Craxi e De Mita, quando la staffetta era guerra

16/02/2014 di Lorenzo Cerimele

Staffetta Craxi - De Mita

Quanto avvenuto in questi giorni fra il primo ministro uscente, Enrico Letta, e il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, rimanda ad un episodio molto simile: il Patto della Staffetta fra Craxi e Ciriaco De Mita. Un patto avvenuto, politicamente, millenni fa. Eppure vi sono molte assonanze: un primo ministro che non ha intenzione di farsi da parte, un rampante che – come il leader Dc De Mita – cerca di cumulare le due cariche, quella di segretario di partito e capo del partito di maggioranza parlamentare. Un ritorno al passato, come in un film, con la parte della gloriosa Balena Bianca interpretata dal Partito Democratico. E poi una crisi di governo totalmente extraparlamentare, attivata dallo scontro fra le correnti interne ad un partito, ambientata non più in una piazza (del Gesù), ma in una via (del Nazareno). In fondo sia Letta che Renzi sono gli ultimi prodotti dei politici democristiani della Prima Repubblica, e qualcosa dai loro maestri devono pur aver imparato. Le similitudini, talvolta forzate, terminano qui, perché c’erano altri equilibri, i partiti in questione erano due la Dc e il Psi e al posto di Letta c’era Craxi.

staffetta-dc-craxi-de-mitaL’idea del Pentapartito nacque nel 1981 e in esso la Dc riconosceva pari dignità ai cosiddetti partiti laici della coalizione di governo: PSI, PSDI, PLI e PRI: veniva garantita loro l’alternanza di governo e la possibilità – anche a non democristiani- di presiedere l’esecutivo. Il primo a guida non democristiana della storia repubblicana verrà affidato a Giovanni Spadolini, Repubblicano, che, con due governi consecutivi, aprirà la stagione dei governi di Pentapartito. L’entrata a pieno regime della coalizione si verificherà, però, solamente con l’ascesa a Palazzo Chigi di un altro non democristiano: il segretario del PSI Bettino Craxi. L’obiettivo di Craxi era la permanenza al governo e la voglia di accrescere sempre di più l’importanza del PSI, allora oscillante tra il 12-15% dei consensi  (la DC si attestava a più del doppio, nelle elezioni politiche ’83 ottenne il 34,3%).

Secondo la confessione fatta al Corriere da Ciriaco De Mita, allora segretario della Democrazia Cristiana, l’incontro segreto tra lui e il segretario Psi avvenne nel 1983 (formalizzatosi poi nell’estate 1986), all’alba del primo governo Craxi, in un convento di suore sulla via Appia Antica. “A nessuno l’ho mai detto, ma è allora che nacque la celebre staffetta”, cioè il cambio della guardia a Palazzo Chigi tra Psi e Dc di cui si parlò solo qualche anno dopo. Gli obiettivi, però, erano divergenti: secondo la visione craxiana quel patto avrebbe dovuto portare, durante la sua permanenza al governo, l’accrescimento dei consensi verso il suo partito; secondo De Mita doveva invece servire a varare importanti riforme istituzionali che, sempre secondo De Mita, Craxi fece di tutto per affossare (si veda la prima Commissione Bozzi). Il patto nacque da un’idea di De Mita – dietro la regia dell’allora ministro degli Esteri Andreotti – che propose a Craxi di prendere le redini del governo. Il leader del PSI -stupito- rispose che sarebbe stato accondiscende a dimettersi a metà mandato per un uomo della Dc e per mantenere saldo quel patto di coalizione stipulato due anni prima con gli altri partiti di maggioranza. Nell’estate del 1986 si registrò una crisi di governo che portò al reincarico, da parte del Presidente della Repubblica Cossiga, di Craxi, vincolato però da un informale patto della staffetta che avrebbe poi visto un democristiano avvicendarsi alla guida dell’esecutivo dopo un anno, per portare a termine la legislatura fino alla sua naturale scadenza.

Si era però creata una spaccatura: Craxi era stato sbalzato giù da Palazzo Chigi nel culmine del suo successo e reagiva, ogniqualvolta gli venisse ricordato tale “patto”, con sonori mugugni e criptiche alzate di spalle che ne avallavano implicitamente l’esistenza (e la sofferenza). Non si capì mai il tasso di oscura ambiguità che recava in sé quella strana intesa che prese il nome di “staffetta”. Fatto sta che, mentre i democristiani la innalzarono a rango di patto, i socialisti cercavano di affossarla. Su questa strana faccenda di fine anni ottanta si creò una vera e propria letteratura che sfociò poi in racconti leggendari, quali la pretesa da parte del segretario De Mita di legittimare la staffetta come una consuetudine costituzionale. La stagione del patto della staffetta si concluse con la famosa intervista di Craxi nel programma Mixer, condotto da Minoli, in cui, con rabbioso sollievo, sconfessò qualsiasi ipotesi di staffetta, mandando su tutte le furie l’avellinese De Mita. “E così abbiamo liquidato la Staffetta”

La sfida fu raccolta dal segretario Dc e, dopo averlo qualificato come “inaffidabile” in un congresso, in aprile aprì la crisi di governo facendo dimettere Craxi e portò, con il traghettatore Amintore Fanfani, il paese alle urne già nel giugno del 1987. Da quel momento in poi la Dc non si sentì più disponibile a dare fiducia ad un nuovo governo Craxi, preferendogli membri interni al partito come Giovanni Goria prima e poi lo stesso De Mita. Alla luce di tale orientamento, poco tempo dopo la corrente dei Dorotei, di cui faceva parte il duo Forlani-Andreotti, riuscì a togliere di mezzo De Mita, prima catapultandolo al governo dopo la parentesi  Goria e poi sottraendogli sia Palazzo Chigi che la segreteria Dc, finita in mano a Forlani. Che Letta non sia Craxi è cosa appurata, è da augurarsi che Renzi non cada nella trappola demitiana.

 

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Lorenzo Cerimele

Nato a Roma il 25-02-1992, è un grande appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali con un debole per l'Europa del Concerto delle Potenze. Attualmente studia Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli di Roma. Si occupa di storia e di esteri.
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