Consob: alcuni miglioramenti a Piazza Affari, ma non abbastanza

21/11/2013 di Federico Nascimben

Presentato il nuovo rapporto sulla corporate governance delle società quotate italiane

Lunedì la Consob ha presentato il rapporto sulla corporate governance delle società quotate italiane per l’anno 2013. In sintesi, si iniziano ad intravedere segnali positivi rispetto al passato per Borsa Italiana, le cui storiche caratteristiche (scatole cinesi, piramidi societarie, incarichi incrociati all’interno dei cda delle quotate)  sono state scalfite dalla situazione economica e dalla neoregolamentazione del settore.

Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana.
Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana.

Il reticolo blindato – Secondo il Presidente della Consob, Giuseppe Vergas, il lento venir meno del “reticolo blindato” è dato dal fatto che “certi patti non sono più sostenibili perché la società che è al centro del reticolo non ha più le risorse economiche per sostenere il sistema“. Leggendo il report si apprende che “in anni recenti si è assistito a una progressiva diluizione degli azionisti di maggioranza a favore di forme di controllo più deboli o di tipo coalizionale“. Infatti, se nel 1998 le società controllate di diritto erano pari al 56% del totale (31,2% in termini di capitalizzazione), nel 2013 sono scese al 49% del totale (24% in termini di capitalizzazione); mentre le controllate con partecipazioni inferiori al 50% del capitale o attraverso patti parasociali è aumentata dal 28% al 36% (ovvero dal 30% al 53% in termini di valore di mercato).

Il salotto buono – Alle famiglie del c.d. salotto buono della finanza italiana sono riconducibili quasi il 66% delle quotate italiane. Per la maggior parte sono piccole società operanti nel settore industriale, pari a circa il 25% della capitalizzazione complessiva di Borsa Italiana; mentre lo Stato è azionista di riferimento in imprese di maggiori dimensioni nel settore dei servizi e le società non controllate sono soprattutto finanziarie. Infine, l’età media dei consiglieri di amministrazione è pari a 59 anni.

Donne e cda – La presenza delle donne nei cda delle quotate è aumentata soprattutto a seguito dell’emanazione della legge 120/2011. Se a fine 2011 queste erano solo 7,4% del totale, a fine giugno 2013 sono il 17% con la presenza di almeno un membro femminile nel board di 198 imprese (mentre erano 135 a fine 2011). Restano ancora però irrisolti alcuni problemi: innanzitutto, il 60% delle donne ricopre principalmente cariche non esecutive (sono amministratori indipendenti nel 60% dei casi); secondariamente, solo il 3,2% delle donne ricopre il ruolo di amministratore delegato in una quotata.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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