Cosa si nasconde dietro la svolta turca in politica estera?

31/07/2015 di Michele Pentorieri

All’indomani dell’attentato a Suruç, Erdoğan ha concesso la base di Incirlik alle forze anti-Is. Dietro le manovre in politica estera si nasconde, però, un preciso disegno di politica interna. C’entrano le ultime elezioni e, ancora una volta, i curdi

Erdogan, Turchia

La svolta della Turchia in politica estera ha spiazzato molti. Come conseguenza dell’attentato perpetrato dall’Is a Suruç lo scorso 20 Luglio, in cui hanno perso la vita più di trenta persone, Erdoğan ha ordinato attacchi aerei ai danni delle postazione degli estremisti, fornendo addirittura la base di Incirlik alle forze aeree che combattono lo Stato Islamico. Dopo mesi in cui Ankara ha di fatto tollerato il passaggio sul proprio territorio di foreign fighters europei desiderosi di unirsi all’Is ed essersi sempre rifiutata di impegnarsi in prima linea contro i jihadisti, sembra finalmente decisa a svolgere il ruolo che da tempo le si chiedeva di svolgere. Decisamente troppo semplice per non mascherare molto altro. In realtà, le radici di questo apparente cambio di rotta della politica estera turca vanno cercate nelle ultime elezioni di Giugno e nelle sempre più complicate relazioni con la minoranza curda. Le ragioni della strategia di Erdoğan sono soprattutto -anche se non esclusivamente- di politica interna.

L’appuntamento elettorale dello scorso 7 Giugno per il rinnovamento del Parlamento turco ha rappresentato per Erdoğan una cocente delusione. Il suo partito è rimasto di gran lunga quello più importante (più del 40% dei voti) ma il suo progetto di far diventare quella turca una Repubblica Presidenziale ha subito un forte stop, vista la mancanza di una larga maggioranza utile ad approvare la riforma. I nazionalisti dell’Mhp hanno raggiunto il 16% dei consensi. Voti che, di fatto, avrebbero significato per Erdoğan il via libera ai suoi progetti. A questo punto entra in gioco la questione curda ed i suoi risvolti politico-elettorali. Avendo già in mente elezioni anticipate, quale mossa farebbe riconquistare all’AKP i voti della frangia più nazionalista del popolo turco se non la riapertura in grande stile degli attacchi contro i curdi?

Tornando all’attentato di Suruç, esso ha costituito il pretesto per violare la tregua decisa nel 2013 tra Ankara e PKK. Quest’ultimo ha ripreso i suoi attentati ai danni delle istituzioni turche, mentre Erdoğan ha ordinato massicci bombardamenti ai danni delle postazioni del Partito dei lavoratori curdi. Sin dall’inizio della resistenza dei curdi all’avanzata del califfato, Oçalan e i suoi hanno sempre rimproverato al governo centrale una massiccia dose di negligenza se non di connivenza con i piani di al-Baghdadi. Solo tenendo a mente ciò si spiega perché i curdi hanno violato la tregua con Ankara dopo il massacro del 20 Luglio. In pratica, i curdi accusano Ankara di essere la regia occulta dell’attentato, o comunque di non essersi prodigata per scongiurare la tragedia. Addirittura, Fuat Avni –misterioso personaggio che già in passato è stato in grado di anticipare con estrema precisione le mosse della Turchia in politica estera- sostiene che l’attentato di Suruç sia frutto di un piano elaborato a tavolino da Erdoğan, allo scopo di far precipitare il Paese nel caos, accreditandosi ancora una volta come unico vero garante dell’ordine in vista delle elezioni anticipate. D’altronde, il persistere dello scarso interesse di Ankara verso la distruzione dell’Is è dimostrato dal fatto che l’offensiva anti curda è consistente almeno quanto quella contro gli uomini di al-Baghdadi, ma è probabile che gli attacchi contro questi ultimi diminuiranno sempre più. A ciò va aggiunto che indebolire il principale nemico sul campo dello Stato Islamico non è esattamente la migliore strategia per sconfiggere i jihadisti. In quest’ottica, la concessione della base di Incirlik alla coalizione anti-Is rappresenterebbe poco più di un “contentino”. Una mossa per tenere buoni gli altri Paesi mentre si (ri)apre la stagione dello scontro con il PKK.

A questo già intricato quadro bisogna aggiungere la spaccatura tra i curdi stessi che si sta facendo via via più palese. Quello che viene indicato con il nome di “Kurdistan iracheno” rappresenta tutt’oggi il primo vero embrione di Stato curdo -anche se solo de facto, visto che non è riconosciuto dalla comunità internazionale. A capo di quest’entità c’è Mas’ud Barzani, eletto due volte alla presidenza della regione, capo del PDK –Partito Democratico Curdo- e fautore di una linea ben più morbida rispetto a quella del PKK. Il disegno di Barzani e dei suoi, infatti, è quello di un irredentismo curdo da raggiungere attraverso il dialogo con le autorità turche, non tramite attentati e minacce. Alla luce di ciò, per Barzani sia il PKK che il PYD –i curdi siriani- rappresentano un ostacolo all’indipendenza del proprio popolo. Proprio per questo, il capo del PDK si è più volte espresso sulla questione, condannando duramente l’atteggiamento del PKK e del PYD rei, a suo dire, di ostacolare il processo di pace con la Turchia. Per questo motivo, in questi giorni Barzani sembra piuttosto soddisfatto degli attacchi di Ankara ai danni del PKK –anche contro le sue postazioni nello stesso Iraq. Tutto ciò è solo una spia di quanto eterogeneo sia il panorama curdo, troppo spesso ridotto dai media occidentali ad una massa indistinta di persone che lottano contro il califfato.

Come si vede, il cinismo di Erdogan va ben oltre i facili entusiasmi per una supposta svolta turca. Le manovre in politica estera sono funzionali alla politica interna e la concessione della base di Incirlik alle forze anti-Is rappresenta fumo negli occhi dell’opinione pubblica occidentale e moneta di scambio per avere un maggiore margine di manovra nella lotta al PKK. Nessun cambio di rotta all’orizzonte, dunque: per Ankara l’Is rappresenta ancora uno strumento funzionale ai suoi obiettivi, mentre la possibilità per le forze anti-Is di contare su una base aerea in più non volgerà certo le sorti del conflitto a loro favore.

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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