Continuiamo a stare peggio degli altri

15/09/2014 di Federico Nascimben

Come testimoniano gli ultimi dati, nonostante dichiarazioni in controtendenza con la realtà, la ripartenza non c'è. All'interno di un contesto europeo debole rimaniamo fra le economie (se non l'economia) più fragili/e

Anche le ultime stime dell’OCSE confermano che continuiamo a stare peggio degli altri, che la ripartenza non è avvenuta e che, in un quadro di complessiva debolezza europea, rimaniamo dei malati cronici con forti tendenze al peggioramento. Secondo le previsioni dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, infatti, nel 2014 il PIL italiano registrerà una contrazione dello 0,4%, ed un +0,1% nel 2015; i nostri partner francesi e tedeschi, rispettivamente, dovrebbero registrare un +0,4% e un +1,5% nel 2014 ed +1% e +1,5% nel 2015. 

Le previsioni di crescita italiane vengono quindi ulteriormente riviste al ribasso, confermando il trend degli ultimi anni: saremo l’unico Paese del G7 che nel 2014 decrescerà. Le stime precedenti dell’OCSE prevedevano un +0,5%, mentre quelle del DEF, come noto, addirittura un +0,8%: ciò significa che la differenza di calcolo che potrebbe e rischia fortemente di realizzarsi per l’anno in corso sarebbe dello 0,9% nel primo caso e ben dell’1,3% nel caso delle stime governative, con le evidenti conseguenze che queste cifre – che certamente possono sembrare un qualcosa di teorico, lontano ed astratto, ma che in realtà non lo sono affatto – si portano dietro.

Andamento del PIL italiano su base trimestrale, a partire dal 2008. Fonte: http://www.lavoce.info/pil-stagnazione/
Andamento del PIL italiano su base trimestrale, a partire dal 2008.
Fonte: http://www.lavoce.info/pil-stagnazione/

L’Organizzazione scrive che nell’Eurozona la crescita sarà dello 0,8% per l’anno in corso e dell’1,1 per il 2015, rimanendo “deludente, specialmente nei Paesi più grandi: Germania, Francia, Italia”; mentre sarà “solida” negli Stati Uniti, in rafforzamento in India ed in linea in Giappone e Cina. Secondo il rapporto, “l’inferiore sincronizzazione economica dei diversi Paesi si riflette in requisiti di strategia politica divergenti. Ciò nonostante, resta vero che le condizioni monetarie dovrebbero rimanere di sostegno in tutte le principali economie avanzate, mentre la maggior parte dei Paesi dovrebbero fare ulteriori progressi nel consolidamento di bilancio per assicurare che il debito resti sostenibile. Per rafforzare sostanzialmente la crescita, alcuni Paesi stanno cogliendo l’opportunità di riforme strutturali e devono ora assicurarne l’effettiva implementazione, mentre altri devono essere più ambiziosi per aumentare la competizione e l’occupazione. […] Mentre la ripresa in alcune economie periferiche è incoraggiante, altri Paesi fronteggiano ancora sfide strutturali e di bilancio, insieme al peso di un alto debito“.

Ma non è tutto, perché, oltre al quadro globale appena descritto, a riconferma della situazione di oggettiva difficoltà che persiste nel nostro Paese, a dispetto di dichiarazioni in controtendenza con la realtà da parte del Presidente del Consiglio, vi è la newsrelease del 12 settembre di Eurostat (l’Istituto di Statistica europeo) che permette di andare oltre al singolo dato mensile ed avere una visione complessiva e tendenziale. La tendenza italiana, invece, è quella di tirare per la giacchetta il dato parziale, dandone un’interpretazione assolutamente faziosa e partigiana, in maniera tale che risponda a ragionamenti puramente politici che non trovano riscontro empirico. Dalla lettura della newsrealase sarà infatti possibile constatare come non è affatto vero che – come dichiarato da Matteo Renzi il 14 agosto – “non c’è una situazione di crisi dell’Italia rispetto all’Eurozona che viaggia a velocità doppia: questo è accaduto in passato, ora la situazione è cambiata, l’intera eurozona vive una fase di stagnazione“.

Si prenda l’indice relativo all’andamento della produzione industriale che – come definito dall’ISTAT – “la variazione nel tempo del volume fisico della produzione effettuata dall’industria in senso stretto (ovvero dell’industria con esclusione delle costruzioni)”.

Andamento della produzione industriale nell'Europa a 28 e nell'Eurozona. Fonte: Eurostat, 135/2014, 12 September 2014.
Andamento della produzione industriale nell’Europa a 28 e nell’Eurozona.
Fonte: Eurostat, 135/2014, 12 September 2014.

Tale indice – assieme a quello relativo agli ordinativi industriali – viene spesso utilizzato per prefigurare l’andamento dell’economia; risulta inoltre particolarmente utile in Italia, dato che, nonostante la forte terziarizzazione, questa rimane il secondo Paese manifatturiero d’Europa, dopo la Germania.

Dal rapporto si apprende che su base annuale, a luglio 2014, la produzione industriale è cresciuta del 2,2% nell’Eurozona e del 2% nell’Europa a 28. Nel nostro Paese, invece, è diminuita dell’1,8%, mentre nei nostri principali concorrenti europei, vale a dire Francia e Germania, è cresciuta dello 0,1% e del 3%, rispettivamente. Andando a vedere ciò che conta, ovvero i tendenziali su base sia mensile che annuale, è possibile notare come l’andamento francese non sia troppo dissimile da quello italiano (seppur non così negativo nel primo caso), mentre quello tedesco registri risultati nettamente positivi.

Analizzando, infine, gli indici di produzione per il totale dell’industria (aggiustati e corretti, aventi come anno base il 2010), questi registrano valori di poco superiori a 100 sia nell’Eurozona che nell’Europa a 28, a luglio 2014; mentre segnano un 109 in Germania ed un 98 in Francia. In Italia, invece, il valore è fermo a 90,6 punti, nonostante il 2010 sconti già al suo interno ben più di un anno di crisi economica.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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