Il Consiglio UE approva la candidatura della Bosnia

23/09/2016 di Michele Pentorieri

Prosegue senza sosta il processo di integrazione dei Balcani Occidentali. Tra rivendicazioni territoriali e dispute sui debiti di guerra ancora aperti, i Paesi dell’area potrebbero trovare nell’UE un minimo comune denominatore

Bosnia Erzegovina

Lo scorso Martedì 20 Settembre, il Consiglio UE si è espresso favorevolmente nei confronti della candidatura d’adesione della Bosnia ed Erzegovina all’UE. I 28 Stati membri hanno così deciso di dare seguito alla richiesta del Paese balcanico, depositata a Febbraio, chiedendo alla Commissione di analizzare le specificità del Paese evidenziando soprattutto le riforme che dovranno essere messe a punto per l’adesione. Parte di questa analisi sarà svolta mediante un questionario che sarà inviato al Paese interessato, oltre ovviamente ad una serie di visite di esperti volte a valutare lo stato delle sue istituzioni. Tale processo mira, di fatto, ad individuare quali siano i passi che il Paese dovrà intraprendere. Servirà al Consiglio per decidere se concedere o meno lo status di Paese candidato (goduto attualmente da Albania e Macedonia). L’iter è sancito dall’art. 49 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, attivatosi a seguito della richiesta dell’ormai ex Presidente Dragan Covic. L’attuale premier, Denis Zvizdic, ha accolto con grande favore l’esito positivo di questo primissimo passo verso l’adesione bosniaca all’UE: “Il via libera del Consiglio è un momento storico per la via europea e il futuro della Bosnia in Europa” ha dichiarato, aggiungendo anche che “la fase a cui abbiamo lavorato gli ultimi 14 mesi si è oggi conclusa con successo e questa è veramente una delle notizie più positive per tutti i bosniaci, in particolare per i giovani, che presto vivranno in una Bosnia membro dell’Unione europea”. Stato di diritto, pubblica amministrazione e aspetti economico-sociali i focus principali dell’analisi a cui sarà sottoposto il Paese. L’obiettivo è di ottenere lo status di membro candidato entro la fine del prossimo anno.

Anche se siamo solo alla fase embrionale dell’adesione all’UE, sono comunque significativi i pareri già espressi dal Consiglio nel suo comunicato: “Il futuro dei Balcani Occidentali è nell’Unione Europea e l’ingresso di ciascun Paese dipende dai suoi sforzi, dal rispetto dei criteri di Copenaghen e delle condizioni imposte dal processo di stabilizzazione e associazione”. In un parere che riguardava la singola Bosnia ed Erzegovina, è molto importante – e non casuale – il riferimento all’intera zona dei Balcani Occidentali come destinata presto o tardi ad entrare nell’UE. In effetti, allo stato attuale Croazia e Slovenia fanno già parte dell’UE, per Serbia e Montenegro è in corso il negoziato di adesione, Albania e Macedonia godono entrambe dello status di Paese candidato. Per quest’ultima, tuttavia, la procedura è complicata dall’annosa questione dei rapporti con la Grecia che, di fatto, ha posto una sorta di veto su un’eventuale entrata di Skopje.

Il processo che sta portando, a mano a mano, i Balcani Occidentali nell’orbita dell’UE, cerca di emancipare del tutto alcuni dei Paesi della zona dall’influenza russa (soprattutto la Serbia). In quest’ottica è innegabile quanto, la NATO e gli Stati Uniti, vedano di buon occhio tale strategia. Bruxelles deve tuttavia dimostrarsi capace e disponibile a riconoscere ed adattarsi ai diversi contesti che si presentano nella zona. Etnia, lingua e religione sono le direttrici più importanti lungo le quali si evidenziano i contrasti tra i Paesi, che condividono un territorio molto ristretto e rivendicazioni territoriali più o meno vaste. I nazionalismi, esplosi nella zona dopo il collasso dell’abominio geografico ed etnico rappresentato dalla Jugoslavia, tardano ad estinguersi e praticamente ogni Paese aspira all’annessione di pezzi dei vicini. La Slovenia ha ancora un contenzioso con la Croazia (riaccesosi poco più di un anno fa) riguardante il Vallone di Pirano. La Croazia pretende ancora il pagamento dei danni di guerra da parte della Serbia, oltre a rivendicare le isole di Vukovar e Šarengrad. Il Kosovo non è nemmeno riconosciuto come Stato indipendente da Bosnia e Serbia, mentre gli altri Paesi della zona usano Pristina in maniera strumentale. Pezzi di territorio croato vengono attualmente rivendicati da Montenegro e Bosnia, mentre quest’ultima si trova a dover ancora fare i conti con una sorta di cronica instabilità interna dovuta alla complessa divisione del potere politico. Infine, nemmeno la Macedonia è esente da problemi: internamente la minoranza albanese chiede una maggiore rappresentanza, mentre esternamente i rapporti con Grecia e Bulgaria sono tutt’altro che idilliaci.

Peraltro, la decisione del Consiglio arriva in un momento delicato per la Bosnia, dove Domenica prossima è previsto in Republika Srpska (RS) un referendum consultivo per confermare la “giornata della RS”. La Corte Costituzionale del Paese si è già espressa in maniera negativa, dichiarando la festa incostituzionale perché contraria al principio di uguaglianza tra i tre popoli (serbi, croati e bosgnacchi) che compongono il Paese. Il Presidente della RS Dodik è tuttavia ben deciso ad andare avanti, facendo temere per la stabilità della regione che, il prossimo 2 Ottobre, sarà chiamato alle urne per le elezioni locali.

The following two tabs change content below.

Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
blog comments powered by Disqus