Coppie di fatto, arriva il contratto di convivenza

09/10/2016 di Marco Bruno

Dopo anni di discussioni e di polemiche, arriva la legge sulle coppie di fatto: la legge 76 del 2016 mira a rafforzare il sistema dei diritti legati al rapporto tra due persone tra loro conviventi, aggiungendo un ulteriore strumento di definizione dei diritti al matrimonio e alle più recenti unioni civili.

Dopo anni di discussioni e di polemiche, arriva una legge sulle coppie di fatto, che mira a rafforzare il sistema dei diritti legati al rapporto tra due persone tra loro conviventi. Una recente legge, la n.76 del 2016 disciplina in maniera dettagliata questa situazione ormai diventata molto comune, con un numero cospicuo di commi dedicati all’argomento (ben 29). Il comma 36 della legge da una definizione dei conviventi di fatto, che devono essere per forza maggiorenni e rispettare alcune prerogative, fra cui la mancanza di una parentela tra i due conviventi, cosi come di affinità o di adozione, ma soprattutto non devono essere legate da matrimonio o unione civile. L’ultimo punto, ovvero il riferimento all’unione civile permette anche alle coppie omosessuali di poter godere di questo beneficio e rappresenta un passo in avanti importante per la piena parità dei diritti. Inoltre, i due conviventi devono essere uniti stabilmente da legami affettivi di coppia, ma sono tenuti ad una reciproca assistenza sia materiale che morale. Punto chiave e decisivo per la stipulazione del contratto di convivenza è che i due soggetti risiedano nello stesso comune, in cui devono avere dimora abituale.

Le disposizione previste dalle norme successive assumono grande importanza perché si assiste ad un lungo elenco di diritti, molti dei quali sono delle vere e proprie estensioni dei diritti previsti in favore dei coniugi. Importanti in tal senso sono le disposizioni previste dall’ordinamento penitenziario, che vengono replicate anche per quanto riguarda il convivente. Diverse sono le disposizioni relative alla situazione sanitaria: infatti il convivente potrà godere degli stessi diritti di visita, assistenza e accesso alle informazioni personali in ambito sanitario concessi ai coniugi e ai familiari. Inoltre, uno dei due conviventi potrà nominare l’altro come rappresentante nel malaugurato caso in cui venga colpito da una malattia che ne comporterà l’incapacità di intendere e di volere.

Elemento molto importante è quello relativo a diritti relativi all’abitazione che permetteranno al convivente sopravvissuto, di continuare ad abitare nella stessa dimora, anche dopo la morte dell’altro convivente. Tale diritto è previsto per i due anni successivi al momento della morte, che può essere aumentato nel caso in cui la convivenza sia durata più di due anni ma sempre con un limite massimo di cinque. Questa è forse l’unica situazione un po’ oscura di una norma fino a questo momento molto importante, dato che non permetterà a chi ha vissuto una convivenza ben più prolungata dei cinque anni di continuare a restare nella propria abitazione, solo per il fatto di non aver mai deciso di celebrare il matrimonio.

L’elemento principale di questa legge sulle coppie di fatto è il contratto di convivenza con cui i due protagonisti della vicenda decidono di mettere nero su bianco ad un aspetto molto importante della loro vita insieme, quello economico. L’importanza dell’atto è dimostrata dalla richiesta della forma in atto pubblico o la scrittura privata autenticata da un giudice, pena la nullità dello stesso. La legge individua anche gli elementi essenziali del contratto, necessari affinché questo abbia validità. Tali contenuti sono: l’indicazione della residenza, il modo in cui ognuno dei due conviventi contribuisce alle necessità della vita dell’altro, il regime della comunione dei beni (che può essere modificato in qualsiasi momento della convivenza). Assolutamente vietata è la presenza di termini o condizioni. Questi tuttavia assumono una valenza pressoché nulla, considerando che, se fossero apposti, sono ritenuti come non presenti nel contratto.

E’ovviamente possibile che le due parti decidano di porre fine alla convivenza e di conseguenza anche allo stesso contratto per motivi personali, ma la risoluzione avverrà anche se i due conviventi decidono di sposarsi o contrarre unione civile o in caso di morte di uno dei due. Assume grande rilevanza la presenza del diritto agli alimenti, come nel caso di un vero e proprio matrimonio, che devono essere garantite al convivente che, dopo la cessazione, versa in stato di bisogno. La misura degli alimenti viene determinata dal giudice nella stessa maniera in cui viene determinata quella relativa allo scioglimento del matrimonio, ovvero tenendo conto della durata della convivenza e del tenore di vita in cui si è versato durante la stessa.

La disciplina che regola il rapporto di convivenza tra coppie di fatto era attesa da anni nel nostro paese, e si tratta di un passo importante verso la possibilità per tutti di godere degli stessi diritti. Si tratta di una legge che merita sicuramente approvazione e che viene vista come un passo in avanti per l’adeguamento dell’Italia a quanto dettato dall’Unione Europea e a quanto già previsto da altri stati.

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Nato a Sant'Agata di Militello (ME) il 26/02/1994. Diplomato al liceo scientifico, attualmente studio giurisprudenza presso la Luiss Guido Carli. Appassionato di musica, serie televisive e sport, spero in un mondo dove a prevalere sia l'eguaglianza
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