Cosa emerge dal Rapporto Osservasalute 2015

27/04/2016 di Ginevra Montanari

Con l'obiettivo di raccogliere dati scientificamente rigorosi da mettere a disposizione della comunità scientifica e dei decisori politici, per l'elaborazione di piani di prevenzione sanitaria più efficaci, l'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane monitora, dal 2003, lo stato di salute della popolazione italiana.

Osservasalute 2015

Con l’obiettivo di raccogliere dati scientificamente rigorosi da mettere a disposizione della comunità scientifica e dei decisori politici, per l’elaborazione di piani di prevenzione sanitaria più efficaci, l’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane monitora, dal 2003, lo stato di salute della popolazione italiana.

Dai dati presi in esame, si evidenzia come lo stato di salute della popolazione italiana sia “complessivamente buono”, al contrario di quanto si potrebbe intuitivamente credere oggi: la percentuale di soggetti con stile di vita non salutare – eccessiva sedentarietà, abitudine al fumo e al consumo di alcolici – è in lieve diminuzione. Emerge inoltre, con ancora più forza, la necessità di incentivare le attività preventive e salutari, così come vaccinazioni e screening, per fronteggiare i bisogni di una società caratterizzata da un alto tasso di invecchiamento.

Nel 2014, la speranza di vita alla nascita è pari a 80,3 anni per gli uomini e 85,0 per le donne, per la prima volta in lieve calo rispetto al passato. La distanza tra i due generi risulta di 4,7 anni a favore delle donne, contro i 5 anni del 2010: si denota quindi un incremento più favorevole degli uomini nonostante l’aspettativa di vita ancora superiore per le donne. Trento riscontra la maggiore longevità d’Italia (81,3 anni per gli uomini, 86,1 per le donne), mentre la Campania risulta la regione in cui la speranza di vita alla nascita è più bassa (78,5 anni per gli uomini, 83,3 anni per le donne). Dai dati presi in esame dal 2012 ad oggi, le cause di morte più frequenti sono le malattie ischemiche del cuore (responsabili di oltre il 12% del totale dei decessi), a seguire le malattie cerebrovascolari (quasi il 10% del totale) e altre malattie di orgine non ischemica ( 8%). I tumori maligni, quarta causa di morte, provocano il triplo dei decessi negli uomini rispetto alla donne, mentre la morte dovuta a malattie ipertensive, demenza e malattia di Alzheimer, causano tra le donne il doppio dei decessi osservati tra gli uomini.

Gli obiettivi definiti in Italia dal Piano Nazionale di Prevenzione 2014-2020, richiama l’esigenza di garantire un monitoraggio sull’analisi dei principali fattori di rischio oggetto di attività preventive, interventi sanitari, riabilitazione e reinserimento nella società. Qualunque piano di azione mirato a contrastare i fattori di rischio, favorire stili di vita sani e assicurare la prevenzione delle malattie prevede una serie di provvedimenti che partono, essenzialmente, dalle policy, ma sviluppano necessariamente un’azione coordinata e coerente a tutti i livelli, dal locale al globale. Il piano di azione globale per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili (MNT) 2013-2020 si sviluppa attraverso il raggiungimento di nove obiettivi globali tesi alla riduzione relativa del 25% della mortalità prematura da malattie cardiovascolari, cancro, diabete e malattie respiratorie croniche entro il 2025. Le quattro principali MNT citate sono contrastabili attraverso azioni preventive atte a debellare i quattro fattori principali di rischio comportamentali: uso di tabacco, consumo di alcol, alimentazione scorretta e inattività fisica.

Troviamo una lieve diminuzione della quota di fumatori tra la popolazione dai quattordici anni in su (pari al 19,5); l’analisi per ripartizioni geografiche evidenzia come le regioni del Nord-Est siano quelle con la più alta prevalenza di ex-fumatori, mentre quelle del sud hanno prevalenza più bassa. Anche la prevalenza degli astemi e degli astinenti (35,6%) rimane pressoché stabile; sta leggermente aumentando rispetto al 2013 principalmente in Toscana, Piemonte e Friuli Venezia Giulia. Per quanto riguarda l’alimentazione, il tasso dei giovani sovrappesi e obesi sta diminuendo negli ultimi anni, ma si ripresenta con maggiore intensità negli individui intorno ai 70 anni. Da notare come, in tutte le regioni, il consumo di VOF (verdura o frutta) più diffuso è sempre al di sotto del benchmark delle 5 porzioni e più giornaliere, ma si attesta tra le 2-4 al giorno. Per quanto riguarda lo sport, invece, si riscontra una diminuzione significativa di persone sedentarie (-1,3 punti percentuali).

Dal recente rapporto emergono dati preoccupanti, ma anche piccoli cambiamenti positivi, andamenti piccoli ma promettenti che, se ben indirizzati, potrebbero migliorare sempre di più. Ci auguriamo che i dati raccolti possano essere un incentivo ulteriore per il miglioramento della salute individuale e collettiva.

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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