I dolori del giovane Corona e il sonno della coscienza

26/01/2013 di Luca Andrea Palmieri

Così alla fine, Fabrizio Corona si è consegnato alla giustizia. Ma come, direte, anche voi un articolo su Corona? Ci siamo ridotti a buttarci anche noi sul gossip? No, il punto su cui voglio concentrarmi non è la notizia in sé. Quel che impone, a mio avviso, una riflessione, sono le reazioni della gente, ben lontane dall’essere di condanna verso un personaggio palesemente colpevole di aver violato, reiteratamente, la legge. La nostra società ha un problema?

Un paio di giorni fa mi trovato in pizzeria, in un quartiere cosiddetto “bene” di Roma, quando alla radio passano le notizie: si parla proprio dell’arresto di Corona. La proprietaria della pizzeria commenta: “Eh, poverino. Che poi ci sono tanti stupratori e assassini in giro, ma vanno a prendere proprio lui”. La scena si ripete, il giorno dopo, da un tabaccaio, dove una signora si mette a parlottare con la cassiera commentando in maniera molto simile.

1147071-coronaPerplesso e incuriosito da due coincidenze del genere, vado a dare un’occhiata su Facebook: cerco Fabrizio Corona, e in cima alla ricerca trovo la pagina gestita dal suo staff, seguita da più di 123 mila persone. La apro e mi compare in primo piano questa frase: “Assassini, delinquenti, stupratori sono a piede libero, io vado in carcere per tre fotografie. I miei diritti sono stati calpestati”. Tra i commenti (ben 4700), in effetti si trova un certo equilibrio tra detrattori e simpatizzanti/fan. Qualcuno cerca anche di ragionarci su, e solitamente torna sul solito argomento: “la sua condanna non è imparziale”, “c’è gente che ha combinato cose molto peggiori ed è a piede libero”. Oltre a questo, sul web, nell’ultima settimana hanno fatto la propria comparsa dei gruppi seguiti immediatamente da migliaia di persone, sdegnate per il trattamento ricevuto dal personaggio.

E’ giusto difendere chi commette un reato perchè i colpevoli di reati ben peggiori sono a piede libero o spesso non subiscono le giuste pene per colpa di un sistema giudiziario inefficiente? Nel caso a piede libero vi sia un serial-killer, stupratore e pedofilo che ogni settimana fa almeno 2-3 vittime, cosa dovrebbe succedere? Una sospensiva di tutti i reati di livello inferiore perché c’è da condannare lui prima? Il diritto è il diritto, e va fatto rispettare per tutti. Qualcuno cerca di evitarlo, ma alla fin fine, andando al di là di una giustizia eccessivamente lenta, è forse falso che molti potenti in Italia hanno avuto condanne alle loro spalle?

Certo, Fabrizio Corona è un personaggio pubblico molto noto. Fa gossip, e dunque i media parlando della sua condanna attirano molto pubblico rispetto a quanto potrebbero parlando dei reati di qualcun altro che magari ha fatto di peggio, ma ha meno pubblicità. Il punto in ogni caso rimane semplice: Corona ha commesso un reato, grave; l’estorsione è sicuramente un reato dal peso specifico notevole. Può facilmente rovinare la vita di molte famiglie, può portare sul lastrico. “Eh no!” obietterebbe qualcuno “l’estorsione era ai danni di David Trezeguet, una persona che di soldi ne ha a vagonate. 25.000 euro (la cifra richiestagli da Corona), sono spiccioli per lui”. Può darsi, ma non conta: il nostro codice penale prevede che per ogni reato vi sia un tot di pena. L’art. 629 del suddetto codice recita:

“Chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da euro 516 a euro 2.065”

Tra l’altro Corona, in appello, era stato condannato a 3 anni e 4 mesi. Il problema del fotografo catanese, è stato che di condanne, lui, ne aveva già parecchie alle spalle. A parte quelle passate in giudicato, che hanno portato gli anni di carcere che dovrà scontare a 7, ne ha a suo carico altre di primo o secondo grado: per risse, per le altre estorsioni, per corruzione di una guardia giudiziaria; c’è anche una condanna in appello a 3 anni e 10 mesi per bancarotta e reati fiscali: avrebbe evaso 3,8 milioni di euro, anche attraverso fondi in nero per il pagamento di artisti e fotografi. Insomma, il rischio è che il “poverino” vedrà col tempo i suoi anni di carcere persino aumentare. La procura lo ha, tra l’altro, ritenuto “socialmente pericoloso”: non poteva allontanarsi da Milano senza il permesso dell’autorità competente, con l’obbligo di rincasare entro le 21. E, nonostante questo, è stato denunciato a Martina Franca per essere andato ospite in una discoteca del luogo. Insomma: condanne, recidive, denunce. Un armamentario bastante ad eliminare qualsiasi possibilità di attenuanti anche in un sistema come il nostro che, facile dimenticarselo nella fiumana della volontà popolare, è uno dei più garantisti al mondo.

Se qualcuno commette un reato, è dunque giusto che vada punito, indipendentemente dal fatto che vi siano in giro persone che hanno commesso reati peggiori. Carabinieri, Polizia e gli altri corpi di pubblica sicurezza intanto cercano e cercheranno continuamente, e molto più silenziosamente, questi famosi “assassini, delinquenti e stupratori”, su questo si può stare tranquilli. Se magari la gente si interessasse meno di Corona, e più di ciò che (e di chi) può influenzare davvero le loro vite, allora forse le cose in questo paese funzionerebbero meglio.

Viviamo in uno Stato di Diritto. E’ questo che ci permette di essere ciò che siamo, di vivere la vita che viviamo, di avere i rapporti personali che abbiamo, di essere garantiti in una serie di diritti. Certo, non tutto è perfetto, ma non dimentichiamo che siamo ancora in una democrazia: se in molti pensano che un reato sia strutturato male, è loro diritto fare pressione sulle istituzioni perché aumentino le pene ad esso correlate. Anche la scelta consapevole di chi votare, in questo senso, è importante.

Quanto successo potrebbe essere riassunto molto brevemente: potere del gossip all’italiana. Se il personaggio in questione è conosciuto, se magari ha una bella compagna o, ancora peggio, un figlio, allora cosa sarà mai il fatto di calpestare una “discreta” quantità di leggi italiane? Tanto mica ha ammazzato qualcuno! Questi giudici poi sarebbero dei veri rovina famiglie. Inutile dire che c’è un problema culturale. A volte ho la sensazione che in questo paese non vi sia il senso di una cultura civica, o quantomeno che sia malato, deviato, distorto.

La realtà è che la società sembra non riprendersi dall’oblio della coscienza, dal sonno della responsabilità civile in cui vige da qualche decennio. I media, in questo, hanno una grossissima responsabilità. La diffusione della televisione o, meglio, della televisione all’italina a partire dalla fine degli anni ’80, è uno di quei motivi che hanno fatto sì la società tutta potesse entrare in una profonda crisi identitaria e, soprattutto, una profonda crisi di responsabilità. Si è perso il punto di riferimento di cosa dovrebbe essere giusto e cosa sbagliato, in un gioco di sovrapposizioni che oramai tocca ogni ambito, dal politico al giudiziario. Ma si è perso, anche, il senso della priorità, di cosa sia realmente importante. Ecco allora che Corona diviene un caso nazionale, mentre la ripresa economica di una nazione allo sfascio viene relegata in secondo piano, anche terzo se il giorno prima c’è stata la partita. Internet potrà essere uno strumento per cambiare questa situazione, ma il percorso richiede tempo, un ricambio generazionale ma anche la volontà della società di scrollarsi di dosso le proprie “deviazioni”.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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