Cosa c’è dietro il patto del Nazareno? Verità e retroscena

14/11/2015 di Ludovico Martocchia

Berlusconi sta mentendo. Oppure dice la verità? Vuole “rinascere” ancora una volta, minando la credibilità di Renzi, oppure sta seriamente svelando i retroscena di quell’accordo segreto che è stato il patto del Nazareno?

Berlusconi sta mentendo. Oppure dice la verità? Vuole “rinascere” ancora una volta, minando la credibilità di Matteo Renzi, oppure sta seriamente svelando i retroscena di quell’accordo segreto che è stato il patto del Nazareno? Non si può rispondere con certezza. Allo stesso tempo è parzialmente possibile ritenere verosimili o inverosimili determinate dichiarazioni del Cavaliere, sulla base delle informazioni disponibili e con un occhio puntato all’inizio del 2014.

Revisione a posteriori. Una riflessione di questo tipo scaturisce dalle parole di ieri a Porta a Porta di Silvio Berlusconi, tornato in televisione dopo esser ricomparso sul palco al raduno di “Noi con Salvini” di Bologna. «La modifica della legge Severino era nel patto del Nazareno»: ha dichiarato durante l’intervista con Bruno Vespa. È un altro dettaglio che Berlusconi rivela sull’incontro con Renzi del 18 gennaio 2014. Lo stesso concetto è stato ribadito dal capogruppo alla Camera di Forza Italia Renato Brunetta: «Oltre alla riforma del bicameralismo e alla legge elettorale, c’erano la delega fiscale e la correzione della legge Severino. Ma poi Renzi ha imbrogliato le carte». Subito pronti a smentire, anche con qualche battuta, il premier – «Io non gli ho mai promesso una modifica alla Severino. Probabilmente si confonde con l’altro Matteo» – e il vice-segretario del Pd Lorenzo Guerini – «Berlusconi preoccupa. Oltre a sbagliare le piazze e infilarsi in quelle della Lega, sbaglia anche i patti, non so se apposta o perché le cose cominciano a sfuggirli».

Impossibile salvarlo. Ma era realistico il ripristino dell’agibilità politica di Berlusconi tramite un accordo? Innanzitutto bisogna ricordare che durante i mesi di trattativa sulla legge elettorale che portarono all’incontro nella sede centrale del Pd, a cui parteciparono oltre a Renzi e Berlusconi, anche Gianni Letta e Guerini, il fiorentino non ricopriva la carica di Capo del Governo. In questo senso, sebbene molte supposizioni sulla “pugnalata” ad Enrico Letta erano possibili, Renzi non aveva nessun potere per cambiare la legge Severino o introdurre una norma, come quella del limite del 3 per cento sull’evasione fiscale. Lo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con ogni probabilità, non avrebbe mai potuto concedere la grazia a Silvio Berlusconi. La sua rielezione, che si potrebbe definire “straordinaria”, aveva il compito di permettere un esecutivo di larghe intese, che avrebbe consegnato una nuova legge elettorale all’Italia.

Un articolo che ha scatenato una valanga. D’altro canto, si potrebbe sostenere che l’ipotesi del “salvataggio” del Cavaliere dalla condanna sia stata toccata proprio dal governo Renzi un anno più tardi. Infatti risale al dicembre scorso il caos legato all’ipotesi della cancellazione del reato di Berlusconi, mediante un articolo 19-bis del decreto di attuazione della delega fiscale. È bastata una riga di una norma, un numero (il 3 per cento), per scatenare una valanga sul premier-segretario. La riabilitazione di Berlusconi sarebbe stata un disastro nei consensi per Renzi. Per questo il Rottamatore è tornato sui suoi passi, dichiarando l’errore: il “salva-Berlusconi” è stato cancellato. Che sia stata una svista (opzione alquanto improbabile), o la diretta attuazione del Patto, oppure ancora un avvertimento di come fosse inattuabile la prospettiva del “salvataggio”, non si potrà mai sapere. Sta di fatto che il ripristino dell’agibilità del Cavaliere non è avvenuta.

L’abbraccio sul ring. Essenzialmente, visti i risultati della delega fiscale, appare improbabile che Renzi avesse potuto concedere un beneficio così notevole al leader del centrodestra. Anzi, è nettamente più plausibile ritenere che il patto del Nazareno sia stata la conseguenza dell’inagibilità politica di Berlusconi, invece che il tentativo di una sua risoluzione consensuale. Il motivo ultimo dell’accordo potrebbe essere stato solamente uno: più visibilità, per Berlusconi. Il Cavaliere era in forte crisi, la sua coalizione nei sondaggi era data per perdente – si avvicinava al 33 per cento, cifra da cui deriva l’ottenimento del premio di maggioranza nella prima versione dell’Italicum. L’unico modo per controbattere l’interdizione dai pubblici uffici era “abbracciare” il suo avversario, proprio come fanno i pugili nel momento di difficoltà. Così Berlusconi ha fatto nel 1996 con il celeberrimo “patto della Crostata” e poi successivamente con la bicamerale presieduta da D’Alema. Insieme con il Nazareno, tutti e tre i patti sono falliti, perché Berlusconi si è sfilato quando ha capito la loro impossibilità di realizzazione oppure quando veniva meno la sua visibilità.

Silvio era d’accordo. Difatti il patto ha resistito per un anno con la volontà del Cavaliere. Tutte le modifiche all’Italicum sono state precedute dal suo assenso. L’unica clausola che ha resistito è stato il parere negativo sui collegi uninominali, mai piaciuti al leader di Forza Italia. Il resto – previsione del doppio turno, reintroduzione parziale delle preferenze, premio di maggioranza alla lista – è stato introdotto tramite successivi incontri tra Renzi e Berlusconi, oppure tra il primo e l’altro toscano, plenipotenziario delle riforme, Denis Verdini. “Il patto sarebbe saltato, non per l’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale – usata da Berlusconi come scusante – ma perché l’abbraccio con il suo avversario era ormai diventato “mortale”. I “falchi azzurri” incolpavano il suo leader di un’eccessiva benevolenza nei confronti del Rottamatore: era meglio tornare all’opposizione, sia governativa che alle riforme.

Il genio che non c’è più. Se Berlusconi avesse concesso tutte queste aperture a Renzi – la più importante, il premio alla lista invece che alla coalizione, che danneggia un centrodestra pluripartitico – verrebbe facile pensare come il Cavaliere fosse stato raggirato. Certamente a Berlusconi interessava ritornare di nuovo in corsa eliminando la legge Severino, ma la riteneva veramente un’ipotesi probabile? Insomma, in parole povere, Berlusconi è stato fregato? Visti questi elementi, si potrebbe rispondere di sì. Ha trovato una volpe ancora più furba di lui. Renzi ora sta ottenendo le grandi riforme anche senza il suo aiuto, sfruttando la fiducia che Berlusconi aveva riposto in lui: soprattutto grazie al tradimento di Denis Verdini, dimostrazione di come l’abilità politica del Caimano sia ormai superata e in forte declino.

 

 

The following two tabs change content below.

Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
blog comments powered by Disqus