Costanza d’Altavilla, madre e Imperatrice

03/01/2015 di Davide Del Gusto

Al di là del ritratto elegiaco con cui Dante la dipinge nel III canto del Paradiso, Costanza d’Altavilla ha incarnato il prototipo della regina medievale, nel controverso periodo che avrebbe visto nascere Federico II di Svevia.

Costanza d'Altavilla

Posta al centro di molteplici interessi, la Sicilia giocò un ruolo fondamentale dal punto di vista strategico nei secoli centrali del Medioevo. Da sempre tra i bersagli privilegiati dei razziatori musulmani, l’isola intera passò, a partire dall’827, sotto il controllo degli Arabi, che posero la capitale del nuovo emirato a Palermo. Nella seconda metà dell’XI secolo, all’interno del generale rinnovamento che scosse l’Europa, il dominio islamico sulla Sicilia iniziò a vacillare a causa delle campagne militari che i Normanni stavano intraprendendo con successo: sbarcati nel 1062 presso Messina, questi temibili guerrieri nordici, insediatisi già da alcuni decenni nel Mezzogiorno, sotto la guida di Roberto il Guiscardo e di suo fratello Ruggero I, presero una dopo l’altra le città siciliane, riuscendo a completare la riconquista dell’isola in nome della Cristianità nel 1072, a seguito della capitolazione di Palermo. Col passare degli anni, l’isola visse una seconda cristianizzazione, segnata da un profondo apporto dell’elemento culturale latino; ciononostante, quando nel 1130 Ruggero II d’Altavilla venne incoronato primo Re di Sicilia, salvo alcune eccezioni, la componente cristiana in forte aumento convisse pacificamente con ciò che rimaneva delle comunità arabe, ebraiche e greco-ortodosse. Col tempo, però, i suoi successori, Guglielmo I il Malo e Guglielmo II il Buono, furono proiettati direttamente (e loro malgrado) nella disputa tra l’Impero di Federico I di Hohenstaufen, il Barbarossa, e il Papato. I due sovrani scelsero di appoggiare la politica di Alessandro III e i loro legati furono decisivi nelle trattative di pace a Venezia nel 1177: anche per questo motivo, l’atteggiamento dell’Imperatore, sempre stato ostile nei confronti della Sicilia, mutò considerevolmente. Nel 1183, magistralmente e in modo del tutto inaspettato, egli propose un’isolita pacificazione tra le due corone, avanzando l’idea di un matrimonio tra suo figlio ed erede, Enrico, e Costanza d’Altavilla.

Cattura Costanza
La Cattura di Costanza d’Altavilla a Salerno

Figlia di Ruggero II e della lorenese Beatrice di Rethel, ella nacque a Palermo nel 1154, dove ricevette presumibilmente un’ottima educazione, nel contesto della corte multiculturale di suo padre. Nonostante l’alto lignaggio, venne conosciuta dai contemporanei solo al momento del fidanzamento politico con Enrico; ciò non fece altro che alimentare, soprattutto nei decenni successivi, numerose dicerie sulla sua persona: secondo una delle più diffuse (e col tempo accettata per vera), Costanza sarebbe stata rinchiusa sin da giovane in un monastero femminile dopo aver preso i voti. In seguito il Papa avrebbe accettato di scioglierli per poter permettere ad Enrico di impalmarla: l’idea che una monaca avesse dovuto sposare, per motivi esclusivamente politici, il figlio del Barbarossa e dare al mondo un erede alla casa imperiale, divenne un topos della propaganda antisveva e antifedericiana del XIII e del XIV secolo, tanto che la “leggenda del monacato” sarebbe stata tramandata ai posteri non solo dal cronista Giovanni Villani, ma soprattutto da Dante, che avrebbe collocato l’aspirante religiosa nel III canto del Paradiso, tra coloro che mancarono ai voti fatti.

Il fidanzamento con Enrico venne ufficializzato ad Augusta nel 1184; nonostante quanto affermato da Pietro da Eboli, è improbabile che il Papa, Lucio III, avesse visto di buon’occhio questa unione: il vantaggio rimaneva nelle mani dell’Imperatore e di Guglielmo II. Il Barbarossa, infatti, aspirava come in passato a consolidare il diretto controllo egemonico nell’Italia settentrionale, mentre il Re di Sicilia, abbandonata la politica filobizantina, non poteva che volgere lo sguardo all’altra corona imperiale. Il suo vero problema era la mancanza di un erede diretto: far sposare sua zia Costanza con Enrico avrebbe comportato un evidente allargamento del potere del proprio casato. Nel 1185, dunque, per evitare contrasti interni, Guglielmo fece giurare fedeltà alla futura sovrana dai grandi del Regno nel corso della Curia di Troia.

Enrico VI
L’Imperatore Enrico VI

In seguito Costanza iniziò il suo lungo viaggio verso Milano, comune antighibellino recentemente riappacificatosi con il Barbarossa, venendo scortata in pompa magna dal nipote Guglielmo fino a Salerno; da qui, passando per Rieti, Foligno, Piacenza e Pavia, venne portata trionfalmente al cospetto del suo sposo: il 27 gennaio 1186 si celebrò il fastoso matrimonio nella basilica di Sant’Ambrogio, ove il patriarca Goffredo di Aquileia incoronò Enrico VI e un vescovo tedesco, a sua volta, fece lo stesso con Costanza.

Nel 1189, mentre Enrico VI assumeva la reggenza per il padre partito per la Terza Crociata, Guglielmo II morì senza alcun erede diretto. L’anno seguente, raggiungendo la Terra Santa, il Barbarossa perse la vita nel fiume Saleph. Enrico si ritrovò così, nel volgere di poco tempo, a ereditare un dominio immenso, unendo la corona imperiale a quella siciliana. La corte palermitana, però, intenta a osteggiare il più possibile il rischio di una germanizzazione del Regno, corse ai ripari con l’incoronazione nel 1190 di Tancredi di Lecce, nipote illegittimo di Ruggero II, scavalcando totalmente il diritto ereditario di Costanza. Inoltre, in quanto signore feudale di Sicilia, Papa Clemente III, legittimò la scelta dei nobili meridionali, temendo la pericolosissima unione dei territori imperiali con quelli siciliani.

Enrico decise allora di seguire le orme del padre, scendendo in Italia e giungendo a Roma nel 1191, ove venne incoronato Imperatore, assieme a Costanza, da Celestino III. In maggio intraprese una spedizione armata contro Napoli, ma un’epidemia lo costrinse ad abbandonare l’assedio. Al danno si aggiunse un’onta maggiore: Costanza, alloggiata a Salerno, venne catturata dal nemico. L’Imperatrice venne inviata a Messina al cospetto di Tancredi, che la fece trasferire dapprima a Palermo e poi a Napoli, incarcerandola in Castel dell’Ovo. Grazie alla mediazione di Celestino III, Costanza venne liberata e condotta verso Roma, ma il corteo venne intercettato dagli armati dell’abate di Montecassino: da questi liberata, l’Imperatrice raggiunse il suo sposo in Germania.

Approfittando della morte di Tancredi, Enrico VI organizzò un’armata per conquistare definitivamente la Sicilia, scendendo in Italia nel 1194: grazie anche all’appoggio delle flotte di Genova e Pisa, l’Imperatore prese Palermo, ove venne incoronato Re di Sicilia, la mattina di Natale. Il giorno dopo, mentre scendeva lungo la Penisola per raggiungere il consorte, Costanza fu costretta a fermare il corteo a Jesi: colta dalle doglie, l’Imperatrice diede alla luce l’unico figlio ed erede di Enrico, chiamandolo inizialmente Costantino e ribattezzandolo in seguito col nome di Federico Ruggero. Nel 1194 ella aveva quarant’anni e la circostanza che una donna avesse affrontato il proprio primo parto in un’età non più giovane era effettivamente inusuale. La propaganda antisveva fece sorgere allora dei dubbi nei riguardi dell’effettiva legittimità del neonato: secondo una leggenda popolare col tempo molto diffusa e accettata dal Villani, per fugare ogni sospetto, la donna avrebbe partorito pubblicamente in una tenda fatta montare nella piazza di Jesi.

Papa Innocenzo III
Papa Innocenzo III

Lasciato il bambino alle cure della moglie del Duca di Spoleto, nel 1195 Costanza raggiunse il marito a Bari, dove l’Imperatore aveva convocato una Curia per dirimere le questioni ereditarie del Regno. La decisione più importante, però, fu di passare la reggenza a sua moglie, cercando di ottenere l’agognata unione delle due corone con un passaggio più graduale e accettabile per i baroni siciliani. Costanza, dopo il ritorno di Enrico in Germania, lasciò Bari e si insediò a Palermo, da cui avrebbe sempre mediato tra le posizioni del Papa e dell’Imperatore. Fallito il progetto di far accettare l’ereditarietà delle due corone sia dai principi tedeschi che dal Pontefice, nel 1197, Enrico si ricongiunse nuovamente con sua moglie in Sicilia, ma fu l’ultima volta: dopo aver represso una congiura contro di lui tra Catania e Castrogiovanni, il sovrano si ammalò gravemente e morì.

Costanza rimase sola con il testamento di Enrico, secondo cui il Regno sarebbe dovuto passare alla Santa Sede una volta terminata la vita della reggente e qualora il figlio non avesse lasciato eredi. Tra il 1197 e il 1198, il bambino venne incoronato Re di Sicilia e associato al potere in veste di coreggente; sentendo arrivare la fine, Costanza costituì una solida cerchia di persone fidate attorno al ragazzo e, riguardo la questione della feudalità della Sicilia alla Chiesa, giocò bene la sua ultima carta: per garantire un futuro al piccolo, appoggiò le richieste del nuovo Pontefice, Innocenzo III, soprattutto relativamente al controllo dei vescovi locali, ma a condizione che, al momento della sua morte, il Papa avesse accetto di divenire tutore di Federico.

Costanza terminò i suoi giorni il 27 novembre 1198, avendo assicurato al suo bambino di quattro anni, il futuro Stupor Mundi, un avvenire prospero.

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Davide Del Gusto

È nato ad Avezzano il 31 ottobre 1991. Nel luglio 2013 si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma ed ha conseguito una Laurea Magistrale in Storia della Civiltà Cristiana presso il medesimo ateneo. I suoi interessi di studio riguardano la storia tardoantica, medievale e della prima modernità, nonché il contesto geopolitico mediterraneo e i processi di territorializzazione. Nel 2014, in occasione delle celebrazioni per il centenario del terremoto della Marsica, ha curato le ricerche storiche per la pubblicazione del libro di Giampiero Nicoli “Le radici ritrovate”.
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