Cosa ha chiesto Tsipras ai creditori, in pratica

12/07/2015 di Federico Nascimben

Una richiesta di finanziamento che decuplica passando da 7,2 miliardi di euro a 74, alla quale si aggiunge l'esplicita proposta di ristrutturazione (o haircut?) del debito, in cambio di una manovra finanziaria che passa da 7/8 miliardi a 12. Grexit o meno, l'austerità ha un prezzo

Leggendo le proposte presentate dal primo ministro greco, Alexis Tsipras, ai creditori internazionali – delle quali si sta discutendo in queste ore – pare di capire che il Governo della Grecia sia disposto ad accettare nella sostanza le richieste avanzate, con l’importante eccezione di una ulteriore ristrutturazione (o taglio?) del debito, nonostante abbia indetto e vinto un referendum per respingere quelle richieste.

L’esecutivo guidato da Syriza chiede infatti un finanziamento triennale da 74 miliardi di euro (58 dal fondo Esm e 16 dal Fmi) e “offre” una manovra lacrime e sangue da circa 12 miliardi di euro in due anni (pari al 6% del Pil): in pratica viene decuplicata la richiesta di sostegno finanziario, dato che il piano scaduto il 30 giugno prevedeva 7,2 mld di finanziamenti in cambio di una manovra da 7/8 mld.

La vera domanda, quindi, è la seguente: cosa ha spinto Tsipras ha mettere da parte la sua battaglia contro l’austerità che sembrava star ottenendo buoni risultati? In primis il fatto che proprio quei 74 miliardi – secondo gli studi svolti da Fmi, Bce e Commissione – rappresentano il fabbisogno del Paese per i prossimi tre anni, e sono comprensivi di un rifinanziamento da 25 miliardi al sistema bancario al collasso. La situazione nel Paese nell’ultimo anno, infatti, è precipitata, tutte le stime sul Pil sono state riviste significativamente al ribasso, e secondo Hugo Dixon di BreakingViews, ad esempio, solo nelle ultime due settimane di chiusura della Borsa e di controlli sui capitali sarebbe andato perso il 4% del Prodotto e il deficit sarebbe peggiorato del 2%.

Infine c’è la richiesta sul debito. Stando al documento (non) pubblicato dal Fmi dieci giorni fa, in primis andrebbe raddoppiato, dagli attuali dieci anni, il periodo durante il quale la Grecia non effettua alcun rimborso; e contemporaneamente andrebbero allungante le scadenze, dagli attuali 20 anni. Come accennato, il motivo principale che aveva spinto tali conclusioni era il consistente peggioramento delle condizioni del Paese, ma nel caso in cui la situazione precipiti ancora il Fondo con sede a Washington prevede anche un haircut, cioè un taglio del valore nominale del debito nei confronti delle Istituzioni europee.

Grexit o meno, a questo punto resta da capire se grazie alle pressioni del Fmi Tsipras si aspetta(va) una consistente ristrutturazione/haircut del debito, oppure se si aspetta(va) di non rispettare gli impegni presi (magari a causa di un ulteriore effetto avvitamento della crisi). E infatti la mancanza di fiducia nei confronti del premier ellenico è uno degli elementi chiave dell’Eurogruppo in corso, dalle quali sono fuoriuscite altrettanto assurde proposte di sospensione temporanea della Grecia dall’Eurozona.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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