Consultazioni in streaming: punto di non ritorno per il M5S?

26/04/2013 di Luca Tritto

Dopo la rielezione a Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo discorso alle Camere riunite, ha dato una sferzata incredibile, un rimprovero epocale. Tutti ad applaudire, chissà perché, ma tutti consapevoli di un fatto: o si fa un governo, o davvero si rischia il crollo delle istituzioni. Da qui nasce l’idea Letta, dopo il testa a testa con Giuliano Amato.

Consultazioni in streaming m5s
Le consultazioni in diretta, un’arma a doppio taglio per il M5S

L’incontro – Una volta ricevuto l’incarico da Napolitano, Letta ha iniziato le sue consultazioni, mantenendo sempre la riserva sull’incarico. Mettendo da parte le figuracce del suo partito, ha iniziato a confrontarsi con le formazioni minori (SEL, Fratelli d’Italia), passando per Scelta Civica e poi per l’antagonista di sempre, il Popolo della Libertà. Senza scendere nei particolari – e nelle prevedibili risposte delle parti consultate – il vero show, se così vogliamo chiamarlo, è stata la diretta in streaming con i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi e Roberta Lombardi. Di certo il buon Letta sapeva di parlare con qualcuno che avrebbe rifiutato a prescindere una proposta di collaborazione, tuttavia era consapevole di giocarsi una partita fondamentale dal punto di vista dell’immagine. La diretta streaming mette a nudo il discorso, elimina gli ostacoli, non perdona gli errori. Così il vice-segretario del PD, memore della figura rimediata da Bersani, il quale pensava di parlare con gente in ascolto, ha giocato le sue carte in maniera chiara, pulita, uscendone come il vero vincitore.

Il contropiede – Se l’obiettivo dei grillini era una risposta semi-arrogante del tipo “sembra di essere a Ballarò”, stavolta a fare una magra figura sono stati proprio loro. Dopo i preamboli sulla gravissima situazione politico-economica in corso, Letta sfodera quelli che dovrebbero essere i punti di un eventuale governo. L’uso del condizionale e delle frasi ipotetiche sottolinea ancor di più il momento. Tatto, realismo, un certo stile. E così il premier incaricato tira fuori il discorso delle riforme, dall’economia e le misure da adottare, alla politica. Ecco come svuotare una eventuale risposta grillina: giocando le loro stesse carte, i loro cavalli di battaglia. Di certo non è stato un incontro entusiasmante. Dopo dieci minuti di discorso, già lo spettatore poteva soffermarsi su altri particolari, a cominciare dall’abbigliamento del “cittadino” Nuti e le sue toppe sulla giacca. Il momento clou si è avuto quando Letta ha buttato giù le sue “battute”, della serie “bisogna superare questa incomunicabilità, alzare la saracinesca tra voi e il mondo”. Parole azzeccate. Se l’ostracismo dei 5 Stelle ha in parte contribuito alla mancata formazione del governo Bersani, ora la situazione, essendo più delicata, non ha bisogno di slogan e accuse, bensì di collaborazione e proposte.

Cosa fare? – Dopo il discorso di Letta, Crimi e Lombardi hanno risposto come ci si aspettava: niente fiducia, ma ci sarà una opposizione costruttiva legge per legge. Non potevano dire altro. Le dichiarazioni al vetriolo di Grillo sul grande inciucio, che in altri Paesi si chiama trattativa di solidarietà nazionale, e su Letta stesso, non potevano portare ad altro. In questo modo, il discorso è sviato su altri temi. L’attenzione posta dai 5 Stelle sulle piccole e medie imprese, la legge elettorale – quando Letta aveva già chiaramente detto di volerla cambiare per superare il bicameralismo – e le minuzie. È ovvio, una volta caduti i cavalli di battaglia, ci si attacca a questo. Viene tirato in ballo il caso di Ignazio Marino, candidato sindaco di Roma ed al contempo Senatore. Inoltre, era inevitabile l’accenno alla elezione del Presidente della Repubblica: “perché non avete votato Rodotà?” chiedono Crimi e Lombardi, “Perché voi non avete votato Prodi o Marini?” risponde il Premier in pectore. Impasse. Allora ci si butta su altro: “Rodotà è stato scelto sul web da 4667 utenti”, e Letta risponde “Ignazio Marino è stato scelto da 100000 cittadini romani che si sono alzati dalla poltrona e sono andati ai gazebo”. Impallinati con le stesse armi.

Se tutti dicono si… – Alla luce di quanto successo, cosa bisogna concludere dopo questo incontro? Come già detto, ed è inutile ripeterlo, la situazione è ancora più drammatica del post-elezioni. Se alla prima consultazione con Bersani aveva un senso tenere la propria posizione, anche mostrandosi al limite dell’arroganza, oggi è arrivato il momento di prendere coscienza e assumersi ognuno le proprie responsabilità. Se anche il Popolo della Libertà, dopo il voto congiunto per Napolitano, vuole dialogare per la formazione di un governo di solidarietà nazionale; se Matteo Renzi, deciso a prendere in mano il PD si dichiara favorevole a Letta, smontando le correnti interne e mettendo da parte l’ambizione personale; se tutti si dicono d’accordo nel varare finalmente quelle riforme necessarie per la rinascita del Paese, allora bisogna chiedersi perché ci si chiude in sé stessi, rischiando di aggravare ancor di più la situazione. Se anche questa volta si fallisse, Napolitano non scioglierebbe le Camere, ma si dimetterebbe. A quel punto potrebbe succedere di tutto, ma di certo sarebbe la fine della Repubblica per come la conosciamo. Quindi, a tutti, verrebbe da dire: dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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