Cosa Nostra, tra Bagheria e Montreal: vecchi legami, nuovi sodali

10/05/2013 di Luca Tritto

Lo scorso 8 Maggio, i Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo, insieme al ROS, hanno tratto in arresto 21 persone, il gotha della mafia a Bagheria e dintorni, alle porte di Palermo. Le principali accuse sono di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, gioco d’azzardo, e traffico internazionale di droga, oltre a detenzione di armi e riciclaggio, motivo per il quale sono stati sequestrati beni per circa 30 milioni di euro, tra i quali il famoso pub Villa Giuditta di Palermo. Infine, l’accusa di voto di scambio con il Sindaco di Alimena, Giuseppe Scrivano, e candidato alle regionale per la Lega Nord. Dopo gli arresti, un nuovo pentito ha fatto luce su due omicidi commessi di recente.

Mafia, tra Sicilia e Canada
Juan Ramon Fernandez

La riorganizzazione – In uno dei vecchi feudi di Bernardo Provenzano, Gino di Salvo si era posto a capo del mandamento che include Bagheria, Villabate, Ficarazzi e Altavilla Milicia, mentre Sergio Flamia aveva assunto il ruolo di capofamiglia a Bagheria. Una riorganizzazione vera e propria, con il recupero di vecchie tradizioni e nuove fonti di guadagno illecito. Oltre la creazione di una struttura secondo gli schemi organizzativi classici, i nuovi padrini puntavano molto sull’addestramento delle nuove leve, in modo da garantire totalmente la fedeltà alla famiglia, la riservatezza, e dunque ammetterli nell’Onorata Società tramite la Punciuta, il rituale di affiliazione con giuramento di sangue. Da qui il controllo asfissiante del territorio, tramite l’imposizione del pizzo. Ma non bastava. Per aumentare le entrate, i clan hanno fatto ricorso a reati minori, come il gioco d’azzardo, anticamera dell’usura. Infine, il traffico di droga, con il tramite del personaggio chiave dell’inchiesta: Juan Ramon Fernandez, 57 anni.

Tra Sicilia e Canada – Istruttore di arti marziali, Fernandez, in compagnia di Fernando Pimentel, entrambi spagnoli, si è stabilito a Bagheria, dopo essere stato espulso dal Canada come indesiderabile. Chi è in realtà “Joe Bravo”? E’ un fedelissimo di  Don Vito Rizzuto, il potente capofamiglia di Montreal, figlio di Niccolò Rizzuto, uno dei boss più potenti di Cosa Nostra americana. Per capire il motivo della sua presenza in Sicilia, bisogna prima sapere cosa sta succedendo in Canada. Vito Rizzuto ha appena finito di scontare una condanna negli Stati Uniti per triplice omicidio, avvenuto nel 1981 a Brooklyn durante la guerra interna alla famiglia Bonanno, storica alleata dei Rizzuto. Tuttavia, nel 2009 avviene il terremoto: il figlio di Vito, Nick Jr, viene ucciso per strada. Nel 2010 scompare Paolo Renda, cognato di Rizzuto e leader della Famiglia, mentre pochi mesi dopo è il super padrino e fondatore del clan, Nick Rizzuto Senior, ad essere assassinato con un fucile di precisione mentre era in casa con la moglie. Nel frattempo viene ucciso anche Agostino Cuntrera, Boss facente funzione, simbolo del legame tra i Rizzuto e i Cuntrera-Caruana, la storica famiglia siciliana protagonista dei traffici di droga internazionali tra America del Nord, America Latina ed Europa. Oggi Vito è libero, e già sia FBI che la Royal Canadian Mounted Police sono al corrente dei tentativi di vendetta e riorganizzazione della famiglia. Il padrino deve guardarsi da due distinti attacchi: da una parte, la fazione calabrese della ‘Ndrangheta in Canada sta riaffermando il proprio potere e ruolo nel traffico internazionale di droga, mentre il nemico più prossimo, Salvatore “the Iron worker” Montagna, ha già vissuto la sua parabola. Quest’ultimo, detto anche “The Bambino Boss”, all’età di 36 anni si è trovato ad essere designato come boss facente funzione della Famiglia Bonanno a New York, nella fazione degli Zips, i siciliani trapiantati di nuova generazione. Dovendo sfuggire a faide interne e indagini negli USA, Montagna decise di andare a Montreal dagli alleati per approfittare del vuoto di potere causato dall’Operazione Colisée, la quale ha scardinato l’organigramma del clan. Ritenuto colpevole dello scoppio della guerra a Montreal, Montagna è stato ucciso nel 2011 dopo un inseguimento della neve, una vera e propria esecuzione, nella quale sembra essere coinvolto Rayomnd Desjardins, storico collaboratore dei Rizzuto, attualmente in carcere. È qui che si inserisce Fernandez. Fedelissimo di Vito Rizzuto e “compare” di Desjardins, una volta espulso decide di andare in Sicilia e porsi come tramite per imbastire un traffico internazionale di droga tra Italia e Canada. La situazione a Bagheria sembrava favorevole e, in breve tempo, diventa un personaggio rispettato al pari degli altri uomini d’onore. Tuttavia, qualcosa va storto nei rapporti con i siciliani. Quando sono scattati gli arresti, i carabinieri non hanno trovato i due spagnoli, considerandoli latitanti. Invece, avviene il colpo di scena. Uno degli arrestati ha deciso di parlare, svelando il retroscena della scomparsa dei due transfughi. Non sono scappati, sono stati barbaramente uccisi un mese fa con una trentina di colpi. I loro corpi, poi, sono stati bruciati. I carabinieri li hanno trovati carbonizzati nei pressi di un casolare. Una misera fine per chi aveva sogni di gloria. A quanto pare, l’ordine sembra essere venuto direttamente dal Canada, mentre due fratelli, Pietro e Salvatore Scaduto, 49 e 51 anni, sono stati arrestati per l’omicidio. Orfani di padre, morto per mafia a Bagheria, i due si erano stabiliti a Montreal, entrando nella Famiglia Rizzuto. In seguito sono tornati in Sicilia, ma, a quanto pare, non avevano perso i contatti oltreoceano.

Questa operazione, a seguito di due anni di indagine, ha praticamente azzerato i vertici del mandamento di Bagheria, stroncando sul nascere il tentativo di stabilire stabili contatti con Montreal per il traffico internazionale di stupefacenti. Del resto, Vito Rizzuto non è nuovo a tali contatti. Già in passato fu sospettato di aver investito milioni di dollari in una società coinvolta nella costruzione del Ponte sullo Stretto, per il tramite di compari calabresi e siciliani. Inoltre, è la terza volta nel giro di 5 anni, che le autorità italiane e quelle canadesi e statunitensi bloccano i tentativi di alleanze tra Italia e America del Nord. In particolare, l’operazione Old Bridge del 2008 scardinò i legami tra la famiglia Gambino di New York e gli “scappati”, la fazione sterminata da Riina nella guerra di mafia degli anni 80, in particolare la famiglia Inzerillo. Una volta tornati a Palermo, con il benestare di Salvatore Lo Piccolo, avevano deciso di ristabilire i contatti in America, per il tramite di Francesco Paolo Augusto Calì, detto “Frankie Boy”. Anche allora, FBI e polizia italiana hanno effettuato arresti decapitando i Gambino e la loro controparte siciliana. Come denunciano gli addetti ai lavori, non bisogna abbassare la guardia, in quanto la mutevole composizione delle consorterie criminali permette il ripetersi di eventi del genere, in particolare le riorganizzazioni, le quali potrebbero avere conseguenze nefaste per i cittadini, in Italia ma non solo.

The following two tabs change content below.

Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
blog comments powered by Disqus