Corea del Nord, una dichiarazione di guerra dal sapore strano

02/04/2013 di Luciano Di Blasio

Un, due, tre guerra! – Nella mattinata di sabato 30 marzo, quando in Italia ancora si era immersi nei riti di celebrazione del Venerdì Santo, Reuters twittava una dichiarazione ufficiale della Corea del Nord: “siamo entrati in uno stato di guerra con la Corea del Sud”. Così, dopo un marzo di tensione, è accaduto quello che più si temeva… forse.

Corea del Nord, test nucleareLa pseudoguerra… – Tutto questo fin quando i diretti interessati non hanno smentito, in una sorta di sceneggiata napoletana: voi siete in guerra con noi? Non credo proprio! Facili ironie a parte, che rischiano comunque di far prendere sottogamba una minaccia almeno a parole molto grave, gli Stati Uniti, dopo un paio di giorni spesi in azioni ricognitive, hanno dichiarato che non risulta loro nessuna mobilitazione di truppe o armamento da parte dei nordcoreani. In ogni caso, la dichiarazione di pseudoguerra è considerata grave dal Dipartimento di Stato. Giusto per non lasciare nulla al caso, e per lanciare un segnale forte al regime nordcoreano, il giorno prima alcuni caccia stealth – armabili di bombe atomiche – avevano partecipato alle esercitazioni congiunte con la Corea del Sud.

…o forse una psicoguerra – A voler riprendere il disagiato linguaggio del Grillo nazionale, si potrebbe parlare di psicoguerra, nella misura in cui questa è una guerra senza vittime e senza danni – per ora – ma con tante parole al vento e proclami maestosi mai seguiti dai fatti. Un esempio? Il regime di Kim Jong-un sostiene, dopo i test missilistici degli scorsi mesi, di essere dotato di un sistema balistico in grado di colpire le Hawaii. A 7000km di distanza. Dichiarazioni che l’intera comunità internazionale ritiene fantascientifiche, almeno al momento. Semplice propaganda, dunque.

Fumo o arrosto? – Non è facile, però, cercare di comprendere quali siano le reali intenzioni del giovane leader nordcoreano: a quale scopo cercare d’intimorire i vicini di casa e la grande potenza americana? Appare ovvio a tutti come verrebbero comunque spazzati via in caso di vero conflitto, e quanto queste minacce non abbiano – almeno nel buon senso – alcun valore pratico. Certo, se si considerassero i numeri, ci sarebbe da allarmarsi. La Corea del Nord avrebbe un esercito di circa un 1.100.000 elementi permanenti: il quarto al mondo, più numeroso di quello russo per intenderci. Le stime sui riservisti sono poi spaventose: circa 8.200.000 soldati, 5 volte i riservisti USA e 4 volte quelli russi. Ovviamente – anche se così fosse – vi sarebbero da considerare altri due elementi fondamentali, capaci di abbassare in modo significativo il timore suscitato da quanto appena scritto. In primis la tecnologia e i mezzi a disposizione, decenni indietro rispetto a quelli americani o – per esempio – giapponesi e cinesi. Quindi la situazione dell’esercito stesso, nel quale, sembrerebbe, da alcuni mesi non vi sarebbe neanche cibo a sufficienza per sostenere i permanenti. Tanto da spingere molti a cercare la fuga.

Propaganda e Corea del Sud – Un importante fattore da tenere in considerazione nell’analizzare la propaganda potrebbe essere la nuova presidenza sudcoreana: forse per ribadire il proprio peso nell’area e i propri diritti allo sviluppo di nuove tecnologie energetiche (nucleari) alla nuova presidente della Corea del Sud. O forse è un conto in sospeso durato mezzo secolo, chi lo sa: Park Geun-hye, neoeletta presidenta sudcoreana, è la figlia primogenita di Park Chung-hee, dittatore sudcoreano al potere dal ‘63 al ‘79 – come presidente prima e come dittatore dal ‘72 al suo assassinio. Proprio lui aveva sfiorato una seconda Guerra di Corea negli anni ’60, in conflitto con Kim-Il Sung, nonno dell’attuale leader nordcoreano Kim Jong-un.
“Se conosci il tuo nemico, la vittoria non sarà mai in discussione” – Ciò che spaventa di più, probabilmente, è proprio questa mancanza di informazioni certe: guarda caso è la tradizione asiatica, con l’Arte della guerra di Sun Tzu, a suggerirci che per affrontare al meglio un “nemico” bisogna conoscerlo il più possibile. E questo risulta estremamente ostico, vista clamorosa morìa di informazioni sul regime nordcoreano e sul Brillante Compagno, come pare sia stato rinominato Kim Jong-un.

Rinvigorire il nucleare – il problema è il rischio: la storia è piena di “pazzi” che sono stati sottovalutati e hanno finito per causare situazioni irreparabili su scala mondiale. Per questo motivo la comunità internazionale non può restare a guardare in silenzio. In particolare non possono farlo i Paesi coinvolti, insieme alla stessa Corea del Nord, nei cosiddetti Six Party Talks: Cina, USA, Giappone, Corea del Sud e Russia. E non possono farlo soprattutto alla luce delle dichiarazioni di martedì 2 aprile: il reattore nucleare nordcoreano di Yongbyon, chiuso nel 2007 nell’ambito dei Six Party Talks, verrà riaperto quanto prima per valorizzare la forza nucleare nordcoreana in “quantità e qualità”.

E se fosse tutto molto più semplice? – Poi, chi di Coree è esperto, è sicuro che queste chiacchiere siano solo propaganda necessaria a Kim Jong-un per consolidare la traballante leadership all’interno del suo stesso Paese. Un potere appena acquistato, un consenso che stenta a decollare e non è a livello dei propri predecessori. Una situazione interna, anche economica, sempre peggiore. Ecco allora che tutto avrebbe un senso: cercare di convincere i cittadini della potenza e del prestigio del regime, facendo la voce grossa, e magari ottenendo qualcosa in cambio dalla comunità internazionale, o fingere di averlo fatto. Insomma, come avvenuto nei decenni passati. Anche se i toni, questa volta, sembrano molto più alti. Perché Kim – comunque – ha studiato in Europa, pare sia laureato in Fisica e sia tutt’altro che folle o stupido: difficile, quindi, che percorra la strada del “suicidio”.

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Luciano Di Blasio

Nasce a Lanciano (CH) il 20/03/1987 e cresce a Ortona (CH): un abruzzese dalle velleità internazionali. Maturità scientifica (100/100, premiato dalla fondazione De Medio) a Francavilla al Mare (CH), vince il premio come miglior studente di matematica della provincia di Chieti. Vive un anno a Newcastle (UK) studiando ingegneria elettronica, sei mesi a Rio de Janeiro. Si laurea in Lingue e Letterature Moderne (Tor Vergata, inglese e portoghese) con una tesi in letteratura inglese post-coloniale sullo scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa. Attualmente iscritto al secondo anno Corso di Laurea Magistrale in International Relations (Scienze Politiche, LUISS). Membro fondatore dell'associazione GiovaniRoma 2020. Drogato di letteratura, politica, F1, tennis e calcio.
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