Come cambiano i Senatori a vita con la riforma Boschi?

22/07/2014 di Andrea Viscardi

Senato della Repubblica Italiana

Senatori a vita. Un tema che negli anni passati ha scatenato parecchie polemiche, basti ricordare le ultime nomine del Presidente Giorgio Napolitano – Renzo Piano, Claudio Abbado, Elena Cattaneo e Carlo Rubbia -, accusate di essere troppo politiche e indirizzate a sostenere quello che allora era l’esecutivo guidato da Enrico Letta.

Con la nuova riforma firmata Boschi, quale sarà il destino di questa carica? Partiamo da un presupposto, l’art. 33, inerente le disposizioni transitorie, prevede al comma 9 che “I senatori a vita in carica alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale permangono nella stessa carica quali membri del Senato delle Autonomie.” Ciò significa che gli attuali Senatori a vita continueranno a svolgere la carica assegnata sino alla scadenza del loro mandato. In sostanza, le nuove norme che entreranno in vigore in materia, non sono in alcun modo retroattive.

Maria Elena Boschi
Maria Elena Boschi

Sorge, quindi, una prima constatazione: questo significa che l’indennità prevista agli attuali senatori a vita non subirà alcuna modifica. Un elemento di relativa criticità, che Mario Monti ha sollevato pochi giorni fa, sostenendo il proprio favore ad estendere la modifica proposta dell’articolo 69 della costituzione – che limita la corresponsione della indennità parlamentare ai soli membri della Camera dei deputati – anche ai Senatori a vita già nominati. Resta salda, nell’attuale testo, anche un’altra previsione, quella del primo comma dell’articolo 59 della Costituzione, che sancisce – salvo rinunzia – la nomina automatica di senatore a vita degli ex Presidenti della Repubblica.

L’articolo 57 della Costituzione vede, invece, l’inserimento di un nuovo comma, nei fatti sostituente il secondo comma dell’articolo 59, cioè quello che prevede attualmente la possibilità, da parte del Presidente della Repubblica, di nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Il testo di riforma, se approvato, comporterà la stessa possibilità, con la differenza che scompare la carica di Senatore a vita. I nuovi senatori, la cui nomina non è cumulabile con quella dei Senatori a vita, resterebbero in carica sette anni e sarebbero equiparati in toto agli altri componenti del nuovo senato. In quanto tali, non avrebbero diritto alcuno all’indennità parlamentare. L’art. 7 del testo di riforma, stabilisce infatti la modifica dell’articolo 69 della Costituzione, limitando l’indennità stabilita per legge ai soli membri della Camera dei deputati. Un articolo, questo, al centro di polemiche, e sul quale Renzi e il Governo temono la possibilità di un voto segreto, un’incognita che peserebbe come non mai sul giudizio generale dell’eventuale riforma.

Una modifica, quella dei cinque nuovi Senatori nominati dal Presidente, intelligentemente apportata grazie all’emendamento firmato Russo (PD) approvato il 30 giugno in sede di Commissione e relazionato da Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli. Il testo originale prevedeva, infatti, la possibilità del Presidente della Repubblica di nominare ben 21 membri della nuova camera, possibilità che avrebbe indubbiamente portato questi a pesare in modo eccessivo sulle decisioni del nuovo Senato delle Autonomie.

The following two tabs change content below.
Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus