Come il mago di Oz spiega l’economia americana di fine XIX secolo

29/08/2014 di Francesca R. Cicetti

Qualche pensiero sugli uomini di latta, gli spaventapasseri e il Gold Standard

Il Mago di Oz e l'interpretazione politico-economica

«Se qualcuno avesse detto a Dorothy che presto, anzi prestissimo, avrebbe sentito tanta struggente nostalgia delle praterie del Kansas, forse la bambina non ci avrebbe creduto.»

Qualche pensiero sugli uomini di latta, gli spaventapasseri e il Gold Standard. Sono settantacinque anni, questo agosto, dalla prima apparizione sui grandi schermi delle avventure di una brava americana come Dorothy Gale. Le sue peripezie nascono dalla penna di L. Frank Baum, inventore della giovane protagonista de Il meraviglioso mago di Oz (The Wonderful Wizard of Oz, 1900). Un libro per ragazzi che – la cosa non ci stupisce – incorpora una bella porzione di politica economica per adulti. Ai bambini i mondi fatati, ai genitori qualche nozione di finanza di fine secolo.

Studiosi come Henry Littlefield, Hugh Rockoff e molti altri, nel corso degli anni, si sono dedicati all’interpretazione del mondo di Oz. Per tutti, inevitabilmente, bisogna iniziare da un ciclone, la tromba d’aria che sradica dalle fondamenta la casa della piccola Dorothy. Le vicende sono più o meno note. C’era una volta una terra di nome Oz, e una giovane americana che vi finisce per errore, schiacciando accidentalmente, nell’atterraggio della sua casa volante, la malvagia e tirannica strega dell’Est. In premio per questo suo fortuito dono alla comunità, Dorothy riceve delle scarpette d’argento e un meraviglioso, protettivo bacio in fronte da parte della buona strega del Nord. Ma, sì sa, salvare il mondo non è mai sufficiente, se poi non si riesce a tornare a casa. E Dorothy Gale ha tanta nostalgia del Kansas da andare in cerca del mago di Oz, l’unico che potrà rimandarla dai suoi zii. Per raggiungerlo alla città di Smeraldo, le basterà seguire la strada di mattoni gialli. Gialli come l’oro.

William Bryan
William Jennings Bryan

Un passo indietro, ora, agli USA del 1896. La deflazione che atterriva il paese dal 1880 si era concretizzata in un calo drastico dei prezzi, che arricchiva le banche a scapito dei contadini. Alcuni politici populisti, tra cui William Jennings Bryan, iniziarono a sostenere che la panacea consistesse nella libera coniazione dell’argento. In un regime di Gold Standard, com’era l’America allora, l’assunzione d’argento accanto all’oro, in effetti, avrebbe aumentato l’offerta di moneta e scatenato finalmente l’inflazione, riportando i prezzi al loro livello naturale. Nonostante i buoni propositi, però, Bryan subì una sonora sconfitta alle elezioni presidenziali, a favore del repubblicano McKinley, e la sua proposta non venne mai effettivamente messa in atto. Si continuò, insomma, a camminare sulla strada gialla.

Ma la via dell’oro che Dorothy, la brava americana, percorre, non si rivela troppo fruttuosa. Porta sì al mago di Oz e alla sua città perfetta, ma tutto si rivela una ben congegnata illusione. Lei e i suoi compagni, uno spaventapasseri senza cervello (la classe degli agricoltori), un uomo di latta (i lavoratori dell’industria) e un leone pavido (il povero, sconfitto Bryan), non trovano la salvezza e finiscono nelle grinfie della crudele strega dell’Ovest (William McKinley – lo avreste mai detto?). A salvare la bambina, riportandola a casa, sono infine (davvero ci stupisce?) le sue scarpette d’argento. Il conservatore repubblicano mago di Oz, fallisce la missione. La strega del Nord, buona e progressista, invece, vince. I valori americani sono salvi.

In conclusione, va bene salvare il mondo dalla tirannia, purché alla fine si possa tornare nella propria accogliente fattoria del Kansas. Tra l’altro, c’è chi dice che il nome Oz sia l’abbreviazione di Ounce of Gold, ovvero oncia d’oro. E se qualcuno si domanda come mai le scarpette di Dorothy, nella trasposizione cinematografica, siano rosse, la risposta è nel technicolor. Chi di dovere pensò che, sugli schermi, avrebbero fatto un effetto migliore.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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