Commissione Europea: l’importanza di un mercato unico digitale

01/04/2015 di Eugenio Frisetti Carpani

Nonostante 315 milioni di cittadini europei usino internet ogni giorno, il mercato digitale rimane, ad oggi, composto dal 39% di servizi online nazionali, ma il 57% sono statunitensi e solamente il 4% comunitari transfrontalieri

Digitale e Europa

All’interno della comunicazione “Europa 2020, una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”, la Commissione Europea ha elencato sette punti finalizzati a migliorare l’occupazione, la produttività e la coesione sociale. Tra questi vi è l’Agenda digitale, che si propone di sfruttare al meglio il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) eliminando le barriere nazionali commerciali alle transazioni che si svolgono online tra gli stati membri e regolando servizi di telecomunicazione, diritti d’autore, protezione dei dati e di gestione dello spettro radio.

Ma quali sono i motivi che spingono la Commissione a fare pressione sugli Stati membri per la creazione di un mercato unico digitale europeo? Quali sono gli obbiettivi che si vogliono ottenere nello specifico? Quali ostacoli devono prima essere superati? Ed infine, quali benefici se ne trarranno successivamente al 2020?

Secondo un prima analisi della Commissione stessa, il mercato unico digitale avrebbe un impatto positivo sui consumatori e sulle imprese europee andando a migliorare e ad aumentare l’accesso ai beni e servizi digitali comunitari: non solo si potrebbero risparmiare ben 11.7 miliardi di euro avendo maggiore scelta tra una più vasta scala di prodotti e servizi europei acquistabili online, ma soprattutto le piccole e medie imprese non sarebbero più obbligate a dover pagare costi di adeguamento alle leggi nazionali dei paesi in cui si intende esportare (circa 9,000 euro stimati per ciascun’azienda). Nel caso in cui suddette leggi venissero uniformate, si otterrebbe, inoltre, un aumento del 57% delle vendite online delle aziende europee, una maggiore concorrenza e, conseguentemente, una riduzione dei costi per i consumatori.

In secondo luogo, ricorda la Commissione, un mercato unico digitale permetterebbe ai cittadini europei di accedere ad una più veloce connessione online e ad ultime tecnologie come la connessione 4G, grazie al fatto che si andrebbe ad aumentare notevolmente la copertura di rete internet ed il suo raggio di azione. Tutto ciò porterebbe, entro il 2020, ad accumulare complessivamente 425 miliardi di euro di introiti e ad aumentare il PIL annuo comunitario del 1.9%.

Per portare a compimento tale progetto, però, alcuni problemi devono essere risolti nell’immediato, già a partire dalla primavera del 2015. Bisogna, infatti, concludere rapidamente i negoziati sulle norme comuni per il trattamento dei dati personali, attuare una riforma europea per la regolamentazione delle telecomunicazioni, modificare le norme sul diritto d’autore rendendole più semplici e chiare, semplificare le regole di acquisto online ed agevolare l’avvio di start-up innovatrici. Alla risoluzione di tali problematiche sono rivolti gli obbiettivi della Commissione Europea che sembra aver preso questa questione sul personale.

Sostenitore della battaglia della Commissione e del Presidente Junker è anche il Parlamento Europeo che, svolgendo un ruolo di protagonista nel recente rilancio dell’argomento, rammenta agli stati membri “la necessità di adoperare un quadro giuridico chiaro e coerente per il riconoscimento reciproco dell’autenticazione, dell’identificazione e delle firme elettroniche, necessario per permettere ai servizi amministrativi transfrontalieri di operare in tutta l’UE”. Non solo, lo stesso Parlamento, ha adottato, in data 11 dicembre 2012, due risoluzioni non legislative relative al mercato interno, una sul completamento del mercato unico digitale e l’altra su una strategia di libertà digitale nella politica estera dell’UE con l’obiettivo di mettere a punto politiche e prassi in vista della creazione di un effettivo mercato unico digitale nell’UE al fine di far fronte a 27 insiemi diversi di norme in settori chiave tra cui l’IVA, i servizi postali e i diritti di proprietà intellettuale.

Malgrado la presenza di numerosi ostacoli, tra i quali la frammentazione dei mercati digitali, la mancanza di interoperabilità, il probabile aumento di criminalità informatica e la mancanza di alfabetizzazione digitale e di competenze informatiche, il mercato unico digitale rimane e rimarrà da costituirsi entro il 2020 e rappresenta, sicuramente, un obiettivo prioritario e imprescindibile per lo sviluppo e l’economia europea.

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Eugenio Frisetti Carpani

Nasce a Roma nell’Ottobre del 1993. Si arruola nella marina militare italiana all’età di 16 anni frequentando il liceo classico alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. Si iscrive, poi, al corso di laurea triennale in Politics, Philosophy and Economics alla LUISS Gudo Carli. Da sempre interessato agli organismi sovranazionali, alle istituzioni comunitarie e, in particolare, ai rapporti di sicurezza fra NATO e Unione Europea.
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