La colonia italiana d´Oltregiuba e la vicenda somala

14/08/2014 di Lorenzo

Il Patto di Londra, le concessioni coloniali del dopoguerra e i tentativi italiani per il controllo del Corno d'Africa

La storia della colonia d´Oltregiuba ha inizio a partire dalla ratifica del protocollo italo-britannico del 15 luglio 1924, con il quale la Gran Bretagna si privava di parte del Kenya. Il protocollo, però, fu il risultato di macchinose contrattazioni che ebbero inizio con il famoso Patto di Londra del 26 aprile del 1915, nel quale le potenze dell’Intesa promisero una serie di territori all’Italia, in caso di un suo intervento a favore di queste.

Nel Patto segreto di Londra – reso poi pubblico dalla propaganda bolscevica in chiave anti-zarista e occidentale –  le potenze alleate promisero varie compensazioni territoriali, come il Trentino, il Sudtirolo, la Venezia-Giulia, il porto mercantile e la città di Trieste, la contea di Gorizia e Gradisca, l´intera penisola d’Istria e le isole del golfo del Quarnero. Non era invece contemplata, come molti spesso erroneamente affermano, la città costiera di Fiume, corpus separatum della corona Ungherese. Questo perchè, gli stessi alleati, nell’anno della stipulazione del Patto, non contemplavano la scomparsa dell’Impero Asburgico e, in caso di una sua sconfitta – anche per non innescare nuove tensioni – consideravano fondamentale che l’Impero mantenesse uno sbocco sul mare dopo l’eventuale perdita di due dei suoi più importanti porti: Trieste e Pola. Altre concessioni, poi, vennero elencate negli articoli seguenti al Patto, come il futuro assetto del Principato d’Albania, dell’Impero Ottomano e le ricompense coloniali in Africa, queste ultime contemplate nell’art.13.

L’articolo riconosceva, in linea di principio, il diritto, da parte dell´Italia, di reclamare “alcune eque compensazioni, in particolare nella sistemazione a suo favore delle questioni concernenti le frontiere delle colonie italiane dell’Eritrea, della Somalia e della Libia e delle colonie vicine della Francia e della Gran Bretagna“, ma solo nel caso che Gran Bretagna e Francia avessero aumentato i loro possedimenti coloniali ai danni dell’Impero Tedesco. La norma, enucleata nel 1915, venne applicata nella maniera più ristretta possibile negli anni del dopoguerra. Difatti, l’Italia ottenne solamente alcune correzioni di confine e rare concessioni territoriali, come la colonia d’Oltregiuba che annesse al proprio dominio  coloniale solamente nel 1924, sei anni dopo la fine della Grande Guerra.

Oltregiuba-mappa
L’Oltregiuba su una mappa del Corno d’Africa al tempo del colonialismo italiano

La questione venne inizialmente discussa nella Conferenza di Pace di Parigi del 1919-20, nel corso della quale la Gran Bretagna si dichiarava disponibile a cedere il porto di Chisimaio, il centro più importante della regione dello Jubaland. In seguito, tale proposta venne meglio approfondita nella nota indirizzata il 1 di settembre del 1919 dal Ministro delle Colonie britannico, Milner, al Ministro degli Esteri italiano, Tommaso Tittoni, nella quale erano indicati i confini del territorio da cedere. Ma anche se la questione venne formalizzata già a Parigi, non si poté procedere speditamente poiché altre questione scottanti, come quella del riconoscimento della sovranità italiana sulle isole del Dodecaneso, occupate durante la guerra italo-ottomana del 1911-12, impedivano di procedere con i negoziati ufficiali. Un’ulteriore nota dolente fu la negligenza francese a cedere il piccolo territorio del Gibuti – prossimo alla colonia italiana d’Eritrea – così da permettere all’Italia un completo accerchiamento attorno all’Impero d’Etiopia. Tale accerchiamento avrebbe poi permesso all’Italia, che tramite il Gibuti avrebbe controllato l’unico svincolo ferroviario fra Addis Abeba e l’esterno, di stabilire una influenza esclusiva sull’Impero del Negus che potesse prima o poi portare ad una forma di egemonia assoluta o di protettorato su tutto il territorio etiope.

Un secondo freno alla cessione dello Jubaland all´Italia venne proprio dalla Consulta nel 1922 – allora sede del Ministero degli Esteri – e dal suo ministro, Tomasi della Torretta, che si mostrò preoccupato per il possibile onere finanziario per l’ampliamento del territorio coloniale della Somalia italiana e delle spese per l´amministrazione del nuovo territorio che avrebbero sicuramente gravato sulle casse del stato e sulla difficoltà di tramutare un possibile trattato anglo-italiano in legge ordinaria.

L´impasse venne, infine, rotta il 15 luglio 1924 col protocollo anglo-italiano che stabiliva il passaggio del territorio dello Jubaland britannico sotto il controllo italiano e lo annetteva alla Somalia italiana con il Regio Decreto del sette maggio 1925. Come colonia a sé, all’interno della colonia somala italiana, ebbe vita breve – circa un anno e mezzo – poiché venne poi accorpata definitivamente alla Somalia italiana il trenta di giugno del 1926, portando così a compimento il progetto del governatore della colonia africana, Cesare Maria De Vecchi, della “Grande Somalia”. Questa dell’Oltregiuba fu il primo successo del Regime Fascista in campo coloniale, che poi culminerà nella pacificazione e repressione dei ribelli Senussiti in Libia e, in seguito, con la conquista dell’Abissinia del 1936.
Durante la sua breve esistenza, la colonia italiana d’Oltregiuba ebbe un governatore generale nella persona del famoso giornalista nonché diplomatico palermitano Corrado Zoli. Questi fece di tutto per rendere il territorio sicuro nell’anno di amministrazione, riuscendo addirittura a portare dalla sua parte la tribù degli Harti, una tribù favorita dei britannici e per questo diffidente dei nuovi coloni. Numerose furono anche le voci di protesta contro l’annessione di quel territorio cuscinetto tra il Kenya e la Somalia, giudicato come una “ricompensa” troppo piccola e come una regione povera economicamente.

Il tentativo dell’Italia di quegli anni di forzare i due pilastri dell’Intesa – Gran Bretagna e Francia – a cedere i territori di lingua somala, si scontrò con il timore anglo-francese di vedere un dominio solo italiano su tutto il Corno d’Africa, ritenuto indispensabile per i collegamenti da Suez verso le colonie sottostanti al Corno, come il Madagascar e l’Asia sud-orientale. Se Roma, invece, avesse ottenuto piena soddisfazione in campo coloniale, si sarebbe venuta a creare, sin dagli anni’20, una riunificazione di tutti i territori di lingua somala. Sarebbe così terminata la classica tripartizione fra Somalia italiana, britannica e francese. Considerate a posteriori le modalità in cui sarebbe avvenuta la decolonizzazione di questi territori, la storia della nazione somala poteva uscirne profondamente mutata.

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Lorenzo

Nato a Roma, appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali Si occupa di storia e di esteri.
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