Cosa aspettarsi dal Presidente Mattarella

06/05/2015 di Ludovico Martocchia

Si attende la firma di Mattarella sull’Italicum: un atto che permetterà una riflessione sul Presidente della Repubblica. Al contrario del predecessore, continuerà ad essere un notaio, un comprimario nella scena pubblica?

Pres. Mattarella

 Tutti lo danno per scontato. Sergio Matterella firmerà l’Italicum, la nuova legge elettorale targata Matteo Renzi. Da luglio 2016 entrerà in vigore, quando forse sarà affiancata dalla riforma istituzionale del Senato. Nonostante le opposizioni, in prima linea il MoVimento 5 Stelle, chiedano il contrario: «Presidente non firmi». La legge ripresenta gli stessi vizi di legittimità del Porcellum: il premio di maggioranza sproporzionato e il 70 per cento dei deputati che saranno eletti senza preferenze. È l’accusa di coloro che il giorno dell’approvazione, affiancata dalla questione di fiducia, scelsero l’Aventino rispetto alla presenza in Aula. Ma difficilmente il Quirinale dirà di no all’Italicum. Da professore di diritto, da membro della Consulta, da fervido oppositore della “porcata” del 2006, Mattarella, ora arbitro istituzionale, non rivelerà indizi di incostituzionalità.

Non c’è da aspettarsi la mossa azzardata. La firma del Presidente della Repubblica sarà in linea con l’inizio del suo mandato. Tre mesi da notaio, poche battute e pochi moniti. In netto contrasto con gli ultimi anni di reggenza del suo predecessore Giorgio Napolitano, a cui molti attribuiscono la scelta di almeno due degli ultimi tre governi, rispettivamente gli esecutivi di Mario Monti ed Enrico Letta. È proprio nel 2011, anno in cui venne affidato l’incarico al rettore della Bocconi, che l’allora inquilino del Quirinale cambiò drasticamente comportamento politico. Dopo cinque anni più o meno di silenzio – se si esclude il caso di Luana Englaro – Napolitano dovette supplire ad una classe politica incapace di reagire dinanzi ai colpi dello spread e al terrore della Troika. Così fece anche dopo aver testato l’incompetenza dei grandi elettori e dei partiti nel trovare un altro presidente: si dichiarò disponibile ad un nuovo mandato (stavolta breve) per attuare quelle riforme che ritiene ancora oggi indispensabili. Lasciò passare la staffetta da un pisano che non dominava la scena ad un fiorentino capace di portare il Partito democratico al 40 per cento nei mesi successivi. Dopo aver quasi certamente imposto Pier Carlo Padoan al Ministero dell’Economia, visse un 2014 più silente rispetto agli anni in precedenti, quando rappresentò l’ago della bilancia dalla politica italiana.

Al contrario, l’attuale Capo dello Stato vive ai margini della vita politica del Paese. Ma non è un caso, neppure una novità della storia repubblicana. Il Presidente della Repubblica è una figura ambigua, una “variabile dipendente” della scena pubblica. Nel momento in cui la politica si è dimostrata inetta, il Quirinale ha svolto un ruolo di parziale supplenza – per esempio con Pertini, con Cossiga dal 1990, con Napolitano nel 2011 e nel 2013. Quando in Italia si è avuta una situazione istituzionale stabile oppure la presenza di una leadership forte, il Presidente è stato defilato – i casi dei i primi anni della Repubblica, Ciampi e Napolitano in un periodo bipolare, ora Mattarella in presenza di Renzi. Inoltre bisogna ovviamente considerare l’indole caratteriale di ogni inquilino del Colle, che non può essere modificata anche a seconda della situazione politica o socio-economica. Per queste ragioni, è verosimile aspettarsi che Sergio Mattarella rimanga notaio e silente fino a quando non ci saranno dei mutamenti che richiederanno il suo intervento. È una semplice costruzione di cause e conseguenze che spesso dimentichiamo di prendere in esame. Un’altra questione che invece occorrerà porsi richiede riposte più complesse: Mattarella sarà l’ultimo Presidente di una repubblica parlamentare? Ovvero: una riforma in senso presidenzialistico è l’obiettivo finale di Renzi? Questioni che forse saranno di grande attualità tra qualche anno, dopo che il nuovo assetto istituzionale risultante dall’Italicum e dalla riforma costituzionale, sarà completo.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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