Salvate il calcio italiano

24/09/2013 di Giovanni Caccavello

In un mondo che, da anni, si basa sempre più sulla capacità economica, le squadre italiane perdono terreno anno dopo anno

Crisi del Calcio Italiano

Calcio in crisi – Il mondo del Pallone, da almeno cinque o sei anni, è entrato in crisi. Nonostante il successo dell’Inter in Champions League, che sembra oramai lontanissimo, ha perso terreno non solo verso il calcio tedesco – capace di crescere anno dopo anno -, ma anche rispetto a quello francese. Dalla stagione 2012/2013, infatti, solo tre squadre italiane possono partecipare al torneo calcistico per club più importante del mondo e, guardando i ranking Uefa aggiornati, l’Italia ha fatto registrare, nel corso degli ultimi 5 anni 57.105 punti. Spagna, Inghilterra e Germania, paesi che possono avere 7 squadre nelle coppe sono imprendibili avendo rispettivamente: 79.427, 72.796 e 70.927 punti. Il Portogallo si trova al quinto posto di questa speciale classifica con 55.466 punti e rischia presto di scavalcare proprio l’Italia se le squadre nostrane non dovessero fare bene in ambito internazionale.

I dati, in ogni caso, contano relativamente poco, ma permettono di comprendere come, grazie ad un giro economico maggiore e ad un’organizzazione migliore, il calcio spagnolo, inglese e tedescono risultino essere, ad oggi, anni luce avanti al nostro.

Crisi del CalcioProblemi – Il gioco del calcio, tra scommesse, valori delle squadre, merchandising e altri fattori, vale circa 9 miliardi di Euro, cioè lo 0,6% del Prodotto Interno Lordo: è la 12esima “industria” del Paese.. Nonostante una cifra così importante, le sue criticità sono divenute sempre più evidenti e, partendo dagli scandali di Calciopoli in poi, il declino è stato quasi verticale.

Nessuno stadio di proprietà (a parte il bellissimo Juventus Stadium), pochissimi investimenti nei settori giovanili (fatta eccezione per poche squadre tra cui l’Udinese), deficit per oltre 250 milioni di Euro e un debito netto di oltre 1 miliardo e 600 milioni, regole anti-razzismo e anti-ultrà dubbie e poco efficaci, zero investimenti nel medio-lungo termine, pochi investitori straneri (esclusa la Roma e l’Inter), una federazione non all’altezza e, sopratutto, poca cultura sportiva.

Rinascita – Il calcio è troppo importante, sia economicamente che come simbolo, per andare alla deriva. La federazione dovrebbe, anzitutto, fare un po’ di pulizia in casa propria (da ricordare le vicende di Calciopoli in cui l’allora presidente della FIGC Franco Carraro si era dimesso a causa del suo coinvolgimento nello scandalo), dovrebbe chiedere aiuto al governo per cambiare le regole e dovrebbe incominciare a lavorare guardando al futuro, pensando, ad esempio, di spingere Milano e Roma per gli Europei del 2020, torneo che si svolgerà per tutta Europa, e candidandosi per ospitare gli Europei del 2024.

Stadi e vivai – Federazione e governo dovrebbero poi collaborare insieme per archiviare le polemiche riguardanti la tanto discussa “tessera del tifoso” e lottare in modo deciso contro razzismo e ultrà. Quindi si dovrebbe creare un piano per poter agevolare la costruzione, in modo progressivo e graduale, a tutte le squadre Italiane di Serie A e Serie B, di stadi di proprietà. L’esempio dello Juventus Stadium è ottimo, nel corso dell’ultimissima classifica dei club più ricchi è stata l’unica squadra italiana a fare un sensibile passo in avanti avvicinandosi alle big d’Europa (Real Madrid, Barcellona, Manchester United, Bayern Monaco, Chelsea, Liverpool). I club dovrebbero quindi impegnarsi di più nella costruzione di vivai di qualità: banale ma ovvio l’esempio della Cantera del Barcellona o di Arsenal e Bayern Monaco. Anche e soprattutto attraverso una programmazione nel settore giovanile si può garantire, a basso costo, quel salto di qualità che manca da diversi anni.

Diritti tv –  Cambiare le regole riguardanti la ripartizion dei diritti televisiv è un altro step fondamentale. Un esempio da seguire potrebbe essere il modello inglese in cui il 70% degli introiti derivanti dai diritti TV vengono ridistribuiti equamente tra tutte le squadre. In Italia, attualmente, tale sistema è assai poco bilanciato, visto che, a conti fatti, il 50% dei diritti viene spartito tra le prime cinque-sei squadre. Il distacco di introiti dai diritti, tra la prima e la settima squadra ammonta a circa 50 milioni di euro, che diventano 70 se vengono considerate le ultime squadre. In Inghilterra, il Manchester United, ha incassato la scorsa stagione 71 milioni, il Qpr, squadra avente diritto a meno contributi, 46.

Investitori esteri – La Roma è stata la prima grande squadra italiana a venir acquistata da investitori esteri: americani. Dopo gli ultimi anni della gestioni Sensi, in cui la squadra non riusciva ad essere sempre competitiva per via dei troppi debiti, oggi la Roma è un esempio di squadra sana, senza debiti e con un attivo di più di 38 milioni di Euro. Ha avuto due stagioni difficili, è vero, ma oggi,  nel momento di stesura dell’articolo, è prima in Classifica insieme al Napoli.

Da qualche mese a questa parte si parla anche del futuro nuovo presidente dell’Inter, Erik Thorir, magnate indonesiano. Da tifoso del calcio italiano, sono fiducioso che l’apertura ad investitori esteri sia uno dei passi vincenti per far tornare le squadre dello stivale a vincere in Europa, come è avvenuto dal dopoguerra sino a pochi anni fa, quando il calcio italiano raggiunse il suo apice portando le sue tre squadre più forti in semifinale di Champions League.

In un mondo del calcio in cui i soldi e l’organizzazione interna e della federazione fanno la differenza, se non ci si muove in fretta, l’Italia rischia di rimanere talmente indietro rispetto alle altre nazioni da avere innanzi a sè una distanza incolmabile. Allora, non solo potremmo essere superati da paesi come Portogallo e Francia nel ranking ma, soprattutto, la possibilità di vittoria nelle coppe internazionali potrebbero trasformarsi sempre più in miraggio.

 

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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