Come è messa l’Italia con le infrazioni europee?

25/09/2014 di Luca Andrea Palmieri

Non bene – siamo ancora fanalino di coda dell'Unione – ma la situazione sta migliorando.

L’Europa è matrigna o consigliera? A sentire politici e media la risposta sembrerebbe la prima, anche se spesso dimentichiamo quanto del diritto attuale nasca dalle scelte dell’Unione Europea: non si tratta soltanto di economia, spread, deficit e debito pubblico, ma di questioni che spesso toccano la vita di tutti i giorni, pur non avendo grande visibilità mediatica, un po’ perché dall’ambito troppo ristretto e un po’ perché c’è poco da discuterne: parliamo di direttive o regolamenti che, per esempio, aumentano le tutele del consumatore, alzano gli standard di tutela dell’ambiente, etc. etc. E su cui spesso cadiamo in infrazioni.

Le infrazioni europee sono uno dei motivi per cui qualcuno parla di “Europa matrigna“: vige spesso la percezione mediatica di un “malvagio legislatore” che, dall’alto, ci impone di adeguarci alle sue decisioni, a pena di multe salatissime. Inutile dire che si tratta di una visione molto limitata. Innanzi tutto, direttive e regolamenti europei, prima che il nostro Parlamento debba approvarli, passano per i voti del Consiglio – composto dai ministri europei, anche i nostri – e, ormai praticamente sempre, del Parlamento Europeo – eletto  democraticamente anche da noi, ed in cui l’Italia ha la terza maggior quota di deputati.

Le procedure europee di infrazione sono in realtà piuttosto lunghe e complesse, e sono regolate dagli articoli 258 e 260 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea: è la Commissione a verificare per prima l’inadempienza dello Stato, che può essere per azione (per es.: compio un atto contrario a trattati o direttive, come dare un aiuto di Stato a un’impresa) o omissione (per es.: non mi adeguo a una direttiva europea sul trattamento dei dati personali). Inizia così un “procedimento d’infrazione”, con notifica della messa in mora, molto specifica, in cui la Commissione da un tempo limite allo Stato Membro per mettersi in regola. Se questo non avviene, la Commissione può adire la Corte di giustizia: solo questa, nel caso riconosca l’infrazione, ha il potere di comminare una multa allo Stato.

Il caso dell'Ilva di Taranto è tra quelli coinvolti in una procedura d'infrazione della Commissione Europea verso l'Italia
Il caso dell’Ilva di Taranto è tra quelli coinvolti in una procedura d’infrazione della Commissione Europea verso l’Italia

Questi passaggi si risolvono in diverse fasi, e possono durare anni. Nel caso dell’Italia, per esempio, esiste oggi un solo procedimento che comporti il pagamento di una multa: è il 2007/2229, riguardante il mancato recupero di aiuti di stato a sostegno dell’occupazione per contratti di formazione sul lavoro. Si tratta in pratica di incentivi alle imprese per l’assunzione di impiegati con un contratto di formazione, da trasformare poi in contratti a tempo indeterminato. Per quanto l’intenzione possa essere lodevole, la Corte di giustizia Europea ha riconosciuto nel sistema un vero e proprio aiuto di Stato (la possibilità di assumere con il sostegno statale crea un vantaggio competitivo rispetto alle altre imprese dello stesso campo in Europa, in un ambito di mercato libero): insomma, il problema è come al solito il nostro mercato del lavoro.

Se attualmente questa è l’unica procedura giunta alle estreme conseguenze, altro è il discorso sulle procedure d’infrazione ancora in corso, che a luglio erano ben 101. Il trend è in calo: basti pensare che nello stesso periodo del 2012 erano 125, e nel 2008 ben 176. Ciononostante la cifra ci pone sempre come fanalino di coda dell’Unione, e c’è da stare attenti: se pur si è smaltita buona parte delle procedure residue, la maggioranza di quelle attuali riguarda gli ultimi tre anni.

E’ interessante andare a guardare la causa dei procedimenti. Si scopre la varietà degli ambiti in cui il nostro paese riesce a rimanere indietro rispetto all’Europa. E non sempre si tratta di oscure questioni burocratiche, anzi: vi sono casi in cui la violazione è così palese da essere ben nota a tutta l’opinione pubblica per le sue conseguenze pratiche. Tre casi su tutti: quello dell’emergenza rifiuti in Campania – che tra l’altro non è lontana a trasformarsi in una multa a tutti gli effetti – con un file aperto fin dal 2007, e quello dell’Ilva, ancora al primo stadio dal 2013, così come quello del 2011 sulla discarica romana di Malagrotta. Non è un caso che si parli di tutela dell’ambiente. E’ questo il campo che ottiene la maglia nera interna, con ben 20 procedure aperte sulle materie più disparate. Seguono le questioni fiscali e doganali, con 12 procedure, e il trasporto con 10 – spesso riguardanti i diritti dei passeggeri, come sui mezzi pubblici, o nel trasporto marittimo. Via via tutto il resto, che comprende altri casi noti alla cronaca politica italiana: una procedura è aperta sull’avvicinamento europeo della disciplina dei licenziamenti collettivi, una riguarda la responsabilità civile dei magistrati, un’altra, più recente, è sul diritto d’autore. E’ ancora protagonista persino la legge Gasparri: dopo la questione sulla distribuzione delle frequenze televisive,  il caso Rete 4, che ha portato una multa salatissima fino all’avvento del digitale terrestre, si porta dietro ancora oggi una causa sulla disciplina delle reti e della comunicazione elettronica.

Insomma, c’è ancora tanto da fare. E spesso non c’è “Europa matrigna” che tenga. Quando lo Stato viene sanzionato perché permette l’avvelenamento dei propri cittadini, o non gli da la garanzia di potersi spostare a prezzi e in tempi quantomeno decenti, è impossibile dar torto a chi ci chiede di migliorare. Insomma, oltre al danno la beffa, fermo restando che comunque, alla fine, dipende (quasi) tutto da noi.

 

L’attuale elenco delle procedure di infrazione italiane è consultabile a questo link: http://www.politicheeuropee.it/attivita/15141/dati

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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