Costi e benefici dell’Euro

06/12/2013 di Giovanni Caccavello

Abbiamo deciso, visto la disinformazione a riguardo, di spiegare quali siano i costi ed i benefici della moneta unica nel modo più neutro possibile. Per dirla alla Friedman “vogliamo spiegare agli altri la realtà, senza prendere posizione perché preferiamo far ragionare"

Costi e benefici moneta unica euro

Nel corso dei primo decennio (1999 -2008) dall’introduzione dell’Euro, si è assistito ad un “Europeizzazione” dei prezzi, del tasso di inflazione e del tasso di interesse a lungo termine. A partire dal 2009, però, a causa della grande crisi finanziaria, la situazione macro-economica europea è drammaticamente cambiata e, quello che fino al crollo di Lehman Brothers veniva riportato solo sui manuali di economia, si è trasformato in realtà. L’Euro, nato in seguito ad un lungo processo di stabilità monetaria, iniziato nel lontano 1979, incominciò a mostrare, oltre che i benefici, le sue debolezze.

I costi di transazione. Il primo, intuitivo, beneficio che l’introduzione dell’Euro ha portato è stato sicuramente l’eliminazione dei costi di transazione. Il vantaggio sarebbe traducibile nello  0,25% del Prodotto Interno Lordo dell’Intera Comunità Europe: una cifra tra i 13 ed i 20 miliardi di Euro. Per la Commissione Europea, qualsiasi cittadino avesse attraversato i paesi dell’Euro Zona prima dell’introduzione della moneta unica, avrebbe perso circa il 50% del valore della propria moneta. Tutto questo solo a cause dei tassi di cambi. Inoltre, bisogna tenere in considerazione come, a partire dal Novembre 2009, un altro importante costo di transazione sia venuto meno: l’integrazione del sistema di pagamento bancario. Un cittadino Italiano può così trasferire soldi da un paese all’altro senza alcun tipo di problema, come se muovesse soldi da una banca di Milano a una banca di Roma.

Trasparenza prezzi. L’introduzione della moneta unica ha portato ad un “europeizzazione” dei prezzi. I consumatori europei possono controllare i prezzi nella stessa valuta. Tale beneficio, nel lungo periodo, dovrebbe eliminare la discriminazione dei prezzi – sino ad ora le difficoltà sono state molte -, e aumentare il livello di competizione tra le aziende Europee.

Costi e benefici moneta unicaTasso di cambio. Altro vantaggio si riscontra nel minore livello di rischio associato con il tasso di cambio. Insicurezza riguardo al futuro tasso  tra due o più valute produce un effetto negativo sulle future entrate delle aziende. In un mondo come il nostro, formato principalmente da agenti avversi al rischio, il tasso di cambio risulta avere un costo sociale elevato. Questo avviene poiché le persone avverse al rischio preferiscono un rendimento futuro più certo a parità di guadagno. Se il guadagno a fine investimento sarà uguale le persone avverse al rischio tenderanno a assicurarsi tale rendimento puntando tutto sulla “scommessa” più certa. Di conseguenza, più il rischio è basso, più i benefici sociali saranno elevati.

Integrazione commerciale. Il quarto beneficio riguardo il livello di “apertura” di un economia. Secondo studi portati avanti da molti economisti, tra cui Peter Kenen, la moneta unica Europea ha migliorato sensibilmente il livello di integrazione commerciale tra gli stati membri. Andando contro la tesi di Krugman – il quale sostiene che esista una relazione inversa tra integrazione economica e benefici economici – questi sostengono come, ad una maggiore integrazione economica, corrisponda un più ampio livello di beneficio, dovuto proprio all’abolizione delle barriere al commercio tra i mercati. Baldwin, Nitsch, Persoon, Nordstrom e Rose, considerano il peso di tali benefici tra il 5% ed il 20%, pari a diversi punti percentuali del PIL dell’intera Zona Euro.

Valuta internazionale. Diversi sono i vantaggi nell’avere una moneta internazionale. In primis questa viene utilizzata come mezzo di scambio. Fin dalla nascita l’Euro è stato considerato da moltissimi esperti il più valido “competitor” del Dollaro, l’unica valuta capace di combattere lo strapotere dei “verdoni americani”. Una valuta internazionale per prima cosa amplifica lo stato patrimoniale della Banca Centrale, che, aumentando i profitti, può rendere possibile l’abbassamento delle imposte per i cittadini da parte del governo. Il secondo vantaggio è che una valuta internazionale viene detenuta dalla maggior parte delle Banche Centrali di tutto il mondo. Tale situazione crea un vantaggio per la Banca Centrale Americana, poiché essa ha la possibilità di finanziare molto più facilmente il deficit di bilancio americano. Inoltre una valuta internazionale aiuta a promuovere e sostenere le attività del mercato finanziario domestico. Gli investitori stranieri sono invogliati ad investire in asset e ad emettere debito con quella valuta. Le banche domestiche, il mercato del credito e il mercato azionario attraggono ulteriori investitori ed imprenditori che di conseguenza fanno aumentare il know-how e i posti di lavoro.

Certo, per godere appieno di questi punti occorrerebbe una riforma strutturale della BCE e una maggiore integrazione politica ma, come abbiamo detto, questo è un punto imprescindibile per il futuro dell’Europa. I vantaggi fino ad ora elencati, infatti, sono tutti insiti dietro alla creazione di una moneta unica, ma serve poi sempre sia la dimensione politica ad agire per rendere tali benefici reali.

Robert Mundell
Robert Mundell

Shock asimmetrici: lo svantaggio supremo. Voltando pagina, invece, il primo, unico ma incredibilmente importante costo nell’adottare una moneta unica è quello legato agli shock asimmetrici. Secondo Robert Mundell, solamente i paesi con un alto livello di integrazione nel mercato del lavoro, possono, se vogliono, unirsi a formare un’unione monetaria. In economia esistono infatti cinque diversi modi per poter fronteggiare uno shock asimmetrico: flessibilità dei salari, mobilità del lavoro, svalutazione/rivalutazione delle monete delle economiche che si trovano in tale situazione, aumento o diminuzione del tasso di inflazione e politiche di unificazione del bilancio di previsione (budget). Nel caso di un unione monetaria come l’Euro, i paesi membri perdono la sovranità economica e quindi non possono più utilizzare gli strumenti monetari tipici della cosiddetta “sovranità monetaria”: svalutazione e/o rivalutazione della moneta e aumento e/o diminuzione del tasso d’inflazione.

Come affrontarli?. Senza queste due possibilità, in caso di “Shock Asimmetrico” bisogna quindi solo lasciar lavorare il mercato del lavoro oppure attuare politiche di unificazione del budget. Visto che solo 1% del Budget Europeo è “unificato”, in casi come quello attuale, i paesi che si trovano in uno shock asimmetrico (vedi Italia e Germania oggi) hanno come sola ed unica opzione quella, per l’appunto, di lasciar lavorare la mano invisibile del mercato del lavoro. Tale obiettivo risulta però essere molto difficile da raggiungere poiché, nonostante si parli di “mano invisibile”, ogni paese ha un suo proprio “mercato del lavoro” e le barriere in tale ambito sono molte.

Senza unione politica, non è ottimale. Secondo Mundell, un’unione monetaria (qualunque essa sia) potrà funzionare nel caso in cui si raggiunga almeno una parziale unione politica, soprattutto in ambito di bilancio di previsione e nel mercato del lavoro. Senza un’unione politica quindi è impossibile, empiricamente, che un’unione monetaria possa sopravvivere a shock asimmetrici simili a quelli sperimentati oggi dall’Euro Zona.

Come disse lo stesso Mundell durante una recente intervista “questo costo è talmente importante che rischia di nascondere tutti i benefici che una moneta unica (l’Euro) introduce in un economia integrata (l’Unione Europea)”.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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