Copasir e Vigilanza Rai: di cosa parliamo?

07/05/2013 di Luca Andrea Palmieri

La settimana scorsa parlavamo di uno dei punti più stringenti per il nuovo governo: l’assegnazione delle presidenze del Copasir e della Vigilanza Rai, che per prassi vanno all’opposizione. Con il completamento in queste ore dell’assegnazione delle presidenze alle Commissioni permanenti, sta arrivando dunque il momento del nodo più difficile. Non a caso il Movimento 5 Stelle, principale forza di opposizione col suo 25% di voti alle ultime elezioni, le ha chieste entrambe, motivando l’aspirazione anche da un punto di vista politico. Come visto però, c’è un certo ostracismo da parte dei partiti di maggioranza. Si tratta infatti di due istituti fondamentali per il funzionamento del sistema democratico, il cui controllo è molto ambito.

il Cavallo Rai
La presidenza della Commissione di Vigilanza Rai, uno dei nodi più spinosi per il nuovo governo

Vigilanza Rai – La Vigilanza Rai venne istituita nel 1975 per dare al Parlamento il controllo del servizio pubblico radio-televisivo, togliendolo all’esecutivo. E’ composta da 40 membri, la cui composizione riflette proporzionalmente i gruppi parlamentari di Camera e Senato. La sua funzione principale è quella di dettare gli indirizzi generali ai quali la Rai si dovrebbe attenere nella programmazione e nell’informazione, vigilando sulla loro attuazione. Uno dei suoi compiti è quello di approvare il regolamento sulla par condicio elettorale e referendaria valevole per il servizio pubblico. Nomina sette componenti su nove del Cda Rai, con un sistema di voto che fa si che la maggioranza possa eleggerne quattro componenti, contro i tre dell’opposizione. Deve dare inoltre parere favorevole sul nome del presidente dell’azienda, designato dal Governo, con un sistema di maggioranza a due terzi. Il presidente Rai dovrebbe così essere un organo di “garanzia”, designato a larga maggioranza.

Tuttavia la designazione dell’ottavo consigliere d’amministrazione da parte del Ministero del Tesoro, fa si che, di fatto, la maggioranza riesca a mantenere un alto grado di controllo sul Cda, e quindi sulle politiche aziendali. Sarà interessante scoprire cosa succederà con un governo di larghe intese: il ministro in questione è il “neutro” Saccomanni e i suoi vice sono due “falchi” delle proprie parti parlamentari come Fassina del Pd e Casera del Pdl. Insomma, è facile intuire come la Presidenza di tale commissione permetta di avere un certo controllo, nell’ordine dell’organizzazione dei lavori (sempre essenziale, cosa spesso non pienamente compresa dall’opinione pubblica) e delle informazioni su di essi, sulla modalità di gestione parlamentare dell’azienda pubblica e sui rapporti con il Cda.

Copasir – Il Copasir invece ricopre un ruolo ancora più delicato. La sigla indica il Comitato Parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Nacque nel 2007, sostituendo il Copaco (Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti), da cui ha ereditato la maggioranza delle funzioni. Si tratta di una commissione bicamerale, composta da 10 parlamentari, distribuiti per assegnare rappresentanza paritaria a maggioranza e opposizioni. Si occupa di verificare sistematicamente il lavoro dei Servizi Segreti. Ha poteri di controllo e funzioni consultive rispetto agli organi collegati: l’Aisi e l’Aise (gli ex Sismi e Sisde, ovvero le agenzie di sicurezza interna ed esterna) e il Dis (il Dipartimento informazioni per la sicurezza), da cui ha diritto a chiedere relazioni e ad accedere ai documenti.

Chi ne fa parte, e in particolare chi la presiede, ha dunque accesso a una gran quantità di informazioni strettamente riservate, sia sui membri stessi del Parlamento e del governo che su una gran varietà di temi sensibili per la sicurezza nazionale (lo stesso Presidente del Consiglio è obbligato a relazionarvi). Inoltre chi vi siede può ottenere dalla magistratura fascicoli riguardanti procedimenti in corso nonostante il segreto istruttorio (sempre entro limiti basati sulla sicurezza nazionale, e con vincoli di discrezionalità piuttosto stringenti). E’ intuibile come la delicatezza del ruolo sia pari solo al grado di influenza che, chi la ottiene, è in grado di esercitare; una poltrona dal peso grande peso specifico, eppure molto ambita.

Logo del Copasir
Il logo del Copasir, il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica

Il nodo M5S – Il Movimento 5 Stelle, come già sottolineato, ha dichiarato di aspirare ad ottenere la nomina dei presidenti di entrambe le commissioni. Il capogruppo al Senato Vito Crimi, tra l’altro, ha dichiarato che Sinistra e Libertà non avrebbe diritto ad una di queste poltrone in quanto “falsa opposizione”: alle elezioni è andata in coalizione col Pd, sfruttando così il premio di coalizione. Inoltre neanche la Lega potrebbe aspirarvi, in quanto partito “secessionista”. La richiesta del Movimento 5 Stelle appare, in effetti,  piuttosto sensata, data l’ampiezza del loro gruppo parlamentare. Meno forti però risultano le motivazioni addette da Crimi contro i colleghi di opposizione. Certo, nell’ottica della “seconda Repubblica”, con una legge elettorale che favorisce le coalizioni, è la prima volta che capita un caso in cui due partiti vanno in coalizione ma si spaccano nell’ambito della composizione del governo. Però i due gruppi, per quanto abbiano effettivamente giovato del premio di coalizione, non sono facilmente considerabili come “falsi” nella loro posizione di opposizione attuale: soprattutto Sel, che di certo ha grosse difficoltà ad accettare collaborazioni con un governo dove il Pdl di Berlusconi, nemico mortale, ha tale rilevanza. Ma non assegnare alcuna commissione di vigilanza al Movimento sarebbe comunque un atto estremamente grave per il sistema democratico.

Le soluzioni proposte –  Le ultime notizie parlano della possibile assegnazione della Vigilanza Rai al Movimento 5 Stelle. Pochi giorni fa, infatti, l’ex ministro Gentiloni del Pd si era speso a favore di quest’opportunità: pare il favorito in seno agli stellati sia il parlamentare napoletano Roberto Fico.  Il Copasir andrebbe invece a uno degli altri partiti di opposizione. Le prime voci parlavano di Ignazio La Russa di Futuro e Libertà. Un nome che ha subito suscitato proteste: sarebbe piuttosto chiaramente figlio di una “falsa opposizione”, vista la vicinanza quasi globale del partito degli ex-An al Pdl, tenutosi fuori dal governo più che altro per una questione di coerenza rispetto a un’alleanza col centro-sinistra. Tant’è che si fa sempre più strada la notizia di un La Russa assegnato alla presidenza della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera. Nelle ultime ore pare si sia affacciata l’ipotesi di un nome di Sel: un’ipotesi dovrebbe essere più accettabile per i parlamentari del Movimento, ma che non sembra ancora trovare riscontri. Un incontro tenutosi oggi tra i due gruppi parlamentari (prima prova di “scongelamento” in vista del lavoro di opposizione) sembra non essere andato a buon fine. E intanto la Lega dichiara, attraverso le parole del vicepresidente dei suoi deputati alla Camera Gianluca Plini, che non avanzerà candidature e non parteciperà alle votazioni per gli uffici di presidenza. Insomma, la bagarre continua, e continuano a non quadrare molte cose.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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