Le motivazioni della Consulta e la legge elettorale: è tutto ancora aperto

14/01/2014 di Luca Andrea Palmieri

Motivazioni sentenza Consulta porcellum

Il dado infine è tratto: la Consulta ha depositato lunedì le motivazioni della sentenza sull’incostituzionalità del Porcellum, la legge elettorale voluta dal governo Berlusconi nel 2005. Chi si aspettava una decisione che avrebbe ribaltato le sorti dell’attuale parlamento sarà rimasto deluso: la sentenza esplicita apertamente che “produrrà i suoi effetti esclusivamente in occasione di una nuova consultazione elettorale”, le quali si terranno “secondo le regole contenute nella normativa che resta in vigore a seguito della presente decisione”, oppure “secondo la nuova normativa elettorale eventualmente adottata dalle Camere”. Dunque ad oggi un sistema elettorale c’è, ed è un proporzionale puro senza premio di maggioranza e con preferenze singole.

Motivazione sentenza Corte Costituzionale Porcellum
L’aula del Senato

Un vuoto da evitare – Non che ci sia davvero di che stupirsi di questa decisione della Corte Costituzionale: la possibilità che il governo cada è presente in ogni legislatura, anche la più solida. Il rischio di lasciare un vuoto normativo enorme imponeva che fosse lasciata aperta un’alternativa, per quanto non possa garantire la governabilità. Può colpire il fatto che non sia stato deciso (ma questo lo sapevamo già da dicembre) di aprire la strada a un ritorno al Mattarellum. Da un punto di vista giuridico il fatto può avere una spiegazione semplice: la legge Calderoli non è incostituzionale in ogni sua parte e, stornata delle parti ormai note, premio di maggioranza e liste bloccate, è in grado di garantire rappresentatività. Certo, i problemi non mancherebbero: il rapporto tra la grandezza delle circoscrizioni (specialmente al Senato) e il voto singolo di preferenza rischierebbe di rendere l’elezione particolarmente confusionaria, al punto che potrebbero sorgere contrasti anche all’interno delle singole coalizioni.

I punti: il premio di maggioranza – Rimane la sensazione che la Corte abbia voluto coscientemente aprire la strada ad una riforma elettorale, ed anche in questo senso si può interpretare la totale assenza di cenni alla legge Mattarella. D’altronde quel che fa la Corte è soprattutto mettere dei paletti. La sentenza definisce esplicitamente illegittimo il fatto che il premio di maggioranza non sia accompagnato da una soglia minima per il suo raggiungimento. Ovvero: il premio in sé si può avere, ma non nella misura in cui un partito che ottiene meno del 30% arriva al 55% dei seggi. E’ una disproporzionalità eccessiva, che crea ulteriori effetti distortivi: come quello visto quest’anno con Sel, che è entrato in Parlamento col premio di maggioranza, trovandosi però una serie di deputati in più nel momento in cui ha deciso di non partecipare al governo. Un sistema che tra l’altro influenza il voto sugli organi di garanzia, che durano più della legislatura. Ma è un problema superabile, dice la Corte, che lascia però libero spazio al “come”. Viene così data parecchia libertà di scelta al Parlamento: soglia al 40% (o un’altra, non troppo bassa) o secondo turno che sia.

Le liste bloccate – Altrettanto importante è la questione delle liste bloccate, che portava uno dei problemi di più difficile interpretazione. Non c’era certezza su come la Corte si sarebbe posta: avrebbe imposto le preferenze, creando problemi per la scelta dei collegi uninominali? Ci sarebbe stata ancora la possibilità di listini bloccati? La risposta definitiva è l’ultima, ed è in effetti la più “soft” che ci si potesse aspettare. Le liste bloccate sono possibili, ma solo se comprendono pochi nominativi al loro interno (a differenza dei “lenzuoli” del Porcellum). La Corte, come fa notare il prof. Roberto D’Alimonte sul Sole 24 Ore, fa anche un riferimento indiretto ai sistemi spagnolo, in quanto utilizza circoscrizioni piccole con pochi nomi, e tedesco (quando dice che “altri sistemi caratterizzati da liste bloccate solo per una parte dei seggi”): quest’ultimo è particolarmente importante, perché lì le liste bloccate del proporzionale sono abbastanza lunghe, ma compensate da una parte uninominale. Un modo dunque di aprire sia al sistema spagnolo che al Mattarellum.

Il Presidente del Consiglio, Enrico Letta.
Il Presidente del Consiglio, Enrico Letta.

Proposte salve – In sostanza la sentenza, per quanto fortemente di condanna verso tutte le parti incriminate del Porcellum, è la meno invasiva possibile del panorama legislativo che, sul tema elettorale, si è andato a creare in questi giorni. Perché alla fine, anche le tre proposte del Partito Democratico sono fatte salve dalla sentenza. Il sistema simil-spagnolo, per i motivi suddetti (oltre al fatto che il premio di maggioranza è limitato, al 15%); quello dei sindaci anche, perché è richiesta una soglia per arrivare al premio di maggioranza che, nel caso non venga raggiunta, porta a un ballottaggio (su cui pare assai improbabile la Consulta possa esprimersi contro); il Mattarellum rivisto anche, perché la citazione dei collegi uninominali sembra far si che non se ne prevedano limiti.

Una legge elettorale subito – Dunque i giochi sono totalmente aperti, con una certezza: se si dovesse andare a votare domani con l’attuale, “nuova” legge elettorale, l’ingovernabilità sarebbe assicurata: una proiezione Ipr per Ansa, basata sugli ultimi sondaggi, già vede l’impossibilità (assoluta, viene da dire) che si formi una maggioranza, e solo i quattro partiti maggiori sopravviverebbero alla soglia di sbarramento: ci aspetterebbe un altro supplizio di trattative, attacchi incrociati e caos istituzionale. Risulta dunque estremamente importante che il Parlamento si muova verso l’approvazione di una legge che garantisca, quantomeno, una stabilità al paese in caso di elezioni. E’ importante in questo senso il pressing sul governo: non è improbabile che Letta (per assicurarsi stabilità) e Ncd (idem come per il premier, con l’aggiunta della paura di una riforma sfavorevole) decidano di tirarla lunga su un argomento che, comunque, dovrebbe esser discusso in primissimo luogo dal Parlamento. D’altronde che la Corte volesse rafforzare il messaggio, già caro a Napolitano, era chiaro fin da subito. Adesso è palese: la legge elettorale è una priorità. Quel che potrebbe seguire, in caso contrario, è un caos difficilmente ricomponibile.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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