Correggio e Parmigianino. Arte a Parma nel Cinquecento

02/03/2016 di Simone Di Dato

Attraverso una selezione di capolavori provenienti dai più importanti musei del mondo, "Correggio e Parmigianino. Arte a Parma nel Cinquecento" metterà a confronto il talento dei due artisti, maestro e allievo, che resero straordinaria la stagione dell'arte parmense del XVI secolo.

Correggio e Parmigianino

Dal 12 marzo al 16 giugno gli spazi espositivi delle Scuderie del Quirinale ospiteranno un’importante mostra dedicata a due maestri assoluti del Rinascimento italiano: Antonio Allegri detto Il Correggio (1489-1534) e Francesco Mazzola detto Il Parmigianino (1503-1540). Attraverso una selezione di capolavori provenienti dai più importanti musei del mondo, tra cui la National Gallery of Art di Washington, il Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, il Prado di Madrid, la National Gallery di Londra, la Galleria Borghese di Roma e la Nazionale di Parma, “Correggio e Parmigianino. Arte a Parma nel Cinquecento”, questo il nome dell’esposizione romana, metterà a confronto il talento dei due artisti, maestro e allievo, che resero straordinaria la stagione dell’arte parmense del XVI secolo.

Il percorso espositivo è stato affidato al professor David Ekserdjian, studioso da oltre trent’anni della Scuola di Parma, e autore di numerose pubblicazioni di pregio, tra cui le monografie su Correggio (1997) e Parmigianino (2006), e si focalizzerà sul ruolo della scuola di assoluto prestigio e rilevanza che ha partorito il genio di Correggio e Parmigianino. Per tutto il Quattrocento, Parma fu centro provinciale, priva di una tradizione pittorica paragonabile a quella di altri centri emiliani come Ferrara, quantomeno a Bologna. Ma all’inizio del Cinquecento fu in grado di diventare il centro più attivo dell’intera regione tanto da poter competere a pieno titolo con le grandi capitali dell’arte italiana come Roma, Firenze e Venezia, grazie anche all’attività dei due pittori.

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Originario di Correggio, Antonio Allegri passò alla storia col nome della sua città ma fu sempre legato a quella di Parma tanto che la sua carriera è scandita da tre grandi cicli di affreschi parmensi: la camera della Badessa nel convento di San Paolo, la decorazione nella Chiesa di San Giovanni Evangelista e la cupola del Duomo con l’Assunzione. A Parma si recò solo  alla fine degli anni Dieci del Cinquecento ma vi rimase per il resto della sua vita. In mostra portano la sua firma circa venti dipinti che sottolineano non solo la straordinaria carica emotiva e la gamma di sentimenti espressi dal pittore nelle immagini religiose, ma anche le sue opere di soggetto mitologico, che ebbero un’enorme influenza sugli artisti successivi, dai Carracci, a Watteau, fino a Picasso: tra tutti la Madonna Barrymore (Washington, National Gallery of Art), il Ritratto di dama (San Pietroburgo, Museo Statale dell’Ermitage), Il martirio di Quattro santi (Parma, Galleria Nazionale); Noli me tangere (Madrid, Museo del Prado), La Scuola di Amore (Londra, National Gallery) e la  Danae (Roma, Galleria Borghese).

Allievo di Correggio, Parmigianino fu il secondo grande maestro della scuola parmense. Oltre ai soggetti religiosi e mitologici, l’esposizione porrà l’accento sui risultati spettacolari ottenuti nel genere del ritratto. Tra le opere presenti si potranno ammirare capolavori quali la grande Pala di Bardi, prima opera realizzata dall’artista all’età di sedici anni, il monumentale San Rocco dipinto per la Basilica di San Petronio a Bologna, la Conversione di Saulo (Vienna, KUnsthistorisches Museum); la Madonna di San Zaccaria (Firenze, Gallerie degli Uffizi); la celeberrima Schiava turca della Galleria Nazionale di Parma e la cosiddetta “Antea“, tra i ritratti più sofisticati e misteriosi di tutto il Cinquecento. Una selezione di opere che mette in evidenza le differenze sostanziali tra i due artisti specie nell’approccio alla pratica del disegno: più funzionale quella del Correggio, dedito alla morbida intonazione della luce, più ricca e varia la produzione del Parmigianino, arricchita da forme affusolate, campi compatti e levigati. Non a caso Adolfo Venturi scriveva: “L’arte di Antonio Allegri si abbandonava alla gioia della luce e del colore; vedeva le forme alleggerite e consunte dall’atmosfera, i contorni ondeggianti e labili, gli sfondi lontani e ariosi, amava le note calde, le carni bionde, i fogliami saturi d’oro; l’arte del Parmigianino, precisa invece e adamantina nei contorni, giunge dalle eleganze sfavillanti e capricciose di Fontanellato, preludio alle delizie ornamentali del Settecento, alle fredde eleganze dell’Impero nella Madonna dal collo lungo.”

Ai capolavori dei protagonisti della mostra, il percorso espositivo verrà arricchito da una selezione di dipinti e disegni poco noti o inediti, firmate tra gli altri da quattro artisti, meno celebri ma non per questo meno talentuosi della Scuola di Parma: Michelangelo Anselmi, Francesco Maria Rondani, Girolamo Mazzola Bedoli e Giorgio Gandini del Grano, a testimonianza della folta cerchia di allievi e discepoli che si formò grazie alla presenza a Parma di Correggio e Parmigianino.

 

Info:

Correggio e Parmigianino. Arte a Parma nel Cinquecento
Dal 12 Marzo 2016 al 26 Giugno 2016
Roma,Scuderie del Quirinale
Biglietti: intero € 12, ridotto € 9,50, ridotto 7-18 anni € 6,
ingresso gratuito fino ai 6 anni
Info: +39 06 39967500
http://www.scuderiequirinale.it/

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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