Corruzione, la triste tenaglia dell’Italia

12/06/2015 di Laura Caschera

Non è solo Roma Capitale: sono anni che sul piano della corruzione dal nostro paese arrivano dati sconfortanti, nonostante i richiami all'intervento delle personalità migliori. Margini di intervento però ci sono e, per il bene del nostro paese, serve intervenire il prima possibile

In questi giorni il nostro paese è di nuovo al centro delle polemiche per gli arresti avvenuti a Roma, in seguito all’inchiesta “Mafia Capitale 2”, che ha colpito i già feriti palazzi della politica. Protagonisti di questa ondata sono soprattutto politici romani, illustri membri di partiti che governano la città. Nessuna giunta sembra essere immune, né quella del precedente sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e nemmeno quella dell’attuale, Ignazio Marino, entrambe ampiamente coinvolte dagli scandali. Ma se prima il Partito Democratico aveva difeso l’operato e la posizione di Marino contro possibili richieste di dimissioni, adesso il sindaco sembra sempre più isolato, con il possibile affidamento, da parte del Governo, della gestione del Giubileo ad un commissario.

La situazione che sta infettando Roma non è che lo specchio della condizione nella quale versa l’Italia. I dati sulla corruzione nel nostro paese sono allarmanti, secondo le stime dell’Ocse contenute nel documento del marzo scorso “Curbing Corruption”, la percezione della corruzione in Italia sfiora il 90%, e acquista il triste primato di “posizione top” tra i paesi membri dell’Ocse, tenendo in pugno le sorti del paese. Le parole del Presidente del Senato Pietro Grasso in proposito sono allarmanti, Grasso ha dichiarato che, giudicando dalle tristi notizie di cronaca degli ultimi mesi e degli ultimi giorni, il nostro paese sembra essere rimasto sordo all’imperativo di Berlinguer, per usare le stesse parole del Presidente: “quello di sradicare ogni compromesso tra politica e malaffare”. L’imperativo veniva già da lontano, ma il nostro paese sembra essere rimasto come una guaina, impermeabile agli stimoli provenienti da chi voleva davvero cambiare questa triste situazione. Parole di sdegno arrivano anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che alla cerimonia per l’assegnazione del David di Donatello ha dichiarato: “la corruzione è conseguenza di un impoverimento della civiltà e delle relazioni”.

Un punto nodale per la lotta contro la corruzione sembra essere la riforma della pubblica amministrazione, sulla quale, con le proprie raccomandazioni, è intervenuta anche Transparency International, l’ente di rilievo internazionale che si occupa di offrire un aiuto effettivo per combattere il demone che così tanto ci tormenta. Il 3 giugno alcuni membri di Transparency hanno partecipato all’audizione parlamentare sulla riforma della PA. Marcello Spissu, membro del Comitato Esecutivo dell’associazione ha illustrato, durante l’audizione parlamentare, il documento programmatico dell’ente. Al centro troviamo i capisaldi di trasparenza, integrità e rendicontazione, ma anche l’accesso alle informazioni e la tutela dei “whistleblower”, ovvero coloro che decidono di portare alla luce sistemi macchiati dalla corruzione, persone che, con la loro voce ed il loro coraggio, decidono di aiutare il nostro paese. Questo ruolo andrebbe sempre più incoraggiato, secondo la stessa Transparency International, perché solo tramite i richiami di chi vive all’interno del fenomeno la situazione potrebbe veramente cambiare, come in ogni grande fenomeno criminale che si rispetti (si pensi alle mafie, oppure ai grandi scandali finanziari di borsa).

Uno degli effetti concreti più visibili della corruzione è il costante e inevitabile ritardo nella realizzazione delle opere pubbliche più importanti, come è accaduto, per esempio, al Mose di Venezia. La soluzione che arriva da più parti, tra cui anche da Legambiente, Cgil, Cisl e Uil, è quella di investire sempre più sulla trasparenza, rendendo possibile l’assegnazione di appalti solo tramite gare standardizzate, senza ricorrere alla pericolosità della trattativa privata, standardizzando e semplificando i contratti, attivando concorsi per tutte le opere pubbliche, senza distinzione. I lavori, inoltre, dovrebbero essere affidati solo sulla base di progettazioni esecutive, così da abbattere i costi, l’aggiudicazione della gara dovrebbe essere condizionata dalla sussistenza di finanziamenti sufficienti a coprire l’intera prestazione, dal primo momento fino all’ultimo della sua realizzazione. Ma anche le istituzioni potrebbero contribuire a porre un freno alla triste situazione delle opere pubbliche, ampliando i poteri di intervento, vigilanza e sanzionamento dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, rendendo anche possibile ed efficacie il controllo tecnico per ogni appalto, scegliendo anche collaudatori indipendenti solo al momento finale dei lavori, in modo tale da non menomare la propria indipendenza.

Ma se è irrealistico pensare di poter raggiungere il livello di percezione della corruzione della Svezia, inferiore al 15%, non è così impossibile pensare al nostro come ad un paese dove sia davvero conveniente iniziare un’opera, dove qualunque impresa, portando il progetto migliore, possa essere in grado di gareggiare ed essere veramente competitiva, senza vedersi soffiare il posto da chi, troppo spesso, presenta un progetto mediocre ma può vantare “illustrissimi” amici.

 

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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