Cos’è l’imprenditorialità? Parola all’esperto

17/12/2015 di Redazione

Tia Formazione intervista Sabrina Fattori, dottore commercialista e esperta sul tema dell'imprenditorialità

Tia Formazione Internazionale

Sabrina Fattori, Dottore Commercialista da oltre vent’anni, approfondisce oggi per TIA Formazione gli argomenti di “imprenditorialità”, “creatività” e “innovazione”: concetti chiave per chi vuole capire i cambiamenti sociali e da questi, trarne vantaggio, arricchendo il tutto, con la creatività, necessaria non solo per la riusciva, ma anche per la sopravvivenza stessa del proprio lavoro.

1) Perché oggi, il termine “imprenditorialità” è così importante?

Nella situazione economica attuale il termine imprenditorialità non deve più intendersi quale “mera capacità di gestire un’impresa in tutte le sue molteplici attività” ma deve assumersi nell’accezione più ampia quale capacità di affermarsi sul mercato mettendosi in gioco, facendo leva sulla creatività individuale e sfruttando le innovazioni tecnologiche che insieme alla globalizzazione hanno reso sempre più sostituibile il lavoro esecutivo creando così nuovi importanti spazi per l’auto-imprenditorialità. Essere Imprenditore oggi vuol dire anche saper sviluppare delle attitudini (c.d. soft skill) come: Responsabilità, Coraggio, Autostima, Ottimismo, Connessione e Resilienza.

2) Benjamin Franklin diceva che “Il genio senza istruzione è come l’argento dentro la miniera”, cosa ne pensa lei?

Concordo con questa affermazione, reputando cruciale il ruolo dell’istruzione, soprattutto in un’epoca nella quale i lavoratori devono garantire una preparazione sempre più specializzata, in un mercato nel quale i mestieri tipici dell’era industriale stanno diventando obsoleti a favore della conoscenza. Il compito ricoperto dall’Educazione non deve prevedere e richiedere semplicemente l’apprendimento mnemonico delle nozioni ma deve puntare allo sviluppo e all’implementazione delle attitudini e delle capacità individuali.

3) Quali sono gli aspetti da prendere in considerazione se vogliamo proporre progetti (o più in generale delle idee) che possano dirsi “innovative”?

Citando una frase di Henry Ford, per innovare bisogna avere la capacità di riconoscere i bisogni e non solo i desideri del target di mercato di riferimento. Creatività e Innovazione da sole a volte non bastano per generare valore e trarne un vantaggio per sé e per gli altri: serve l’imprenditorialità, intesa come è un modo di essere, la capacità di essere proattivi di trasformare idee in azioni, prendere rischi e costruire il proprio futuro. Per affrontare la crisi e resistere sul mercato le organizzazioni devono saper realmente uscire dagli schemi convenzionali, innovando e sapendo riconoscere le opportunità di business in un contesto dalle risorse limitate e in continuo cambiamento.

4) La società di oggi è sicuramente all’insegna dell’innovazione: tutto cambia molto velocemente e le novità in tutti i settori si susseguono rapidamente. E’ possibile, in un contesto simile, che la vera innovazione risieda in un ritorno alla tradizione?

Le Innovazioni tecnologiche, in continuo e incontrollabile cambiamento, modificano repentinamente il mercato; la vera innovazione dunque potrebbe essere la riscoperta dei tradizionali lavori o prodotti, ma profondamente innovati, nell’organizzazione dell’impresa o nel processo di innovazioni che permetterebbero una nuova ricollocazione all’interno del mercato, partendo da una base “tradizionale”.

5) Qual è secondo lei, il settore che più necessità di innovazione?

A mio parere non c’è un settore che in particolare necessiti di innovazione, infatti, tutti i settori devono esservi protesi, sia essa di prodotto, di processo e/o organizzativa. Ciò soprattutto dopo la forte crisi che ha colpito l’intera economia e dalla quale ci stiamo lentamente e faticosamente riprendendo. Solo grazie alla continua ricerca di innovazione le imprese potranno garantirsi competitività all’interno del loro mercato.

6) Lei ha lavorato molto per “adeguarsi” ai cambiamenti della società, ed ha accuratamente ragionato su tutto quello che è necessario fare per valorizzare il proprio lavoro. In vista di questo, che consiglio si sente di dare a tutti quei giovani che vedono “sterilità” nel proprio paese in termini di possibilità lavorative?

Il consiglio che vorrei dare ai giovani è quello di affrontare ogni giorno con grande umiltà e profonda consapevolezza che non esistono più le rendite di posizione, ma che per affermarsi e resistere all’interno del mercato è necessario rispondere continuamente ai suoi bisogni, con risposte che devono essere tempestive e migliori rispetto ai propri competitors. L’apprendimento continuo, l’osservazione attenta e critica della realtà in cui si opera, l’alimentazione e lo sviluppo del proprio talento, uniti ad un pizzico di fortuna, che non deve mai mancare, sono tutti elementi necessari per avere successo!

Giada Bernile

@giadaberni

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