Coste italiane: una grande bellezza sempre più ridotta

11/05/2015 di Lucio Todisco

Tra le meraviglie italiane, la fascia costiera è una delle principali: 8mila chilometri da sempre incantano i suoi visitatori. Eppure questo patrimonio è sempre più in pericolo. Colpa di una cementificazione costante, che rischia di cambiar volto in maniera irreversibile ad uno dei nostri più grandi patrimoni. Che fare?

La fascia costiera è una delle meraviglie che caratterizzano la bellezza unica del nostro Paese. Eppure è una bellezza che non sappiamo proteggere. A dircelo, dati alla mano, è l’ISPRA – l’Istituto Superiore per Protezione e la Ricerca Ambientale: Nel nostro paese si continua a consumare suolo, e quasi il 20% della fascia costiera italiana è oramai compromesso e perso ormai irrimediabilmente.

Parliamo di oltre 8mila chilometri di coste che meriterebbero maggiori tutele e valorizzazione e, invece, come ha elaborato l’infodata de Il Sole 24 Ore, è stato impermeabilizzato il 19,4% del suolo compreso tra 0-300 metri di distanza dalla costa e quasi e il 16% compreso tra i 300-1000 metri. Inoltre, sono sfumati oltre 34.000 ettari all’interno delle aree protette, ed il 9% delle zone a pericolosità idraulica ed il 5% delle rive di fiumi e laghi.

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Invertire la tendenza alla cementificazione – Cemento, tanto cemento che ha occupato le nostre coste.  Un’Italia ferita che non soltanto l’ISPRA, ma anche il WWF con il suo dossier “Cemento cost to coast” ci racconta. Nessuna regione costiera è esclusa, e così da nord al sud ci troviamo di fronte a zone dove è assolutamente indispensabile invertire la tendenza alla cementificazione. Gravi casi sono riscontrabili in Sardegna e Sicilia, con 95 e 91 casi, secondo il report del WWF, di nuove aree costiere invase dal cemento. Paradossale, proprio perché le aree naturali costiere sono quelle che l’Unione Europea maggiormente ci chiede di proteggere, inserite nella Rete Natura 2000 (SIC, siti di importanza comunitaria, e ZPS, zone di protezione speciali). Il risultato, invece, è stato che sono scomparse, pezzo dopo pezzo.  In un arco di tempo di circa 25 anni, in ben 78 piccoli paradisi naturali il WWF ha censito 120 diversi interventi, che hanno riguardato per il 40% strutture ricettive, per il 29% dighe e darsene e per il 23% nuove urbanizzazioni.

Ma siamo anche il Paese sulle cui coste sono state realizzate grandi aree industriali che hanno deturpato irrimediabilmente il territorio. E’ avvenuto soprattutto nel corso degli anni’50 e ’60, anni in cui si sono sviluppati moltissimi poli industriali e petrolchimici, acciaierie, industrie e manifatturiere che hanno deturpato le nostre coste. Basti pensare in Campania alla zona ex Italsider a Bagnoli Coroglio o alla zona di Napoli Orientale che raccoglie 820 ettari comprendenti un tratto di mare di 3 km prospiciente le aree industriali, o Taranto, 114,9 km quadrati, 22 km quadrati a Mar Piccolo, 51,1 km quadrati a Mar Grande, 9.8 km quadrati a Salina Grandi con un interessamento diretto di 17 km di costa e Brindisi 3.818 ettari a terra, 56 km quadrati a mare.

Cosa fare? – Ad oggi, in Italia il 60% della popolazione vive sulla fascia costiera e le grandi città costiere rappresentano circa il 24% della popolazione. L’avanzata del cemento non è determinato soltanto dall’allargamento dei centri urbani, ma anche alla realizzazione di attività turistiche sulla costa: L’incremento durante la stagione turistica accentua quelli che sono i problemi connessi a questa realtà abitativa: l’Italia è uno dei paesi in cui l’uso turistico della fascia costiera è maggiormente sviluppato e si stima che oltre 600 milioni di persone (presenze/giorni) si affaccino sul mare nel periodo estivo.

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Bisogna, innanzitutto, che le Regioni attuino politiche attive sempre più specifiche a tutela delle coste. E’ proprio di questi mesi l’approvazione nelle Commissioni competenti della Regione Puglia di nuove norme atte a salvaguardare, tutelare e a realizzazione un uso eco-sostenibile dell’ambiente che preveda una pianificazione dell’area costiera, nuove politiche di accessibilità ai beni del demanio marittimo e al mare territoriale per la loro libera fruizione, e la trasparenza delle procedure e partecipazione della definizione degli indirizzi.

Inoltre, un ruolo fondamentale l’avrà lo Stato ed il Ministero delle Infrastrutture. Le Commissioni Parlamentari stanno lavorando sul DDL sul “contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato”; le decisioni prese del Ministro Delrio che, in questo suo primo periodo alla guida del Ministero, ha mostrato l’intenzione di abbandonare la politica delle procedure straordinarie e delle corsie preferenziali, creano spazio al ritorno di politiche ordinarie e integrate per un Paese che, come lo ha definito perfettamente la Presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, Silvia Vivianifragile dal punto di vista idrogeologico e policentrico nella distribuzione della popolazione”.

Quel che sarà fondamentale, è realizzare in questi anni una serie di politiche integrate a difesa delle fasce costiere che vadano dalle attività di riduzione della cementificazione, accompagnate a politiche di riduzione del consumo energetico, alla individuazione di strumenti e politiche che stimolino buone pratiche di rigenerazione urbana.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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