Analisi – Il caso Cosentino e le liste pultite

31/01/2013 di Edoardo Moschini

Cosentino ha fatto tanto parlare di lui nelle ultime settimane. Ma quanti sanno veramente le ragioni del tanto discutere, i motivi per cui è impresentabile, i suoi rapporti con la giustizia? Edoardo Moschini ci aiuta, allora, a ricostruire la sua storia, il suo passato, attraverso l’esposizione dei casi giudiziari a lui collegati e analizzando, infine, il decreto liste pulite.

 “Il capo degli impresentabili”. Così si definisce l’On. Nicola Cosentino durante la conferenza stampa, indetta il 22 di gennaio, per spiegare i motivi della sua mancata candidatura alle prossime elezioni nelle liste del PDL in campagna. La notizia ha suscitato non poco clamore vista l’importanza – a livello regionale – del soggetto in questione. L’onorevole Cosentino è stato, infatti, uno dei punti di forza del Berlusconismo campano dal ‘94 – anno di ascesa del Cavaliere – fino all’ultima vittoria del 2006, riscuotendo sempre grandi consensi, soprattutto nel casertano, la sua provincia di origine.

 I motivi sono molteplici. Da un lato vi sono tutti i problemi giudiziari che hanno travolto negli anni il deputato di Casal di Principe, additato addirittura , dalla Procura inquisitrice, come il “referente politico del clan dei casalesi”. Il diretto interessato, nonostante alcune parentele scomode – i suoi fratelli sono entrambi sposati con le figlie di due pericolosi boss del luogo – ha sempre negato ogni coinvolgimento con la camorra e con gli affari da questa intrattenuti nella regione. Questi sono solo sospetti, dal momento che le accuse, formulate dal pentito Carmine Schiavone, si rivelarono in seguito infondate, ma la magistratura sta ancora indagando.

Questione diversa, invece, è quella che riguarda le altre inchieste che vedono coinvolto l’Onorevole; una su tutte quella riguardante la ECO4, la società di smaltimento rifiuti che controllata in passato dalla famiglia camorrista dei Bigognetti, i quali versavano puntualmente una ingente tangente tramite i gestori di facciata della società, i fratelli Orsi, – si parla di 50.000 euro mensili – all’Onorevole Cosentino. I magistrati ipotizzano, dunque, che Cosentino facesse passare indisturbato, dietro il pagamento della lauta tangente, tutto il traffico di rifiuti che veniva smaltito in modo irregolare, anche grazie alla sua influenza sulle alte cariche della provincia di Caserta.

I guai giudiziari, però, non sembrano finire qui. Nel luglio del 2010 durante l’inchiesta sulla “nuova P2” uscirono allo scoperto dei documenti riguardanti il presunto aiuto che questa organizzazione parastatale avrebbe fornito a Cosentino per proporre la sua candidatura a presidente della Regione Campania, a discapito del compagno di partito Caldoro, che verrà poi, tra l’altro, eletto. La situazione si intreccia; l’Onorevole Cosentino continua a collezionare avvisi di garanzia, per reati di svariata natura, dalla corruzione all’associazione di stampo mafiosa, non facendosi mancare proprio nulla. Nel frattempo, parallelamente a questa fervida attività di indagato, porta avanti negli anni ’90 e successivi una incessante attività politica che lo vede sempre presente nei governi Berlusconi, anche come sottosegretario, e attivo anche nel consiglio provinciale di Caserta.

Il tracollo inizia quando, nel settembre del 2010, la magistratura chiede una prima autorizzazione al parlamento per procedere contro l’Onorevole Cosentino, che, però, viene respinta come quella proposta successivamente nel gennaio del 2012. Il sistema italiano prevede, infatti, che i Parlamentari possano essere inquisiti e conferisce ai magistrati il potere inquisitorio nei loro riguardi (con il rispetto di alcune regole riguardanti le intercettazioni e le deposizioni), ma di fatto, ogni limitazione della libertà personale o comunque restrittiva della libertà di movimento, deve essere sempre concessa dal ramo camerale di appartenenza del deputato sotto indagine. Il Parlamento esercita, quindi, un’autodichia sulla carcerabilità dei suoi membri, e a quella decisione devono uniformarsi anche i giudici, perdendo il loro potere giurisdizionale sui membri del parlamento.

 Ne consegue che l’Onorevole Cosentino – dopo due salvataggi in extremis, grazie alle votazioni del 2010 e del 2012 – rischia oggi di vedere chiuse le porte di Montecitorio, per vedere aperte quelle di Poggioreale. La scadenza del suo mandato e la sua mancata candidatura daranno, infatti, alla magistratura la possibilità di rimuovere quel velo di intoccabilità che poggia sui Parlamentari italiani e che questi spesso sfruttano per vedere impunite le loro malefatte.

Ed ecco allora spiegate le dure reazioni di Cosentino nella conferenza stampa indetta il giorno successivo alla decisione di non presentarsi – o di non essere stato presentato, il punto ancora non è ben chiaro – nel collegio della Campania. Egli da un lato ha attaccato il partito, specialmente il segretario Alfano, definendolo un “perdente di successo” e si è definito lui stesso vittima di questo sistema. Non ha lesinato poi sulle solite frasi di circostanza legate ad una magistratura perseguitatrice e sulla sua indubbia innocenza, aggiungendo che “non siamo un paese civile se io vado in carcere…”. Parole forti, ma che svaniscono nel vento e vengono coperte da uno scroscio di applausi dei presenti, convinti di assistere ad un match al San Paolo più che ad una conferenza stampa politica.

 Ma ha proprio ragione l’Onorevole Cosentino? È un perseguitato dalla giustizia? La sua incarcerazione sarebbe uno scandalo ed una violazione dei diritti civili?

Analizzando la legge, e nello specifico i reati contestati dalla Procura all’Imputato, si può riscontrare come il controsenso non sia una futura carcerazione dell’Onorevole Cosentino, ma il fatto che egli sia ancora in libertà. I reati contestategli dalle Procure di Roma e Napoli sono molto gravi, e pertanto, la richiesta dei giudici di procedere ad una preventiva carcerazione cautelare, sembra più che in linea con i disposti codicistici. Di contro vi è da dire che l’Onorevole Cosentino è indagato e imputato, ma non è ancora stato condannato; questo suo status gli permette di ritenersi innocente fino all’ultimo grado di giudizio. Bisogna, poi, aggiungere un altro fattore cardine in seno alla mancata candidatura del politico casalese.

Il governo Monti ha, infatti, approvato, all’interno del decreto anticorruzione uscito a fine novembre, una legge per ottenere delle liste parlamentari pulite in modo da evitare in futuro situazioni spiacevoli come le votazioni “salvagalera” che rovinano l’immagine della politica italiana. La legge prevede l’incandidabilità per tutti coloro che hanno riportato condanne definitive superiori a due anni per i reati contro la Pubblica Amministrazione – come il peculato, la corruzione o la concussione – ed un elenco di altri reati, ritenuti gravi – per esempio reati terroristici ed di stampo mafioso.

Tale provvedimento, pur sembrando innovativo e all’avanguardia, risulta la solita toppa all’italiana. Il testo normativo parla, infatti, di “condanne definitive”, lasciando aperta la porta del Parlamento a tutti gli imputati e gli indagati. L’Onorevole Cosentino, pertanto, potrebbe candidarsi senza alcuna restrizione, dal momento che risulta solo indagato o imputato nei procedimenti che lo vedono coinvolto, senza essere mai stato condannato. Questo attesta come il PDL per una volta abbia cercato veramente di volersi dare una ripulita – anche se siamo ancora ben lontani dalla realtà – visto che nessuna legge impediva la candidatura di figure come Cosentino.

 Sotto un profilo giuridico si è molto discusso sulla vera efficacia del nuovo disposto normativo, volto ad avere “delle liste pulite”. Di Pietro ha usato parole molto critiche sostenendola incompleta ed inadeguata, utile solo a dare un contentino popolare. Di sicuro ostracizzando dal Parlamento solo i condannati con sentenza definitiva non vi è una vera pulizia, ma solo una ripulita. Basti pensare al caso dell’Onorevole Cosentino; i giudici vogliono applicargli la custodia in carcere ma lui potrebbe benissimo ricandidarsi.

Vi sono, però, dei fondamenti giuridici che non possono essere travalicati solo perché in presenza di soggetti antipatici e malvisti come la classe politica. La costituzione esprime chiaramente il concetto di colpevolezza, e lo rimanda alla fine dei due gradi di giudizio di merito più uno di legittimità. Non può, quindi, essere anticipata una presunta colpevolezza da una legge dello Stato, altrimenti si creerebbe un conflitto tra norme e anche tra etica e diritto.

Sembra incredibile come un sistema così elitario, il parlamento (1000 persone circa tra Camera e Senato), sia ancora pieno di casi simili a quello di Cosentino. Evidentemente, la realtà dei fatti, è che nessuno, anche chi, dall’alto della sua posizione, potrebbe farlo, abbia veramente la volonta di cambiare le cose.

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Edoardo Moschini

Nasce a Torino il 24/04/1985, e scopre fin da subito una passione per le materie umanistiche. Dopo essersi diplomato nel 2004 al Liceo Classico Gioberti di Torino si iscrive, sempre nel capoluogo sabaudo, alla facoltà di Giurisprudenza conclusa nel 2010 con una tesi di diritto penale sportivo sul doping. Nel 2010 si trasferisce a Roma, dove vive tutt'ora, per frequentare la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali presso la LUISS Guido Carli, portata a termine nel 2012. Ha collaborato nel 2012 con l'Ufficio GIP del Tribunale di Roma.
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