Il conflitto italo-ottomano: l’alba della guerra moderna

24/10/2013 di Lorenzo

I primi segni della guerra tecnologica apparsi nel teatro di guerra libico

Per noi italiani, il conflitto italo-ottomano  del 1911-12 rappresenta la prima conquista coloniale, operata su vasta scala, del secolo XX, ma si tratta forse del primo esempio di guerra moderna. Questa guerra, lunga quasi undici mesi, vide contrapposti il Regno d’Italia e il “Grande Malato d’Europa”, l’oramai blando Impero Ottomano. Le sorti del conflitto furono, per tutta la sua durata, sempre in mano agli italiani che, con non molta difficoltà, costrinsero gli ottomani sulla difensiva fino alla resa. L’esercito italiano sperimentò nuove tecniche di guerra e impiegò tecnologie innovative che aiutarono a spostare ancor più inevitabilmente l’ago della bilancia in loro favore. Si può dire che il suolo dell’odierna Libia divenne una sorta di laboratorio bellico a cielo aperto, dove vennero sperimentate -anche se il più delle volte in maniera rudimentale- queste nuove tecniche che diventeranno, negli anni a venire, il pane quotidiano della guerra di tutto il ‘900.

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Un’immagine dell’epoca dell’aereo di Gavotti

Una delle introduzioni tecnologiche messe in campo dall’Italia porta la firma di uno dei più illustri scienziati, nonché vincitore del premio Nobel per la fisica, Guglielmo Marconi. Egli, giunto in Tripoli nel dicembre del 1911, mise in piedi, assieme al giovane tenente Luigi Sacco, un’ampia ed efficiente linea radiotelegrafica che facilitò in maniera impressionante la comunicazione fra le varie compagini italiane, mettendo addirittura in collegamento diretto le zone libiche occupate con Roma. Agli inizi del 1912, vennero installate basi radiotelegrafiche nelle città conquistate della costa libica e, man mano che il regio esercito avanzava, anche nelle zone dell’entroterra desertico. Si usava il cammello come mezzo di trasporto delle basi radiotelegrafiche, creando quindi una fitta ed efficiente rete di comunicazione fra le truppe italiane sul suolo nemico. L’uso delle comunicazioni radio ebbe un ruolo particolare in questo conflitto, mettendo in luce le straordinarie doti logistiche di questo mezzo.

La guerra contro la Sublime Porta fu anche il primo conflitto nella storia che vide la comparsa e l’impiego di automobili, autocarri, autoambulanze e motociclette. Le autovetture in dote al Regio Esercito vennero fornite dalla giovanissima azienda torinese della FIAT, mentre le motociclette vennero fornite dalla SIAMT, industria ciclistica e motociclistica, anch’essa torinese. Questi mezzi, fatta eccezione per l’autoblindo Fiat Arsenale, vennero usati non per sfondare – e quindi offendere – le linee nemiche, bensì per il mero trasporto di uomini, armi e rifornimenti, finendo quindi relegate in secondo piano.

Un’ultima, forse la più importante introduzione nell’arte militare che segnerà, e segna tutt’oggi, tutte le operazioni militari, fu l’impiego bellico dell’aeroplano sia come mezzo offensivo che come strumento di ricognizione. Il 14 ottobre 1911 partì dall’Italia una squadra aerea, la prima squadra aeronautica della storia impiegata in un conflitto. Essa si componeva di nove aerei, undici piloti e trenta uomini di truppa, inquadrati nella 1ª Flottiglia Aeroplani, sotto il comando del capitano Carlo Maria Piazza, un pioniere, il miglior pilota dell’aviazione italiana, . La mattina del 22 ottobre 1911, il capitano Piazza compì la prima missione di ricognizione da guerra aerea nella storia dell’aviazione, a bordo del suo aereo Blériot. Durò circa un’ora e permise ai soldati italiani di localizzare il quartier generale ottomano, grazie anche alle fotografie scattate dall’alto dal capitano. Il ruolo più importante e storicamente più rilevante spettò, però, al tenente Giulio Gavotti che, verso le otto di mattina del giorno di Ognissanti, compì il primo bombardamento aereo della storia. L’impresa venne celebrata, in modo gustosamente umoristico, sulle colonne del Giornale d’Italia da Giulio de’ Frenzi (pseudonimo del giovane nazionalista Luigi Federzoni):

” i turchi, come si sa, hanno dato ad intendere agli arabi che i nostri aeroplani sono… genii alati che Allah manda da Costantinopoli per confortare i difensori della bandiera del Profeta. Gli arabi dapprima hanno creduto alla geniale… spiritosa invenzione. Ma oggi -ci dice Gavotti- non ci crederanno più”.

Il tenente Gavotti era decollato da Tripoli a bordo del suo aeroplano di marca austriaca “Etrich Taube”, portando con se quattro granate Cipelli -le cosiddette bombe “ballerine”- da due chilogrammi ciascuna. Appena ebbe avvistato gli accampamenti nemici, gettò manualmente dal fianco dell’apparecchio i quattro ordigni: uno sull’oasi di Ain Zara e le altre tre sull’oasi di Tagiura, entrambe pullulanti di truppe ottomane. I danni provocati dal primo bombardamento aereo della storia furono abbastanza trascurabili , ma l’importanza dell’evento riecheggiò in Italia e nel mondo, suscitando scalpore e al contempo ammirazione. Lo stesso poeta Vate celebrò l’azione del Gavotti nella “Canzone della Diana”.

L’uso dell’aviazione, cosi come quello della radio e dei veicoli a motore si fece, con il passare del tempo, sempre più essenziale per ogni esercito, passando da semplici comparse a protagonisti di primo piano della guerra moderna.

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Lorenzo

Nato a Roma, appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali Si occupa di storia e di esteri.
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