Costantino Nigra, breve storia di un diplomatico

04/02/2016 di Lorenzo Cerimele

Nonostante fosse di modeste origini, Costantino Nigra riuscì ad erigere davanti a sé una notevole carriera nel campo della diplomazia sarda e italiana, consacrandosi infine come una delle figure più importanti del Risorgimento e dell’Unità italiana.

Costantino Nigra

Costantino Nigra, ottemperati i primi passi presso gli uffici del Ministero degli Esteri di Torino, non tardò a farsi notare, nel 1852, dal presidente del consiglio di allora, Massimo d’Azeglio, che lo volle come suo segretario personale e poi, nel novembre dello stesso anno, dal suo successore conte di Cavour. Fu proprio con quest’ultimo che Nigra riuscì ad emergere e consacrarsi nel mondo della diplomazia, divenendone in poco tempo l’alter ego a Parigi presso la corte Bonapartista.

Difatti, nel marzo del 1858, grazie alla semplice nomina di addetto presso la Legazione sarda a Parigi, allora retta dal marchese Pes di Villamarina, Nigra, seppur investito di una modesta carica, diventò l’interlocutore segreto con il quale il conte di Cavour gestiva e portava avanti la sua politica estera, lasciando all’ignaro Villamarina l’ordinaria amministrazione della Legazione. I disegni politici del sommo uomo di Stato piemontese erano rivolti ad accattivarsi in maniera segreta l’aiuto dell’imperatore Napoleone III – il quale aveva sempre dimostrato una simpatia per le questioni italiane – in vista di una eventuale azione rivolta contro l’Impero asburgico.

Ciò permise al Nigra di incontrare personaggi influenti della corte e dell’alta società francese. Lui si dimostrò abilissimo nel delicato compito affidatogli, tanto che la sua azione diplomatica indefessa e i consigli del Cavour raggiunsero lo scopo, portando agli accordi di Plombières, il 21 luglio 1858. Tra il luglio 1858 e il maggio 1859 seguirono nuovi incontri segreti con l’Imperatore e con suo cugino Gerolamo Bonaparte, per discutere a campo aperto sull’alleanza appena sugellata. In questo breve lasso di tempo, il Nigra, grazie al suo intuito, affabilità ed intelligenza politica, riuscì a conquistare l’interesse nei suoi interlocutori i quali, quando Torino fu chiamata a scegliere il successore del Villamarina, fecero capire che la scelta non poteva che ricadere sul giovane di Castelnuovo. Quando nell’agosto 1861, due mesi dopo la scomparsa del suo maestro Cavour, Nigra fece ritorno a Parigi, dopo un intermezzo come inviato negli ex-territori del Regno delle Due Sicilie, in qualità di plenipotenziario presso la corte di Francia e venne riaccolto infatti come «un amico di vecchia data».

Sopraggiunta l’Unità italiana, egli fu uno dei pochi che riusciva a rendersi conto che per Roma nulla poteva riuscire senza accordarsi con Napoleone III ed era del parere che – anche per Venezia – in questo momento si doveva evitare lo scontro aperto con l’Austria, poiché «siamo ancora incapaci di sostenere (la guerra. Un punto di vista che, una volta dipartita la forte figura del conte di Cavour, lasciava Nigra in preda alle critiche della maggior parte dei parlamentari e soprattutto di Vittorio Emanuele II che mai lo ebbe in simpatia.

L’episodio forse più noto della sua esperienza nel Secondo Impero francese, avvenne nel laghetto di Fontainebleau nel 1863, dove si stava svolgendo una regata con tanti tipi di imbarcazioni differenti tra cui una gondola veneziana pilotata da un gondoliere veneziano che non riuscì a cantare per l’imperatrice Eugenia perché stonato. Il Nigra si offrì per l’indomani di scrivere una barcarola per allietare gli ospiti,  che entrò ben presto a far parte del suo repertorio di scrittore e poeta. I versi della breve composizione volevano alludere alla liberazione di Venezia dall’Austria e far breccia nei cuori della coppia imperiale. Un fatto questo quasi sintomatico nella capacità del Nigra che anche nelle minuzie da buon diplomatico con sensibilità e trasporto rivelava anche un animo romantico. Del resto egli aveva ancora trentacinque anni, quindi presentava un carattere versatile e sensibile che unito alla forma della persona e alla affabilità dell’idioma causava negli astanti un trasporto benevolo verso di lui.

Simili episodi oggidì potrebbero sorprendere il lettore ancor di più se si pensa che vennero usati anche (e soprattutto) come espedienti diplomatici, come quando preparò per i coniugi imperiali un risotto al tartufo, fatto importare direttamente e con un urgenza, al fine di allietare la coppia e abbonire l’Imperatore rispetto ai successivi discorsi – di stampo politico – da affrontare. Per dare un giudizio però bisognerebbe rifarsi ai tempi, ricordandosi come questi abbiano aderenza allo stile e al gusto di Napoleone III e assecondassero la sua illusione di liberatore dei popoli oppressi e ricalcassero l’epopea di suo zio Napoleone I. Essi però possono ben sottolineare come i rapporti tra il Nigra, l’Imperatore e anche l’Imperatrice fossero divenuti cordiali, amichevoli e quasi intimi.

Nonostante fosse riuscito ad ottenere la neutralità della Francia nella Terza Guerra d’Indipendenza del 1866 e spronato il governo ad intervenire nello Stato Pontificio dopo la sconfitta della Francia a Sedan nel settembre 1870, fu accusato ingiustamente di filo-bonapartismo e, successivamente, con la vittoria della Sinistra parlamentare nel 1876, inviato presso la più tranquilla e lontana sede di Pietroburgo. Ritornò alla ribalta – sebbene non più ai livelli di Parigi – quando, una volta richiamato in patria nel 1885, fu inviato presso la corte alleata di Vienna nella quale, oltre a farsi apprezzare per le sue doti, svolse un preciso e costante lavoro a difesa degli interessi italiani e degli impegni internazionali siglati dall’Italia, che facevano allora perno nella Triplice Alleanza.

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Lorenzo Cerimele

Nato a Roma il 25-02-1992, è un grande appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali con un debole per l'Europa del Concerto delle Potenze. Attualmente studia Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli di Roma. Si occupa di storia e di esteri.
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