Cosa ci lasciano queste elezioni?

26/02/2013 di Andrea Viscardi

L’ultima emozione della giornata elettorale è stata data da Angelino Alfano. A pochi minuti dall’una – davanti a tutti i media italiani – ha chiesto al Ministro Cancellieri di fermare la proclamazione del vincitore, applicando il principio del “too close to call”.  La realtà è che i risultati definitivi – è la Magistratura (Corte di Cassazione) ad avere il compito di sancire il vincitore delle elezioni – non potranno in nessun caso portare al ribaltone. Dimostrazione del perché il M5S è divenuto il Primo partito italiano. In un momento in cui le prossime settimane decideranno del nostro futuro, i Partiti tradizionali pensano a fare la guerra – o a dichiararsi vincitori di un’elezione che ha visto solamente un Paese sconfitto – invece di iniziare a dialogare per una soluzione ad uno scenario che si prospetta drammatico.

Grillo e BersaniCiclone Grillo – Quello che è ufficiale, invece, è la vittoria schiacciante di Beppe Grillo. Il suo movimento è divenuto il primo Partito in Italia, con il 25,54%. Un Partito che si è fatto carico della stanchezza, della sfiducia, e della disperazione degli italiani. Un partito che, davanti ai media, è apparso intriso di tematiche populiste e demagogiche. Noi stessi, dalle pagine del sito, abbiamo criticato più volte l’organizzazione, oltre a molte delle parole e dei concetti espressi dal leader del movimento. Preoccupa soprattutto l’assenza di un leader capace di guidare chi in Parlamento non c’è mai stato e, di fatto, di una linea comune da seguire, potrebbe creare molto più che piccole difficoltà ai neoparlamentari. Considerando soprattutto la loro inesperienza. Chi era curioso di osservare il M5S in Parlamento ora potrà farlo. Riuscirà ad attuare la rivoluzione che proclama? Lo sapremo nei prossimi mesi. Sicuramente, se non si rivelerà troppo inadeguato, quando tra sei mesi o un anno si tornerà a votare – eventuale discesa di Renzi alla guida del PD a parte – andrà ben oltre i numeri ottenuti in questa elezione.

PD, sempre il solito – Noi lo avevamo previsto già a fine Dicembre. La Sinistra, come al solito, non è in grado di gestire il vantaggio. In tre mesi è stato bruciato un margine del 10%, alla Camera ce l’ha fatta per lo 0,37%, al Senato il margine è più ampio, il che è indicativo, perché significa, almeno in parte, che tra gli under 25 il Partito è ai minimi storici. Colpa di Grillo. Già perché in realtà gran parte della componente M5S è stata strappata alla sinistra più a sinistra. Bersani, nel frattempo, è rimasto nascosto, dichiarando solamente che il Partito farà di tutto per realizzare l’interesse dell’Italia. Un profilo basso per il Segretario, un po’ come la campagna politica della coalizione: superficiale, spenta, incapace di coinvolgere gli italiani e di gestire uno scandalo come quello del MPS. Difficile anche, in un’ottica di ritorno al voto, pensare di poter vincere senza rivoluzionare. E’ giunta l’ora di Matteo Renzi. Lo stesso Renzi che oggi, probabilmente, non riusciva a nascondere un sorriso. I conservatori e i tradizionalisti hanno perso. Le logiche degli anni passati non funzionano più. E’ ora di diventare il Partito Democratico del futuro, abbandonando le ancore che lo tengono legato a “tradizioni” oramai lontane e arcaiche.

Berlusconi immortale – Politicamente, occorre dirlo, Berlusconi è un mago. A Dicembre tutti lo consideravano impazzito, a Gennaio iniziavano a riconsiderarlo, a Febbraio avevano paura di lui. Non c’è nulla da dire, è dieci gradini sopra agli altri per quanto riguarda la comunicazione politica (italiana). Ha capito da anni ciò che parte del nostro popolo vuole sentirsi dire e lo ripete, oramai come una filastrocca, ogni volta che occorre. Poco importa che si tratti di elementi populisti, di promesse impossibili da realizzare. Quella è un’altra questione. Perché, diciamocelo, un uomo di stato dovrebbe avere la responsabilità di non lasciarsi andare all’utilizzo di strumenti di questo tipo, ma sono i cittadini, i primi ad avere la responsabilità di essere consapevoli ed informati. In Italia, questo, non avviene. Oramai è palese a tutti. Non avviene non perché nessuno oggi avrebbe votato Berlusconi, non avviene perché, altrimenti, in questi due giorni nessuno dei tre simboli dei tre primi partiti italiani sarebbe stato presente sulle schede elettorali o almeno, concedetemelo, quei partiti, non avrebbero avuto molti degli uomini che oggi occupano, al loro interno, posizioni di rilievo.

Ingovernabilità – Adesso, la situazione è drammatica. In Senato non esiste alcuna maggioranza e sembra difficile Bersani possa riuscire ad ottenerla. I 19 seggi di Mario Monti non basterebbero ad ottenere la maggioranza, e le parole di Grillo stasera – nonostante l’invito di Vendola al dialogo – sembrano lasciare poco spazio ad un appoggio esterno del M5S ad un governo di sinistra. La patata bollente passerà quindi – con molta probabilità – al Presidente della Repubblica. Napolitano, nell’ultimo sforzo prima del ritiro (tra l’altro vista la situazione in Parlamento, sarà curioso capire chi potrà sostituirlo), dovrà riuscire nel difficile compito – quasi impossibile – di formare un governo di solidarietà nazionale. Il problema, quello reale, è che mettere insieme PD e PDL è difficile quanto mettere insieme PD e Grillo. Le dichiarazioni di Alfano, d’altronde, lasciano pochi spazi alla riuscita di un governo “tecnico di politici”. Una mossa a sorpresa da parte di Bersani di farsi da parte e non divenire Premier non sembra sufficiente: chi prenderebbe il suo posto? La strada, dunque, sembra quella di tornare a votare. Sei mesi, un anno al massimo. I mercati, intanto, ci mangeranno e la situazione, da critica, ritornerà ad essere drammatica. Almeno questa è l’impressione. Per ora, però, lasciamo tutta l’Italia a discutere dei risultati elettorali. Almeno per qualche giorno cerchiamo di non pensare a scenari futuri dal sapore apocalittico.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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