Cosa sta accadendo in Yemen ?

31/03/2015 di Marvin Seniga

Analizziamo la situazione dello Yemen, e i diversi livelli di complessità che caratterizzano il conflitto in corso: dalle lotte tribali, a quelle religiose e politiche, sino all’aspetto internazionale, con l’Arabia Saudita e l’Iran tra i principali attori

Yemen

Nelle ultime settimane si è assistito ad un punto di svolta nel conflitto in Yemen tra i ribelli Houthi e le varie forze rimaste fedeli al presidente della repubblica yemenita ‘Abd Rabih Mansur Hadi. L’escalation decisiva è arrivata quando gli Houthi, che da settembre avevano di fatto preso il controllo della capitale San’a, hanno lanciato un attacco aereo su Aden, la seconda città più grande dello Yemen, dove aveva trovato rifugio il governo Hadi. Il raid su Aden, avente il chiaro obiettivo di eliminare Hadi, ha indotto quest’ultimo a chiedere ufficialmente il supporto militare dell’Arabia Saudita, così da metter fine all’avanzata incontrastata dei ribelli. Il re saudita Salman Bin Abdulaziz non ha esitato a mettere in atto quei piani che già preventivamente erano stati preparati per fermare l’avanzata degli Houthi. Da cinque giorni i caccia della monarchia saudita bombardano le posizioni dei ribelli.

Il conflitto in Yemen condivide molti aspetti dei conflitti che sconvolgono il mondo arabo negli ultimi anni. Anzitutto una transizione democratica difficoltosa dopo l’ondata di speranza che avevano generato le primavere arabe, che pure in Yemen avevano avuto un certo eco, costringendo l’ex presidente della repubblica Ali Abdullah Saleh a cedere il potere al suo vice Hadi. Il conflitto, poi così come in Siria, ha assunto caratteristiche confessionali e politiche. Gli Houthi che hanno il loro feudo nel nord-ovest del paese sono per la maggior parte zayditi, una setta dello sciismo, e per questa ragione sono accusati di intrattenere stretti rapporti con l’Iran, che li vorrebbe utilizzare per destabilizzare la penisola arabica.

Due sono le personalità che guidano la loro ribellione: Abdul Malik Al-Houthi, successore di Hussein Al-Houthi fondatore del movimento, che controlla il cuore della protesta popolare, e l’ex presidente della repubblica Saleh che dopo aver guidato il paese dai giorni della riunificazione al 2011 continua ad avere una forte influenza su molti settori dell’esercito e soprattutto sui reparti d’elite, che si sono schierati in massa dalla parte degli Houthi. Dall’altra parte invece ci sono Hadi ed il suo partito Al-Islah che rappresentano la confessione religiosa maggioritaria in Yemen: gli shafiti che sono una delle sette ritenute più moderate nell’islam sunnita. La loro roccaforte si trova nelle regioni del Sud-ovest, sono vicini politicamente all’Arabia Saudita ed intrattengono buoni rapporti con gli Stati Uniti, a cui avevano concesso la possibilità di lanciare raid aerei sulle posizioni di Al-Qaeda nella penisola Arabica (AQPA).

Esiste poi una dimensione locale che riguarda lo scontro tra le milizie tribali rivali, una realtà ancora molto importante in Yemen. In una guerra civile dove manca un’autorità centrale forte, capace di controllare il paese, molte tribù ne approfittano per conquistare nuove fette di territorio, alleandosi a seconda dei propri interessi con i gruppi ribelli o con le forze lealiste. Molte tribù sunnite del Sud si sono schierate con il governo di Hadi, convinte dalle generose offerte saudite da cui ricevono armi e munizioni. La stessa cosa avviene tra le tribù che si sono schierate in favore degli Houthi, a cui è stato promessa una maggiore rilevanza politica, e che sono accusati di ricevere armi dall’Iran.

Non va infine dimenticata un’ultima dimensione dopo quelle confessionali, politiche e tribali. In Yemen conserva uno dei suoi feudi principali Al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQPA), particolarmente presente nelle regioni desertiche centrali ed orientali dello stato. Inoltre il 20 marzo, una serie di attentati ha colpito due mosche sciite a San’a, provocando 137 vittime. Gli attacchi sono stati rivendicati da ex-combattenti dell’AQPA confluiti nell’ISIS, che già in Siria e in Iraq ha dimostrato oltre alla sua pericolosità la sua abilità a sfruttare queste situazioni di crisi per attirare a sé nuovi adepti, facendo passare una versione distorta della religione islamica capace di conquistare gli emarginati in cerca di una posizione nel mondo.

L’ultimo sviluppo degno di nota è stata la riunione della Lega Araba a Sharm El-Sheikh nel weekend. Della Lega Araba fanno parte tutti gli Stati del mondo arabo ad eccezione della Siria, la cui partecipazione è sospesa a causa dei noti dissidi politici tra le monarchie del golfo e Bashar Al-Assad. La questione yemenita è stata ovviamente uno dei temi caldi nell’agenda della riunione. Al termine della due giorni di discussioni è stato annunciato dal presidente egiziano Al-Sisi e dal re saudita Salman Bin Abdulaziz la creazione di una forza militare congiunta capace di riunire una parte significativa delle forze armate del mondo arabo e in grado, citando le parole di Al-Sisi, si “affrontare le minacce senza precedenti contro l’identità araba”. Minacce che provengono dai gruppi terroristici, Al Qaeda ed ISIS in testa. Ma anche dall’Iran. E proprio nella rivalità tra l’Iran sciita e l’Arabia Saudita sunnita è possibile leggere molti degli scontri che caratterizzano il Medio Oriente, e il conflitto oggi in corso in Yemen. Tra i due paesi c’è una profonda e crescente ostilità, un elemento di cui dovranno tener conto le potenze mondiali in questi giorni, impegnate in serrate negoziazioni a Losanna, sul nucleare iraniano.

 

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Marvin Seniga

Nato a Roma nel 1992, attualmente studia relazioni internazionali presso l'Università di Trento, dopo essersi laureato in Scienze Politiche presso la Luiss - Guido Carli. Oltre che di politica si interessa di sport e cinema.
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