Commissione internazionale d’inchiesta in ambito umanitario: ignorata per la ragion di Stato

10/10/2015 di Michele Pentorieri

Dopo il massacro di Kunduz, molte ONG invocano a gran voce l’attivazione dell’ente. Gli Stati Uniti, dal canto loro, cercano di ricondurre il tutto nell’alveo di un’inchiesta interna. Che suscita profonda diffidenza.

MSF

Dopo le bombe, il silenzio. Forse anche più assordante del rumore degli ordigni piovuti dal cielo di Kunduz lo scorso 3 Ottobre. Si rincorrono voci, opinioni, accuse, scuse. 22 morti, almeno 40 feriti e la sensazione che anche stavolta si vada verso un accantonamento della questione mediante qualche “inchiesta” interna da parte degli Stati Uniti, secondo una prassi da sempre molto in voga oltreoceano. La memoria ci riporta all’incidente della funivia del Cermis del 1998, quando 2 piloti statunitensi tranciarono un cavo dell’impianto provocando la morte di 20 persone. In spregio ad ogni regola scritta e di buonsenso, i due viaggiavano ad un’altezza di appena 110 metri, molto probabilmente per divertirsi e godersi lo splendido panorama delle Dolomiti trentine. Risultato: la Corte militare, competente in base all’art. 7 del Trattato di Londra del 1951 a giudicare i due piloti, li assolse. Nel 1999 la stessa Corte militare si decise, anche grazie alle pressioni italiane, a prendere almeno il provvedimento di degradare e rimuovere dal servizio i due, riconoscendoli colpevoli di aver distrutto il nastro video registrato durante il volo, che li avrebbe di fatto inchiodati alle loro responsabilità.

Questo solo per ricordare che le “inchieste interne” non hanno molte probabilità di successo. Obama, invece, insiste sul voler aspettare i risultati dell’indagine portata avanti dal Pentagono. “Il ministero della Difesa ha lanciato un’inchiesta completa e aspetteremo i risultati prima di dare un giudizio definitivo sulle circostanze di questa tragedia”, ha detto l’inquilino della Casa Bianca. Ash Carter, capo del Pentagono, ha dichiarato che “un’indagine approfondita ed esaustiva è in corso su questo tragico incidente, in coordinamento con il governo afghano”. Ma, visto il dubbio potere contrattuale di Kabul, il tutto è assimilabile ad un’inchiesta interna a tutti gli effetti. E dovrebbe far riflettere anche il misero tentativo di scaricabarile che Washington stessa ha cercato di attuare ai danni dell’Afghanistan dichiarando, subito dopo l’accaduto, che era stato quest’ultimo a richiedere il raid aereo. Salvo cambiare versione due giorni dopo, ammettendo che la decisione era stata presa dagli Stati Uniti in maniera indipendente.

Visto il quadro quantomeno incerto e lacunoso, è più che lecito chiedere l’apertura di un’inchiesta internazionale. La Presidente Internazionale di Medici Senza Frontiere, Joanne Liu, ha dichiarato che “i fatti e le circostanze di questo attacco devono essere investigati in modo indipendente e imparziale, soprattutto data l’inconsistenza dei resoconti americani e afghani su quanto accaduto negli ultimi giorni. Non possiamo fare affidamento solo su investigazioni militari interne condotte dalle forze Usa, Nato e afghane”. “Questo è”, ha proseguito la Liu, “un attacco contro le Convenzioni di Ginevra. È inaccettabile. Queste Convenzioni governano le regole della guerra e sono state stabilite per proteggere i civili nei conflitti, compresi pazienti, operatori e strutture sanitarie. Portano un minimo di umanità in quella che altrimenti è una situazione inumana”. Il riferimento è alle Convenzioni di Ginevra del 1949, cardini del diritto internazionale umanitario. In effetti, è difficile pensare ad un caso di violazione del suddetto diritto più esemplificativo di un attacco nei confronti di un ospedale.

Quello che chiede MSF- ma anche molte ONG- è l’avvio di un’inchiesta che sia davvero imparziale e non sottoposta alle distorsioni investigative dello stesso Stato i cui militari si sono resi protagonisti del misfatto. Lo strumento adatto ci sarebbe ed è l’International Humanitarian Fact-Finding Commission. La Commissione era prevista già nel I Protocollo Aggiuntivo alle Convenzioni, stipulato nel 1977, ma è stata creata a tutti gli effetti solo 14 anni dopo. Il suo scopo è quello di far luce su eventuali violazioni del diritto umanitario grazie alle capacità e alle competenze dei suoi 15 membri. Tuttavia, come ricorda un po’ malinconicamente lo stesso sito della Commissione, “nonostante già 76 Stati da tutti i continenti l’hanno riconosciuta, non è ancora stata interpellata”.

Servirebbe, come sottolinea MSF, che uno dei 76 Stati chiamasse in causa la Commissione e la incaricasse di far luce sulla questione. Purtroppo però, visto il silenzio assoluto che accomuna gli Stati firmatari del protocollo, sembra che ancora una volta il diritto internazionale debba piegarsi alla legge del più forte, facendo segnare un altro punto a favore di coloro i quali vedono in essa il principio supremo delle relazioni fra gli Stati.

 

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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