Com’è difficile essere Cottarelli

31/07/2014 di Federico Nascimben

...e fare il Commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica in Italia

Carlo Cottarelli

Dal blog di Carlo Cottarelli: “si sta diffondendo la pratica di autorizzare nuove spese indicando che la copertura sarà trovata attraverso future operazioni di revisione della spesa o, in assenza di queste, attraverso tagli lineari delle spese ministeriali. Era già successo nella Legge di Stabilità del 2014, nel decreto legge 4 di fine gennaio 2014 (per evitare il taglio delle spese fiscali) e nel decreto legge sulla pubblica amministrazione (per finanziare i pensionamenti dei funzionari “anziani”). Ora questa pratica sembra sia utilizzata per finanziare il pensionamento di alcuni lavoratori arrivati alla cosiddetta “quota 96” (una combinazione tra età e anni di servizio) e tenuti in servizio in base alle regole di pensionamento vigenti. Il totale delle risorse che sono state spese prima di essere state risparmiate per effetto di queste decisioni ammonta ora 1,6 miliardi per il 2015“.

Secondo quanto riportato oggi dai due principali quotidiani italiani, Corriere e Repubblica, sembra ormai giunta al termine l’esperienza del Commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica. Già ieri, sempre sul CdS, Giavazzi chiedeva più coraggio a Cottarelli nel portare avanti i tagli. Ma è evidente – e questo il professore lo sa meglio di tutti, avendolo sperimentato sulla propria pelle con il nulla di fatto del suo rapporto per tagliare parte dei sussidi alle imprese – che a mancare è la volontà politica, cioè la volontà di assumersi le proprie responsabilità dinanzi “all’individuazione di coperture vere, concrete, selettive” che, inevitabilmente, comportano una scelta politica che accontenta alcuni e scontenta altri. A testimonianza della reticenza nel portare avanti queste decisioni vi sono la mancata pubblicazione di 25 dossier e i ritardi nella pubblicazione di altri riguardanti i costi della politica.

Yoram Gutgeld. Fonte: Wikipedia.
Yoram Gutgeld.
Fonte: Wikipedia.

Ad ogni modo, è innegabile che la prosecuzione di una strategia più incisiva da parte del Commissario, in cui venivano mostrati con maggior forza i numeri derivanti dai possibili risparmi, solcando così quella sottile linea che differenzia il tecnico dal politico, avrebbe aiutato in questa necessaria assunzione di responsabilità da parte della politica. Ma è anche altrettanto nota la strategia dell’attuale Presidente del Consiglio: circondarsi solamente di persone fidate – a meno che questo non sia strettamente necessario, come per la nomina di Padoan -, preferibilmente toscane o fiorentine, che non si frappongano in alcun modo al raggiungimento dei suoi obiettivi, oscurandone l’immagine. Non per niente il nome che circola è quello di Gutgeld, uno dei primi consiglieri economici dell’ex sindaco.

Una volta mangiato al ristorante, però, occorre pagare il conto anche se si è italiani. Ancora una volta, come da tempo si va ripetendo, infatti, i numeri devono tornare, e le scelte scellerate di politica economica (sia quelle ereditate che quelle approvate dal presente governo) hanno inevitabilmente un costo che va ad aggiungersi a quello contingente (ma ormai anche strutturale) della recessione e della prolungata stagnazione (+0,3% di “crescita” per l’anno in corso, secondo le più affidabili previsioni). Non per niente, nel post in cui si segnalavano gli 1,6 miliardi già impegnati per il 2015, il Commissario Cottarelli continuava scrivendo che, in prospettiva, “le risorse che deriveranno dalla revisione della spesa per il 2015 non potranno essere usate per la riduzione della tassazione (o del deficit o per effettuare altre spese prioritarie). Oppure che si dovranno attivare i sopracitati tagli lineari“; e concludeva sostenendo che “se si utilizzano risorse provenienti da risparmi sulla spesa per aumentare la spesa stessa, il risparmio non potrà essere utilizzato per ridurre la tassazione su lavoro“.

Noi vorremmo aggregarci a quanto scritto dal Commissario, in quanto riteniamo che questa sia senza dubbio una condizione essenziale per la ripresa dell’occupazione in Italia. E visto l’ammontare di impegni di spesa già assunti – che vengono riportati in una forbice compresa all’incirca tra i 16 e i 25 miliardi di euro -, stanti le presenti condizioni economiche, la strada verso la legge di stabilità per il 2015, che non vede il rinvio del pareggio strutturale di bilancio, è sempre più in salita, e rischia fortemente di essere ben più complicata della precedente votata dal Governo Letta, come sosteniamo da tempo.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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