A cosa siamo disposti a rinunciare per avere internet?

28/04/2016 di Francesca R. Cicetti

Meglio rinunciare a internet o perdere un occhio? Orbi è la risposta al dilemma, per il 40% degli intervistati. Meglio dire addio a internet o perdere un dito? Ne restano comunque altri nove. Il 30.1% vi rinuncerebbe senza troppi rimpianti.

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Qualcuno nell’AT&T deve avere molta fantasia. Nel marzo 2016 la compagnia di comunicazione ha sottoposto a un campione di cittadini statunitensi un sondaggio piuttosto originale. L’intento era scoprire a che prezzo l’americano medio fosse disposto a rinunciare all’utilizzo di internet. Non per un’ora, per una settimana, un mese. Per tutta la vita. I risultati sono da film di fantascienza. Meglio rinunciare a internet o perdere un occhio? Orbi è la risposta al dilemma, per il 40% degli intervistati. Meglio dire addio a internet o perdere un dito? Ne restano comunque altri nove. Il 30.1% vi rinuncerebbe senza troppi rimpianti.

Il cioccolato non ha possibilità di vittoria. L’87% preferirebbe accantonarlo per sempre in cambio dell’accesso alla rete. Ma finché si tratta di cacao il dilemma morale ha una portata limitata. Il 16.9% degli intervistati rinuncerebbe addirittura a ogni interazione umana. Tra un Wi-Fi e una stretta di mano, il Wi-Fi guadagna consensi. L’infinita vastità del tutto virtuale, confrontata al sano calore di una cerchia ristretta.

Si tratta di un meraviglioso e inquietante specchio di noialtri. Un sipario aperto sulla nostra incapacità di comunicazione, eppure sul suo disperato bisogno. Si avverte il paradosso come un prurito. Tutti ci dichiariamo pronti a sacrificare qualsiasi cosa pur di rimanere in contatto con la vastità del mondo. Qualsiasi cosa, persino le relazioni sociali. Quella prima, antica forma di relazione. Immolarla sull’altare della comunicazione globale, ora si può.

In fondo, il desiderio di barattare quattro chiacchiere al bar con le possibilità infinite offerte dalla rete non dovrebbe sconvolgerci. Qualcosa di limitato, e umano, per qualcosa di illimitato. Il secondo immensamente più comodo del primo. Immensamente più sterile. Ma secondo alcuni le due cose si possono paragonare con tranquillità, è possibile metterle a confronto ed eleggere il vincitore. Cosa è più conveniente?

Di sicuro ha la sua utilità, ma l’esperimento dell’AT&T non è verbo assoluto. Negli anni Trenta un esperto di psicologia sociale, Edward Thorndike, provò a sottoporre un sondaggio simile. Propose una lista di eventi e azioni spiacevoli, e domandò a un gruppo di giovani mantenuti dal sussidio statale per quale cifra avrebbero accettato di vivere determinate esperienze. Quanto vale la pena essere pagati per mangiare un lombrico di quindici centimetri? E quanto per strangolare un gatto a mani nude? Quanto per farsi amputare un dito o estrarre un dente? Infine, quanto per passare il resto della vita in una fattoria del Kansas? Sorprendentemente, la proposta che totalizzò la cifra più alta fu quest’ultima (la bellezza di 300.000 dollari). Ma in tutta probabilità la possibilità di vivere in Kansas sarebbe rimasta la più sgradevole solo fino alla vista delle tenaglie.

Allo stesso modo, il prezzo altissimo che sembriamo disposti a pagare per rimanere connessi, forse rimarrebbe tale solo fino al giorno in cui saremo chiamati a saldarlo. Si tratta ovviamente di un esercizio di stile. Nessuno ci chiederà nella prossima settimana di scegliere tra la connessione internet e il mignolo del piede. E se anche fosse, forse le nostre risposte di fronte a una mannaia potrebbero essere diverse da quelle tranquillamente sciorinate in un sondaggio online. Al momento di impacchettare le nostre cose, salutare il mondo reale per dedicarci esclusivamente a quello virtuale, le interazioni umane, gli abbracci, i baci, potrebbero sembrarci più cari dell’infinità della rete.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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