Como estas, Mexico?

30/06/2013 di Alessandro Zocca

Pochi ne parlano, ma la situazione messicana è completamente diversa rispetto ad alcuni decenni fa

Messico

Un nuovo Messico – Vent’anni fa, per un messicano, rischiare la vita nel deserto, essere nascosto in un camion da un contrabbandiere e affrontare La Migra – nomignolo della polizia di frontiera – era l’unico modo per avere un futuro “decente”. Gli Stati Uniti erano la patria dell’opportunità. Voleva dire, certamente, ritrovarsi oltre confine con un lavoro da fame, probabilmente sfruttato e discriminato, ma sempre meglio che restare nella povertà e anche se voleva dire fare un lavoro da fame, essere sfruttato e discriminato era sempre meglio dell’alternativa: rimanere in Messico, in povertà come l’ 80% della popolazione. Perfino gli afroamericani, considerati l’ultimo anello della catena sociale, aggredivano ed emarginavano i nuovi latinos arrivati, anche più accanitamente degli stessi WASP. Ma le cose adesso sono cambiate. Così, avere una chance non vuol dire per forza passare il confine illegalmente. El Norte non si raggiunge più in un camion. Anz.i secondo gli esperti oggi è più probabile che i migranti siano laureati. Sempre che sia ancora necessario lasciare il Messico.

Record minimo di emigranti e competitività- A marzo di quest’anno, il numero degli immigrati sorpresi sul confine americano ha toccato un minimo storico, con statistiche paragonabili solo agli anni settanta. Questo dato si può comprendere osservando la situazione interna del paese. L’economia messicana, infatti, è una delle più promettenti. La sua manodopera è estremamente competitiva, più economica di quella Cinese. Il settore tecnologico messicano è cresciuto tre volte tanto rispetto alla media globale. Non a caso è il principale esportatore di BlackBerry e schermi piatti, ma anche il mercato automobilistico è rapidamente in crescita. Altro vantaggio è la posizione geografica, che riduce la distanza di trasporto dal produttore al consumatore principale, gli States. In questo modo, i beni messicani sono molto competitivi rispetto a un prodotto Cinese o Giapponese, gravato da un costo di trasporto più alto. Secondo il US Department of Commerce, il 16 % delle importazioni americane presentano la scritta “Hecho en México”, contro il 5% dei beni giapponesi. Se questo trend dovesse mantenersi costante, nel 2018 gli Stati Uniti importeranno più dal Messico che da qualsiasi altra economia al mondo. Ma l ‘export non è il solo settore trainante. A differenza della Cina, infatti, può contare su una vasta middle class capace di sostenere i consumi interni. Secondo il INEGI, il più grande istituto statistico del Messico, quasi il 40 % della popolazione appartiene a questo ceto.

Peña Nieto – Se in ambito economico vi è una ripresa rispetto al passato, in ambito politico la situazione non è tanto differente. Nonostante al governo sia il Partito Rivoluzionario Istituzionale, con 71 anni di malgoverno alle spalle, il presidente Peña Nieto è tutt’altro che statico e tradizionalista. Al contrario del suo predecessore Felipe Calderon, non è un tecnocrate, non ha studiato ad Harvard, e il suo Inglese non è dei migliori, ma sembra avere tutte le capacità e il supporto popolare per guidare il Paese nel miglior modo. Nei suoi primi tre mesi di incarico, Peña ha annunciato riforme antimonopolistiche, minacciando apertamente l’ impero delle telecomunicazioni di Carlo Slim – l’uomo più ricco del mondo – e Televisa, il più grande network Televisivo messicano. La nuova linea dovrebbe costringere le imprese che possiedono più del 50% del mercato nazionale alla vendita dei loro assets.

Corruzione e criminalità-Credere che grandi problematiche di un paese come il Messico possano essere risolte in dieci anni, forse, è un pò da ingenui. Il narcotraffico è ancora un problema dilagante, il tasso di criminalità, sebbene in calo, risulta ancora elevatissimo. Per risolvere questa piaga, città come Monterrey sono state costrette ad istituire forze paramilitari chiamate Fuerza Civil. Tuttavia, un’ economia in crescita, una solida classe media e un esecutivo (per ora) positivamente riformista e dinamico, sono condizioni che ogni paese in via di sviluppo vorrebbe. E guardando alla situazione del nostro Paese, forse, non solo loro.

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