Cosa succede al Movimento 5 Stelle?

11/09/2015 di Luca Andrea Palmieri

Le novità degli ultimi tempi hanno attratto l'attenzione di molti: dove sta andando il Movimento 5 Stelle? Non c'è dubbio che molto sia cambiato da febbraio 2013, ma perché, e cosa comportano le ultime scelte?

Si sta parlando molto, negli ultimi tempi, dei possibili cambiamenti all’interno della struttura del Movimento 5 Stelle. Non si tratta propriamente di una novità, visto che, rispetto a febbraio 2013, molte cose sono cambiate nel mondo degli stellati. All’inizio c’era l’idea dell’essere contro tutto e tutti. No al partito, no alla televisione (o, in generale, ai media tradizionali), no ai leader, si decide tutto on-line, con la piattaforma offerta dal blog di Beppe Grillo.

Dopo le espulsioni dei primi tempi è da un po’ ormai che i parlamentari stellati presenziano in televisione, soprattutto (ma non solo) con quelli che sono diventati un po’ i principali “leader”, almeno mediatici, del partito di Beppe Grillo: Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio. La questione della leadership poi, è un’altra in costante evoluzione. Se l’”investitura” di Di Maio a potenziale candidato Premier non è altro che una voce, è innegabile che nel corso del tempo il ruolo di Grillo si sia via via, ridotto, passando da mattatore delle piazze nel 2013 a presenza quasi “di fondo”. Non c’è dubbio che dietro ad una scelta del genere ci siano – oltre alla stanchezza dichiarata dallo stesso leader stellato – motivazioni strategiche. Era da un po’ in effetti che la retorica di Grillo risultava stanca, che le sue battute e il suo linguaggio non riuscivano più a esaltare le folle come un tempo. E’ la maledizione di chi alza sempre i toni: arrivato al limite, o c’è l’esplosione o c’è la discesa.

Col tempo, anche se in maniera un po’ meno visibile di quanto i media non tendano a notare, si sono aperte anche finestre di dialogo con gli altri partiti. Non ovviamente su possibili alleanze, quanto sul lavoro giornaliero parlamentare. Com’era logico che fosse d’altronde: quando i Parlamentari stellati hanno votato contro disegni di legge verso i quali, in linea di principio, potevano essere d’accordo, le critiche sono piovute copiose. Anche quest’atteggiamento tuttavia sembra andare scemando col tempo, con cronache di collaborazione in Commissione – soprattutto con i partiti di centrosinistra – intorno ad argomenti comuni. Così come, in fondo, dovrebbe funzionare una democrazia parlamentare.

Quel che potrebbe inquietare di più i puristi del messaggio originale è la progressiva scomparsa dei messaggi sull’”uno vale uno”. Non c’è dubbio che un Parlamentare grillino, interrogato al riguardo, ne riconoscerebbe la continua importanza. Ma si parla raramente ormai di voti sulla piattaforma blog, dopo l’exploit a tappe della legge elettorale. Il problema, anche qui, non deve stupire, perché l’idea – senza dubbio lodevole – del voto di tutti per ogni decisione di carattere generale, si è andata spesso a scontrare con la complessità della realtà e dei mille particolari che contraddistinguono ogni situazione. Particolari con cui i Parlamentari, a partire dal loro lavoro in Commissione, si sono dovuti approcciare ogni giorno, nel tentativo di venire incontro agli interessi, a volte anche contrapposti, dei loro elettori su faccende a volte piuttosto specifiche.

Per questo non deve stupire se, piuttosto, ad essersi rafforzata è la struttura organizzativa parlamentare. Tra espulsioni e fuoriuscite, fino ad oggi i gruppi stellati di Camera e Senato hanno dovuto affrontare diverse mareggiate. La creazione del famoso direttorio, il gruppo di 5 Parlamentari (Di Battista, Di Maio, Ruocco, Fico e Sibilia) che si occupa, dopo il voto favorevole della piattaforma, di supportare la gestione generale del Movimento. Una decisione inevitabile per mantenere un controllo maggiore di una struttura che, nei primi tempi, sembrava un po’ troppo anarchica.

Il prossimo passo, a quanto pare, saranno i Meetup, dove l’intervento di Fico e Di Battista dovrebbe dare loro una struttura più coordinata. Ma, con queste premesse, a cosa si avvia a somigliare il Movimento? Semplice, a una struttura partitica classica. I principali esponenti stellati negheranno, ma la verità è che il Movimento assomiglia sempre di più a un partito nella concezione classica del termine. E non c’è niente di strano. Il problema semmai è l’interpretazione che loro hanno voluto dare alla parola, trasformandola in sinonimo di ruberie, poteri occulti o cristallizzati, giochi di potere a scapito dei cittadini. Ma quelli sono dovuti alle persone che sono alla base dei partiti, non ai partiti in sé, che di loro sono un’entità neutra, non a caso messa dalla nostra stessa Costituzione come base del sistema Democratico, quando l’alternativa alla rappresentanza di interessi e idee diversi erano i regimi totalitari.

D’altronde non è neanche colpa del Movimento se somiglia sempre più a un partito politico: Grillo e i suoi si stanno istituzionalizzando semplicemente perché, per rendere al meglio nel sistema istituzionale italiano, bisogna avere una struttura adatta ad esso, con una base che sappia raccogliere le istanze dei territori, esperti in grado di muoversi nei vari campi e leader che sappiano fare una sintesi, e decidere. Ed è proprio in vista di questo risultato che la dialettica politica stellata parla di un Movimento “forza di Governo”. Perché i sondaggi sono buoni, e un’alternativa a Renzi meno “sbraitante” di Salvini è vista di buon occhio anche da chi prima, il Movimento 5 Stelle non l’avrebbe mai votato. In questo senso – attenzione: parliamo di struttura, non di storia e di idee – la situazione del sistema politico italiano vede un Pd sempre più simile alla vecchia DC e il Movimento 5 Stelle al vecchio PCI. Due forze contrastanti che, in un modo o nell’altro, in futuro si troveranno a doversi confrontare sempre più spesso.

Cosa resta dunque del Movimento degli albori? Com’è giusto che sia, con le dovute evoluzioni, buona parte del programma. Perché poi è a quello che gli elettori guardano, in prima istanza. Così il reddito di cittadinanza è sempre là, come varie delle proposte originali (acqua pubblica, trasporto, etc.) che compongono le famose Stelle del suo nome. In questo modo, non c’è dubbio che il futuro politico del Movimento 5 Stelle sia garantito. In che direzione andrà, dipende molto dai suoi leader, che siano Grillo, Casaleggio, Di Maio o chi dopo di loro.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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