mercati hanno ampiamente già scontato l’instabilità politica, considerata ormai come strutturale nel nostro Paese. Occorre quindi ricordarsi come, oggi, le aste sul mercato primario siano sostenute dalla liquidità immessa dalla Bce (programma LTRO) verso le banche. Banche che utilizzano tale liquidità per comprare titoli di Stato mantenendone alta la domanda e bassi i tassi, e quanto l’andamento dei titoli di stato sia compresso dal cappello offerto dalla Bce attraverso il programma OMT.

Italia in bilico, partiti colpevoli – Ciò che è certo è che l’Italia, oggi, si trova in una situazione particolarmente difficile. Il già lento percorso di riforme intrapreso, assolutamente insufficiente, è andato via via bloccandosi negli ultimi mesi, e l’impressione, in ogni caso, è che la vicenda Berlusconi, nello specifico, non c’entrasse più di tanto. L’Iva, oramai quasi sicuramente, aumenterà, tutto il resto, invece, sarà rinviato a data da destinarsi. La colpa, sia ben chiaro, non è solamente del PdL. Il PD, come scrivevamo qui quasi un mese fa, ha delle colpe grandissime, in primis quella, essendo prevedibile uno scenario del genere, di non aver accettato la richiesta del PdL di rinviare la Severino al giudizio della Corte Costituzionale. Eventualità che avrebbe assegnato il giudizio ad un organo terzo e neutro e che non sarebbe certo potuta essere considerata un salvacondotto per il premier, anzi, nel caso in cui la Corte avesse sancito la retroattività della legge, la decadenza di Berlusconi sarebbe stata ancora più legittimata. Una strada di questo tipo avrebbe tolto la possibilità, al leader del Pdl, di giungere a questa conclusione e, inoltre, avrebbe rappresentato un gesto dovuto di rappacificazione tra le parti. Perché, in ogni caso, non si possono creare delle larghe intese e dedicare i mesi di governo a farsi sgambetti a vicenda.

PD e Legge elettorale – Di sicuro sarà curioso, in caso di elezioni, cercare di capire come saranno risolti due problemi significativi. Il primo, prettamente partitico, consiste nella scelta del candidato premier per il PD. Se non si riuscisse a creare una nuova maggioranza, allora, le elezioni si svolgeranno tra fine novembre e dicembre, in concomitanza con il Congresso del Partito Democratico, Congresso peraltro ancora a rischio. Se già la situazione interna al Partito era una polveriera, chissà cosa accadrebbe in una situazione di questo tipo. Altro problema, sempre in caso di elezioni, come si potrà andare a votare con il Porcellum, una legge che, probabilmente, sarà definitivamente bollata come anticostituzionale dalla Corte nei prossimi mesi. Una situazione, certo, che non aiuterebbe nè la legittimità del prossimo parlamento, e sarebbe un segnale imbarazzante in quanto a serietà. Ma di questo non si stupirebbe più nessuno, in Italia siamo i numeri uno quando si tratta di fare il male del Paese.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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