Colombia: Governo e FARC siglano un nuovo accordo

24/11/2016 di Michele Pentorieri

Dopo la bocciatura popolare del primo testo, molte richieste del fronte del “no” sono state accolte. Gli ex guerriglieri potranno peró ricoprire cariche pubbliche

Colombia e FARC

“Invitiamo tutti i colombiani e la comunità internazionale a sostenere questa nuova intesa e la sua rapida attuazione in modo da lasciarci alle spalle la tragedia della guerra. La pace non può aspettare oltre”. Queste le parole contenute nel comunicato congiunto nel quale il Governo di Bogotá e le FARC hanno presentato il nuovo accordo, dopo che il primo era stato rifiutato dal voto popolare.

Nel referendum di Ottobre, infatti, un primo testo é stato bocciato dai cittadini colombiani. Il fronte del “no”, guidato dall’ex Presidente Uribe, sostenitore della linea dura nei confronti dei guerriglieri, ha infatti ottenuto la maggiornaza dei voti. Molti i passaggi del precedente accordo oggetto di criticità, tra questi: il sistema di pene alternative riservato ai guerriglieri che avessero confessato i propri crimini ed i risarcimenti nei confronti delle vittime, giudicati non sufficientemente consistenti.

Con tali premesse, il rappresentante del governo colombiano Humberto de la Calle ha precisato che molti sono stati i punti oggetto di revisione: le pene alle quali andranno incontro gli ex guerriglieri sono state definite in maniera più chiara e perentoria. Questo, soprattutto per tranquillizzare quei colombiani che temevano una sorta di amnistia a beneficio di coloro i quali hanno insanguinato il paese per decenni. Le FARC dovranno anche presentare un inventario contenente le proprietà da destinare alle vittime della guerra civile come forma di risarcimento. I tribunali speciali avranno invece il compito di giudicare i membri delle forze rivoluzionarie e non saranno composti più -come recitava il precedente accordo- da magistrati stranieri, anche se é stata garantita la presenza di osservatori internazionali che avranno il compito di vigilare contro possibili abusi. Inoltre, il gruppo sarà costretto a fornire informazioni dettagliate sul suo coinvolgimento nel traffico di droga.

Di fatto, uno dei pochissimi punti dell’accordo precedente a non essere stato toccato è la possibilità per i leader delle Forze Armate di ricoprire cariche pubbliche. Come ha spiegato il Presidente Santos, questo è stato l’unico punto che le FARC hanno giudicato inderogabile in sede di negoziazione. Sempre de la Calle ha riconosciuto gli errori commessi con la stesura del primo accordo: “Dissi che l’accordo del 26 Settembre era il migliore possibile. Ma oggi, con umiltà, riconosco che questo accordo è migliore in quanto risolve molti nodi critici.”

Le serrate trattative per redigere il nuovo accordo sono durate in tutto 10 giorni. In particolare, la delegazione governativa aveva il tassativo ordine di non lasciare l’Avana prima che un accordo con la controparte fosse stato trovato e di porre all’attenzione dei rappresentanti dei guerriglieri tutte le circa 400 proposte avanzate dai sostenitori del “no” al primo accordo.

Anche se comprensibilmente soddisfatto, l’ex Presidente Uribe ha comunque cercato di smorzare i facili entusiasmi dati dal raggiungimento di una nuova intesa. In una dichiarazione rilasciata subito dopo la chiusura delle trattative ha infatti precisato che prima di dare il via libera alla ratifica dell’accordo sará necessario che i familiari delle vittime diano un parere sull’accordo. A seguito di una riunione-lampo poco prima che l’accordo divenisse pubblico, Uribe ha anche insistito affinché qualsiasi obiezione o dubbio espresso dai sostenitori della linea dura fosse discusso in una nuova riunione. Per i suoi detrattori, la strategia di Uribe mira a posticipare il più possibile la consultazione popolare sull’accordo, preferibilmente fino alle porte della campagna elettorale. I colombiani eleggeranno infatti il successore di Santos nel 2018.

Dopo l’inaspettato risultato del referendum, sia il Governo che le FARC hanno pesantemente insistito affinché un accordo fosse trovato il più presto possibile, mentre i sostenitori del no al primo referendum chiedevano che il processo fosse molto più lento e ragionato. A preoccupare i delegati del Governo e delle FARC, il destino di circa 7.000 guerriglieri intrappolati in una sorta di limbo: non più nelle proprie zone di origine, ma non ancora nella zona franca nella quale avrebbero dovuto raggrupparsi per dare avvio al lungo processo di disarmo. Il comportamento di Uribe, insieme all’effettiva e tutt’altro che improbabile eventualità che i familiari delle vittime delle azioni dei rivoluzionari possano chiedere una modifica dell’accordo, smorzano i facili entusiasmi ai quali molti colombiani e gran parte della stampa si erano lasciati andare in occasione del primo referendum. Al di là delle circostanze appena descritte, ciò che resta è comunque l’impressione che entrambe le parti siano questa volta davvero pronte a far pace. E a mettere fine ad una più che cinquantennale guerra civile.

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.