Corea del Nord: Kim Jong-Un, il nucleare e la risoluzione ONU

07/03/2013 di Andrea Viscardi

Corea del Nord – “Dal momento che gli Usa stanno per innescare una guerra nucleare, eserciteremo il nostro diritto per un attacco nucleare contro l’aggressore per proteggere i nostri supremi interessi“. Erano state queste le parole pronunciate da un portavoce del ministero degli esteri nord coreano poche ore fa. Il tutto dopo la grottesca minaccia sopraggiunta a inizio settimana della rottura dell’armistizio del 1953 con la Corea del Nord, in vista dell’obbiettivo supremo: quello della riunificazione. Per completare il quadro aggiungiamo anche un’altra frase, sempre pronunciata da un portavoce del ministro degli esteri:“Ora che gli Stati Uniti hanno intenzione di minacciare una guerra nucleare, le forze rivoluzionare della Repubblica Democratica del Popolo della Corea eserciterà il diritto ad un attacco nucleare preventivo”. Un dipinto di propaganda dadaista, però.

Corea del Nord, test nuclearePropaganda, appunto – come d’altronde lo sono state quelle degli ultimi decenni – di un regime che, nella figura di Kim Jong-Un, ha trovato un leader ancora più capace di stuzzicare e preoccupare la comunità internazionale e, prima ancora, tutta l’Asia. Non è un mistero, infatti, che la stessa Cina – in passato paladina in difesa del defunto Kim Jong, abbia cominciato a prendere – almeno così sembra – le distanze dalle dichiarazioni sempre più avventate e, soprattutto, dopo i test nucleari degli ultimi mesi.

Mentre il Giappone, negli ultimi anni, ha intrapreso – con l’avvallo statunitense – la strada del riarmo, in un’ottica di difesa nel caso di crisi e con la Cina (Senkaku/Diaoyu)e con la Corea, le Nazioni Unite hanno da poche ore approvato una risoluzione di condanna nei confronti dello stato di Kim Jong-Un, reo di aver testato un missile nucleare in un’esplosione sotterranea avvenuta il mese passato. A dimostrazione del cambiamento cinese, il testo era stato proposto proprio dagli asiatici, accompagnati dagli statunitensi.

Le dichiarazioni di Kim Jong-Un, tra le altre cose, sembrano quasi una sfida stessa lanciata all’ONU, visto che, sebbene l’approvazione della risoluzione fosse prevedibile, appaiono come un invito alla condanna. Per la serie: fateci quello che volete, noi non arretreremo di un passo. “La forza, la portata e la severità di queste sanzioni aumenteranno il costo per la Nord Corea del suo illecito programma nucleare” sono queste le prime parole di Susan Rice, ambasciatrice alle Nazioni Unite per gli Stati Uniti.

Il contenuto della risoluzione è tanto semplice quanto pesante: espansione della lista nera di oggetti che la Nord Corea ha il divieto di importare, nuove costrizioni verso i diplomatici di Kim Jong-Un, blocco delle transazioni finanziarie, limitazione della fiducia nei grandi trasferimenti di denaro e, infine, autorizza gli altri paesi a ispezionare i cargo provenienti dalla nazione.

Per adesso, comunque, dormiamo sogni tranquilli. Pensare che la Corea possa dotarsi a breve termine di missili intercontinentali capaci di raggiungere il territorio statunitense è abbastanza fantasioso. Ma soprattutto, per quanto agli occhi di noi occidentali tutti questi dittatori assomiglino, a volte, più a delle macchiette che ad altro, non dimentichiamoci che non sono – almeno non nella maggioranza dei casi – dei folli incapaci di comprendere quanto, un’azione di qualsiasi tipo contro Stati Uniti o contro la Corea del Sud significherebbe la fine immediata del proprio potere e della propria nazione. E’ bene tenere a mente, però, gli errori del passato e non incorrere nel rischio di sottostimare i pericoli futuri. Lo scenario più probabile, in ogni caso, è quello di  una ripresa più intensa degli scontri di confine con il Sud, situazione presentatasi ciclicamente negli ultimi decenni. Certo, la questione dell’atomica alla lunga obbligherà le Nazioni Unite (e gli Stati Uniti) ad un intervento molto più diretto ma, come scritto, il momento è ancora lontano e la possibilità di non giungere ad un punto di non ritorno è negli interessi – propaganda a parte – dello stesso Kim Jong-Un.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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