Il Consiglio Europeo discute il Pacchetto Clima – Energia 2030.

31/10/2014 di Vittorio Vay

Cresce la necessità di migliorare la sfida climatica e ambientale in un’ottica di maggiore competitività

Durante il Consiglio Europeo che si è svolto a Bruxelles il 23 e il 24 ottobre 2014, si è molto discusso del contesto legislativo in ambito climatico ed energetico che dovrebbe caratterizzare la programmazione delle iniziative della Commissione Europea fino al 2030.

L’intento è quello di allargare la vision delle politiche europee in campo ambientale oltre l’orizzonte degli obiettivi 2020, offrendo dunque alla Commissione Europea una visione a lungo termine sulla quale lavorare in ottica futura.

All’interno dei lavori del Consiglio assume rilevanza primaria l’accordo raggiunto sul Pacchetto Clima ed Energia 2030: una serie di indirizzi politici in ambito climatico ed energetico che costituiranno il contributo dell’Unione Europea al negoziato delle Nazioni Unite sul clima che si terrà a Parigi nel vicino 2015.

Il problema del difficile rapporto tra economia e ambiente è sempre centrale nei tavoli europei
Il problema del difficile rapporto tra economia e ambiente è sempre centrale nei tavoli di discussione europei

L’accordo in questione elenca una serie di obiettivi – prevedibili e condivisibili – che spazia dalla riduzione delle emissioni di gas serra, passando per la riforma dell’Emission Trading System, ad un più efficiente sfruttamento delle fonti di energia rinnovabile, fino ad arrivare all’implementazione via via maggiore della capacità di interconnessione degli energy networks europei, al fine di sfruttare al meglio la cooperazione e le sinergie attivabili tra Stati Membri in campo energetico.

L’obiettivo minimo stabilito in campo energetico prevede il 10% di interconnessione delle reti elettriche entro il 2020 e il 15% entro il 2030. Inoltre grande attenzione – quantomeno come obiettivo annunciato – viene dedicata dai Capi di Stato e di Governo alla necessità di implementare finalmente la Strategia sulla Sicurezza Energetica e sull’autonomia dell’Unione Europea rispetto ai grandi player mondiali dell’energia e del gas, attivando un nuovo sistema di governance che promuova il maggiore coordinamento della politica energetica e allo stesso tempo sia in grado di assicurare un certo grado di autonomia nelle scelte degli Stati Membri.

Per quanto riguarda la citata riforma del sistema di Emission Trading, il Consiglio ribadisce la primaria importanza di questo strumento al fine di raggiungere risultati efficaci in ambito di emissioni. L’idea che è emersa dal tavolo di lavoro – in armonia con le proposte già avanzate dalla Commissione Europea – è quella della necessità di una riforma tesa a stabilizzare il mercato, sebbene non si sappia ancora come, oltre che orientata a modificare al rialzo il fattore annuale di riduzione delle emissioni che, dal 2021 dovrebbe passare dall’1.74% al 2.2%. In quest’ottica di ricerca di una maggiore capacità di incidere sull’inquinamento atmosferico, per i settori coinvolti nel sistema di Emission Trading – come il siderurgico e quello della produzione del vetro – l’obiettivo fissato prevede una riduzione del 43% di emissioni rispetto ai valori del 2005, entro il 2030.

Allo steso tempo, per quei settori estranei alle operazioni di compravendita dei “diritti ad inquinare”, il livello target di riduzione è del 30% rispetto al 2005, livello da intendersi cumulativo e quindi non obbligatorio per tutti gli Stati Membri. Gli impegni di quest’ultimi in capo di emissioni saranno differenziati secondo una distribuzione basata sui rispettivi valori del PIL pro-capite. Gli obiettivi dunque, differenziati in base a questo indicatore di crescita, andranno dallo 0% al 40% di riduzione delle emissioni.

Il principio ispiratore – certamente condivisibile – di questa differenziazione è il criterio della proporzionalità degli sforzi in ambito ambientale rispetto alla capacità di crescita e alla creazione di ricchezza dei Paesi dell’Unione.

Business Europe rappresenta in Unione Europea le confederazioni delle imprese di molti Stati. Il suo attuale presidente è l'ex leader di Confindustria, Emma Marcegaglia
Business Europe rappresenta in Unione Europea le confederazioni delle imprese di molti Stati. Il suo attuale presidente è l’ex leader di Confindustria, Emma Marcegaglia

Il vero tema infatti è rappresentato dal bisogno crescente di conciliare la consapevolezza ambientale con la competitività delle imprese, soprattutto in un contesto di crisi economica. Questo vale a maggior ragione per i settori cosiddetti a rischio di carbon leakage – cioè quel fenomeno di trasferimento di alcune industrie fuori dell’Ue perché costrette ad affrontare la concorrenza delle industrie dei paesi extracomunitari, non soggetti ad analoghe restrizioni sulle emissioni di carbonio – che infatti beneficiano e continueranno a beneficiare anche dopo il 2020 di quote ETS a titolo gratuito.

BusinessEurope – principale soggetto rappresentante del mondo produttivo a livello europeo e promotore di crescita e sviluppo – ha a sua volta presentato il 29 ottobre il position paper “Dieci priorità per rilanciare gli investimenti, la crescita e l’occupazione”: in questo manifesto delle imprese europee si chiede di una maggiore flessibilità del pacchetto legislativo in campo energetico e ambientale in modo da rispondere il più possibile al fenomeno del carbon leakage e rimediare alla perdita di competitività dell’economia dell’eurozona.

La convinzione del mondo economico infatti è che le attuali conclusioni del Consiglio Europeo manchino di uno stimolo forte e coraggioso al ripensamento delle politiche al fine di renderle il meno possibile distorsive del mercato, e di raggiungere la riduzione delle emissioni attraverso un sistema maggiormente efficacie anche dal punto di vista dei costi per le imprese.

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Vittorio Vay

Consegue prima una Laurea Triennale in Scienze Politiche e di Governo presso l’Università degli Studi di Torino e poi una Laurea Magistrale in Economia e Management delle Amministrazioni Pubbliche e delle Istituzioni Internazionali presso l’Università Commerciale L. Bocconi di Milano. Attualmente, collabora con l’organizzazione di Rappresentanza Confindustriale Assolombarda.
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